Un racconto che intreccia cronaca e mito per riflettere sul male, sul potere e sulla responsabilità personale. Dai file Epstein alla fiaba di Barbablù, un invito a non chiudere gli occhi.
Stanotte non ho dormito. Continuavo a immaginare gli occhi delle ragazzine vittime di violenze indicibili, emerse dai file desecretati su Epstein. Mi chiedevo: com’è possibile che un simile orrore non solo esista, ma diventi un sistema di potere?
È stato allora che mi è tornata in mente la fiaba di Barbablù.
Barbablù seduce giovani donne, le sposa e poi le uccide. Da ragazzo mi colpiva la scena della stanza segreta piena di ossa. Oggi capisco che quella fiaba non è per bambini: è un racconto simbolico per adulti, che mostra il male senza edulcorarlo. Ma, a differenza di altre narrazioni, non ci abbandona alla disperazione: ci indica una via.
La barba blu: il segnale ignorato
Barbablù è affabile, ricco, generoso. Ma ha quella barba blu: una nota stonata. Le sorelle maggiori avvertono che qualcosa non va. È lo stesso con molti potenti: tutto appare perfetto, ma una parte di noi percepisce una dissonanza. Spesso, per comodità o interesse, smettiamo di ascoltare quella sensazione — come la sorella minore che sposa Barbablù ed entra nei meccanismi del potere.
La chiave che sanguina: il coraggio di chiedere
Barbablù dà alla sposa tutte le chiavi, tranne una. Lei apre comunque quella porta e vede l’orrore. Da quel momento la chiave sanguina.
La chiave è la domanda. Possiamo vivere senza chiederci su cosa si fonda davvero il potere, ma a qualcuno quella chiave viene data. Oggi, con i file Epstein, la domanda è davanti a noi: apriamo la porta o facciamo finta di niente, riducendo tutto a gossip?
A noi la scelta.
La spada che salva: pensiero, memoria, futuro
La fiaba non ci lascia nell’orrore. Racconta l’arrivo dei fratelli che, con le loro spade, uccidono Barbablù e salvano la fanciulla. La spada è forza, ma anche pensiero: distingue, discerne, dà nome alle cose.
Di fronte all’orrore, sguainare la spada significa ricordare: ricordare ciò che abbiamo visto, chi siamo, per che cosa vale la pena vivere. Significa non ricadere nella seduzione dell’ombra.
Ma la spada è anche futuro: immaginare nuovi modi di stare insieme, nuove forme di socialità, nuove possibilità di vita. Perché l’ombra è ovunque, ma anche la luce può esserlo — se scegliamo di farla risplendere con le nostre parole e le nostre azioni.
Noi siamo qui, con la chiave delle nostre domande e la spada luminosa dei nostri valori.
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Epstein, Barbablù e la Spada che ci salva
Un approfondimento diretto dell’autore che collega i file Epstein alla fiaba di Barbablù, esplorando simboli, potere e responsabilità personale.
Credits: Foto generata con l’IA




