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Debito immunitario, cause ed effetti delle misure anti-Covid

Da questo autunno abbiamo cominciato ad assistere a una impennata delle sindromi influenzali a dir poco anomala che, a giudizio degli esperti, non lasciava prevedere nulla di positivo. Infatti, nella settimana 28 novembre-4 dicembre 2022, la curva epidemica ha registrato un picco di 928.600 casi stimati soltanto in Italia, come riportato dal sistema di sorveglianza InfluNet, per poi cominciare un progressivo calo verso (si spera) la normalità.

Fonte: Influnet

Confrontando i dati dal 2009-10 ad oggi, inerenti allo stesso periodo, ci si accorge che ci troviamo di fronte al picco più alto raggiunto (seguito dal 2017-18). Si parla perciò di triplendemia, cioè la combinazione di SARS-CoV-2 (per la precisione la variante “Omicron”), influenza “classica” e virus respiratorio sinciziale o RSV (Respiratory Syncytial Virus); quest’ultimo è la principale causa di bronchioliti e polmoniti tra i neonati e i bambini fino a 2 anni di età, nonché tra gli anziani.

Il motivo di questo innalzamento della curva epidemica è apparso chiaro a una buona parte della comunità scientifica, la quale fa riferimento al concetto di debito di immunità. Significa che le misure di protezione adottate durante il corso dell’epidemia da Covid-19, quali il lockdown e il distanziamento sociale che hanno impedito la normale vita all’aria aperta, il contatto con altre persone e di conseguenza con virus, batteri, etc., hanno fatto sì che il nostro sistema immunitario si disabituasse a combattere gli “attacchi esterni” portati da agenti patogeni, riducendo di fatto le nostre difese naturali. 

Influenza a parte, preoccupano in particolare i frequenti casi di morti improvvise, quasi sempre per infarto e soprattutto tra giovani e sportivi, nonché un aumento dei casi di malattie tumorali tutt’altro che rassicurante.

Circa le misure di contrasto alla diffusione del virus Sars-CoV-2, è noto che la pandemia di Covid-19 ha rivelato due scuole di pensiero che i media mainstream hanno contribuito ulteriormente a separare, stigmatizzando molti scienziati fino a quel momento considerati esperti di livello mondiale (il caso del nobel Montagnier è esemplare), fino a quando cioé hanno incominciato a manifestare critiche sui rimedi da adottare.

Questa frangia “sovversiva” si è sempre espressa a sfavore di distanziamento, mascherine, uso smodato di disinfettanti e “vaccini” non adeguatamente sperimentati, contrapponendo concetti come immunità di gregge, assunzione di vitamine, passeggiate all’aria aperta, cure domiciliari con farmaci già collaudati contro le influenze, etc. Oggi buona parte della comunità scientifica è d’accordo sul fatto che le misure restrittive abbiamo contribuito a generare questo debito immunitario. Proviamo allora a vedere l’altra faccia della medaglia.

Dispositivi di protezione delle vie respiratorie

È dall’inizio dell’epidemia di Covid-19 che circolano pareri contrastanti sull’uso delle mascherine, soprattutto chirurgiche e FFP2; ciò che più lascia perplessi è il fatto che molti tra coloro che ne hanno sostenuto l’uso obbligatorio, all’inizio affermavano con certezza che non sarebbero servite a nulla (per inciso sono gli stessi che ci rassicuravano che il Covid non sarebbe mai arrivato in Italia). Dall’altra parte, c’è invece chi ha sostenuto che l’uso delle mascherine non solo non sarebbe servito a contrastare micro e nanoparticelle (quindi anche i virus) ma avrebbe addirittura compromesso il nostro sistema immunitario, abbattendone le difese e favorendo col tempo l’insorgenza di malattie, soprattutto respiratorie.

Secondo questi ultimi, infatti, le mascherine non proteggono gli occhi (un virus “passa” anche attraverso le congiuntive), a differenza delle maschere protettive comunemente conosciute come “antigas”; inoltre, se proteggersi da micro e nanoparticelle fosse così facile, gli eserciti, le forze di polizia e gli scienziati di tutto il mondo farebbero bene a risparmiare tempo e denaro preferendo le FFP2/FFP3 e i guanti in lattice alle maschere e agli indumenti protettivi. Infine, non essendo incluse nelle mascherine valvole di sfogo dell’anidride carbonica emessa ad ogni nostra espirazione (tranne che nelle FFP3, anche se i problemi “in entrata” e “in uscita” sono appena limitati), buona parte delle scorie, che di norma escono attraverso il nostro apparato respiratorio disperdendosi nell’aria, resta “appiccicata” al tessuto interno della mascherina per poi essere reimmessa nell’organismo alla successiva inspirazione.

