Beato chi ci vede da un occhio solo nel paese dei ciechi.
Su tutti i giornali nazionali e internazionali (occidentali e filooccidentali) non si fa altro che tessere le lodi per il colpo di mano riuscito ad alcune unità ucraine nella regione di Kursk, dove sono arrivate ad infiltrarsi ed occupare 80 villaggi e anche la cittadina di Sudhza. Già si fanno intravedere scenari di collasso per il regime di Putin e di esasperazione della popolazione russa per la piega assunta dagli avvenimenti bellici recenti da parte degli entusiasti “analisti” in attività giornalistica (ma sarebbe più corretto definire propagandistica).
Infatti non cessano, costoro, di esaltare l’operazione militare ucraina perché essa, sempre secondo loro, avrebbe la “valenza strategica” di costringere i russi a dirottare forze dal Donbass per accorrere nel nuovo territorio invaso e così verrebbe a ridursi la pressione dell’esercito russo nella regione contesa ove si sta combattendo da due anni e mezzo.
Inoltre non mancano autorevolissimi “opinionisti” che si piccano di avere competenze militari i quali con sicumera prevedono difficoltà enormi per i russi adesso perché questi devono muoversi per “linee esterne” mentre invece gli ucraini hanno il vantaggio di muoversi invece “per linee interne”, cioè all’interno dell’arco del fronte dove possono spostare truppe assai velocemente, mentre invece i russi sarebbero più lenti perché devono compiere un percorso più ampio rasentando l’arco del fronte. Sembrerebbero argomentazioni logiche e ferree. Che infatti sono state dai più passivamente e bovinamente fagocitate, considerate incontrovertibili.
Ma….c’è sempre un MA
Un errore assai diffuso e ripetuto è quello di ritenere il nemico cretino. Contro i russi questo errore è stato ripetuto spesso. Lo hanno commesso i Cavalieri Teutonici nel Medioevo, i Polacchi nel Seicento, gli Svedesi nel Settecento, lo stesso Napoleone all’inizio dell’Ottocento e Adolf Hitler nel 1941. “Basterà un calcio e tutto l’edificio dell’Unione Sovietica crollerà”, disse Hitler nell’ordine di attacco.
L’Armata Rossa di calci ne prese moltissimi, ma alla fine stravinse e furono i russi a prendere Berlino, non i tedeschi ad arrivare a Mosca. Uguale errore sta commettendo ora l’Occidente e i suoi stupidi cantori con la Russia: se questi fenomeni sanno che la mossa diversiva degli ucraini nel settore di Kursk ha lo scopo di dirottare forze russe dal Donbass, non è ovvio che lo sappiano anche i russi?
Difatti, proprio per questo si guarderanno bene dal fare quello che gli ucraini e la NATO si aspettano. Anzi, faranno il contrario: accelereranno semmai la pressione nel Donbass, proseguendo l’offensiva e approfittando dell’assenza delle migliori truppe impiegate nell’operazione nel territorio di Kursk e che non possono aiutare le forze ucraine nel Donbass.
E’ esattamente quello che i russi stanno facendo e fanno. Per tamponare la falla che si è aperta a Kursk fanno semplicemente affluire nuove forze da altre zone della Russia finora non impegnate nel conflitto con l’Ucraina. E così si mantiene inalterata la pressione russa in quel cruciale settore.
Non solo: le forze armate ucraine, in inferiorità numerica, devono adesso difendere un settore in più, prima trascurato da entrambi gli schieramenti. E chi non può permettersi una dispersione delle proprie forze è proprio il contendente che si trova in inferiorità numerica e cioè l’Ucraina.
Per quanto riguarda la teoria, sempre esaltata, anche a sproposito, delle “linee interne”, essa è valida quando vi è sostanziale parità di forze; non lo è più quando questa parità di forze, come nel conflitto in Ucraina, non sussiste.
Anche un genio della strategia militare come Federico il Grande nella Guerra dei Sette Anni, pur manovrando per linee interne, alla fine subì una grossa sconfitta a causa della soverchiante forza avversaria e sarebbe stato sopraffatto se ad un certo punto la Russia, con il nuovo zar Pietro III non si fosse ritirata dal conflitto.
Una voce fuori dal coro
Un articolo del periodico tedesco “Der Spiegel” afferma che l’Ucraina si sta scavando la propria tomba a Kursk. Motivando la sua argomentazione, tale articolo segnala che le cose sono peggiorate, dal punto di vista ucraino, nella regione del Donetsk: le truppe ucraine lì operanti ricevono meno munizioni di prima.
Per l’operazione a Kursk, gli ucraini hanno usato le riserve strategiche. Ciò significa che se i russi dovessero sfondare in qualche punto nel Donbass, i loro avversari non avrebbero truppe di rincalzo in grado di tamponare la falla apertasi nel fronte.
Vi è poi un esperto tedesco, un certo Gustav Gressel che dichiara che questa azione alla fine potrebbe rivelarsi un vero boomerang per l’Ucraina. Anzi, potrebbe annunciare la fine militare di Kiev. Sarà difficile, infatti, per gli ucraini mantenere le loro posizioni a Kursk: occorrerebbe così reclutare sempre più personale.
Inoltre i costi derivanti sarebbero proibitivi per l’Ucraina, visto che l’estensione della linea del fronte andrebbe a tutto beneficio di chi ha più uomini e cioè alla Russia. Il vantaggio della sorpresa potrebbe trasformarsi in uno svantaggio per Kiev la quale non agisce in una situazione di forza, essendo anzi inferiore in termini numerici e di potenza di fuoco alla Federazione Russa. Così dice l’esperto.
Tuttavia una rondine non fa primavera. I mezzi di comunicazione di massa sono concordi nell’esaltare, quasi avessero ricevuto un ordine di scuderia, la “mossa geniale” dell’esercito ucraino. Ma per fortuna non occorre essere dei bambini per constatare, come nella fiaba di Hans Christian Andersen che “il re è nudo”. Cioè la nostra “libera” stampa occidentale.