Tutto ciò non solo aumenta consistentemente il tasso di Co2 che respiriamo (soprattutto nelle FFP2), ma alimenterebbe un processo che è stato denominato “effetto Foegen”, cioè “la re-inalazione profonda di goccioline ipercondensate o virioni puri catturati nelle mascherine facciali”, come descritto in un articolo pubblicato dalla dottoressa Loretta Bolgan in cui si ipotizza che il suddetto effetto possa essere causa di parecchie morti che, senza l’uso delle mascherine, si sarebbero evitate. Certo, finché non vi saranno prove sufficienti, il condizionale è d’obbligo; tuttavia, chi può sostenere che re-inalare i nostri scarti per ore e ore ogni giorno, per mesi, per anni, possa giovare in qualche modo alla nostra salute?

Disinfettanti

Altro aspetto da tenere in considerazione è l’uso smodato che spesso si è fatto e si continua a fare dei disinfettanti, sia per le superfici che per le mani. Gran parte dei disinfettanti spray per le superfici contiene sostanze organiche volatili che evaporano rapidamente e di conseguenza possono essere facilmente inalate. Secondo l’EPA (Environmental Protecrion Agency, l’ente statunitense preposto alla tutela della salute umana e ambientale), l’esposizione prolungata a determinati composti può portare a irritazione degli occhi e delle vie respiratoriemal di testanauseaperdita di coordinazionedanni al fegatoai renial sistema nervoso centrale e perfino all’insorgenza di tumori.

L’uso costante di disinfettanti per le mani (i cui prezzi sono saliti alle stelle soprattutto durante le prime fasi della pandemia) può invece portare a reazioni allergiche che possono sfociare in dermatiti o eczemi; anche in questo caso, la naturale protezione della pelle contro agenti patogeni è chiaramente compromessa (un virus “passa” anche attraverso le escoriazioni della pelle).

Vaccini

Riguardo ai vaccini, in particolare quelli a mRNA, ne abbiamo discusso insieme con il professor Giulio Tarro in una recente intervista. Il virologo, allievo e collaboratore di Albert Sabin, ha messo in evidenza non solo il brevissimo periodo di sperimentazione degli stessi (la sperimentazione di un vaccino dura anni, se non decenni) ma anche la bassissima efficacia, in particolare dei vaccini a tecnologia mRNA di Pfizer e Moderna, nonché una conseguente riduzione dell’immunità naturale in tutte le infezioni.  

Questa tesi sembra essere confermata da diversi scienziati che temono un fenomeno biologico chiamato effetto ADE. ADE sta per Antibody-Dependent Enhancement, cioè intensificazione (dell’infezione) anticorpo-mediata. In pratica, se gli anticorpi iniettati attraverso i vaccini non sono quelli giusti, oltre a non offrire protezione possono formare degli immunocomplessi col virus circolante, attaccare il sistema immunitario e di conseguenza portare ad un potenziamento di una malattia, financo alla morte.

Tuttavia, a differenza della prima SARS, sulla quale la letteratura scientifica è abbastanza documentata, non vi sono dati sufficienti per associare l’ADE per SARS-CoV-2 all’uomo, forse proprio perché non c’è stato tempo per una seria sperimentazione. Ma dal momento che in gioco c’è la nostra salute, sarebbe il caso di porci delle domande su questi argomenti.

Noi oggi sappiamo, grazie ai dati disponibili, che con le cure domiciliari appropriate sono stati ottenuti ottimi risultati anche su pazienti con patologie in comorbidità (tumori compresi). Allora perché tutte quelle restrizioni e perché il ricorso a “vaccini” non sufficientemente sperimentati?

Molti medici e scienziati, ignorati o bullizzati dal mainstream, ci hanno avvertiti dell’inefficacia del lockdown e del distanziamento, aggiungendo che queste misure avrebbero avuto effetti negativi sulla nostra salute psico-fisica. Come abbiamo potuto credere che delle mascherine che coprono solo naso e bocca, dei guanti di lattice e dei disinfettanti potessero proteggerci da particelle dal diametro che va dai 20 ai 300nm (nanometri, miliardesimi di metro)?

Chi trascorreva otto ore di lavoro indossando una mascherina, non si è mai accorto di effetti anomali come perdita di concentrazione, mal di testa e altri malesseri? Ma soprattutto: la corsa ai vaccini e la loro vendita su larga scala, le chiusure delle piccole attività, il terrore generato nelle persone e il conseguente controllo sulla popolazione, le divisioni politiche e sociali sempre più nette e la conseguente sfiducia nelle istituzioni… A chi giova tutto questo?

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Luigi Vietri

Fin da giovane ho sempre coltivato la passione per la musica, esibendomi in duo, trio e band in tantissime occasioni e pubblicando due album.
Dal 2020 ho deciso di mettere la mia creatività e la mia passione al servizio di Comunità Etica e di una causa in cui ho sempre creduto profondamente: la difesa della libertà dell'individuo.
Con la realizzazione di siti internet e contenuti multimediali come editing e montaggio video, ho contribuito alla creazione di strumenti e materiali di comunicazione per promuovere la missione della Community.
Sono Presidente Nazionale di Comunità Etica APS dal gennaio 2023, nonché Responsabile della rete Esperti patrimoniali di Tutela Legale Etica.

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