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1914: Sarajevo. 2024: Mosca. Un sinistro parallelismo?

Il 28 Giugno 1914 l’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando fu la molla che fece deflagrare la Prima Guerra Mondiale, detta la Grande Guerra. Ora il mondo guarda preoccupato a ciò che potrebbe accadere con l’attentato al Crocus di Mosca, avvenuto nei giorni scorsi. Potrebbe scatenare i medesimi effetti?

Analogie preoccupanti

Negli anni precedenti lo scoppio della Prima Guerra Mondiale ci fu un clima di isteria bellica in Europa. Gli Stati Maggiori degli eserciti delle potenze europee non facevano altro che incitare i loro governi a rompere gli indugi scendendo in guerra, visto che comunque era inevitabile e quindi tanto valeva farla subito dato che gli eserciti erano pronti. Le motivazioni si potevano sempre trovare o comunque inventare e darle così in pasto all’opinione pubblica. Soprattutto lo Stato Maggiore dell’esercito tedesco cercava di spingere il Kaiser a dichiarare guerra alla Russia, prima che diventasse troppo ricca e potente e quindi inattaccabile, essendo il tasso di crescita dell’economia russa elevato in modo preoccupante per la Germania.

Oggi si nota un livello simile di isteria collettiva ancora e appunto a proposito della Russia: un’analista americana accreditata, Anna Applebaum in un suo articolo ha così scritto: “Putin vuole distruggere l’Europa. Prepariamoci”. Il Segretario della Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, ha dichiarato:  “Se l’Ucraina perde, la Nato dovrà intervenire”. Il Presidente della Repubblica Francese, Macron, ha affermato: ”Non si deve escludere nulla, nemmeno l’invio di truppe della Nato in Ucraina”.

Tutte queste affermazioni non fanno altro che rafforzare un clima di belligeranza che rischia di dare i suoi frutti deteriori. Non a caso il Premier polacco Tusk  ha annunciato che “siamo in un periodo prebellico” e che “la guerra non è più una cosa del passato”. Pare quindi che si intenda preparare in modo studiato l’opinione pubblica all’idea di una guerra imminente (ed inevitabile) con la Russia.

Persino i giornalisti italiani si sono messi l’elmetto in testa scrivendo nei loro articoli che i valori e le norme del diritto internazionale devono essere fatte rispettare citando persino il detto latino “si vis pacem, para bellum” cioè occorre prepararsi alla guerra anche solo per salvaguardare la pace. Il giornalista Panebianco ha persino scritto che le libertà e la prosperità dell’Occidente non sono casuali bensì il frutto di circostanze e occorre fare di tutto perché esse non cambino. In questo “di tutto” il giornalista lascia intendere che si debba includere anche la disponibilità alla guerra.

Ma vi è un’altra analogia inquietante: nell’attentato a Sarajevo organizzato dalla formazione paramilitare serba “La Mano Nera” erano implicati anche i servizi segreti russi che avevano tutto l’interesse a destabilizzare una potenza europea: l’Impero Austro- Ungarico che voleva espandersi nei Balcani che l’Impero Russo considerava invece una sua riserva di caccia.

Ebbene, non è poi così peregrina l’idea che dietro l’attentato a Mosca ci siano sia i servizi segreti ucraini, sia la CIA e l’Intelligence Service britannica dal momento che, con un tempismo perfetto e sospetto, appena un’ora dopo l’attentato, gli Stati Uniti già proclamavano con assoluta certezza che era stata l’organizzazione terroristica islamica Isis l’autrice dell’attentato e che l’Ucraina non ne era coinvolta.

Verrebbe da citare il detto latino: “Excusatio non petita, accusatio manifesta” che si può tradurre con il proverbio certo più colorito ma più chiaro: “la prima gallina che canta ha fatto l’uovo”. Infatti Putin non ha minimamente creduto alla pista dell’Isis anche se astutamente per il momento non ha mosso accuse nei confronti di alcun Paese. Sicuramente Putin è già in possesso di tutte le informazioni delle quali ha bisogno, visto che gli attentatori sono stati tutti catturati.

Ma come ha affermato il politico italiano Armando Cossutta, “le informazioni non si divulgano: si gestiscono” e quindi Putin le tirerà fuori al momento opportuno per ricavarne il massimo dei vantaggi e per infliggere il massimo dei danni ai nemici e alle potenze straniere ostili dell’Occidente neoliberale che ora si è coalizzato contro la Federazione Russa nella speranza, nemmeno troppo velata, di farla implodere.

Ma quello che per adesso il leader russo non ha trovato opportuno rivelare ci ha pensato il portavoce del partito di governo turco a mettere in chiaro con l’affermazione secondo la quale “l’attentato di Mosca non sarebbe stato possibile senza l’aiuto di servizi segreti stranieri”.

Che interesse avessero nel preparare l’attentato è presto detto: indebolire la figura di Putin agli occhi del popolo russo all’indomani delle elezioni che lo hanno confermato al potere con la dimostrazione che l’autocrate non è in grado di garantire la vita dei suoi cittadini e, nel contempo, punire anche il popolo russo, colpevole, secondo gli occidentali, di aver barattato la libertà per la sicurezza. “Così adesso, dopo aver rinunciato alla libertà non avrete nemmeno la sicurezza desiderata e ben vi sta”, gongolano soddisfatti tutti gli opinionisti occidentali che si sono espressi in merito.

Differenze tranquillizzanti

Nel 1914 i paesi europei erano potenze industriali; per questo poterono sostenere uno sforzo bellico enorme per ben quattro anni. Oggi l’intero Occidente è deindustrializzato e fa fatica persino a fornire un milione di proiettili per munizioni all’anno (quando la Russia che non si è affatto deindustrializzata ne produce da sola tre milioni). Inoltre l’opinione pubblica europea è contraria alla guerra per qualsiasi motivo, mentre nel 1914 era favorevole ad essa, considerandola un’avventura gloriosa. Le differenze tranquillizzanti prevarranno sulle analogie inquietanti oppure sarà il contrario? Assai presto lo si scoprirà, dal momento che la Storia si sta accelerando e gli eventi si susseguono ad un ritmo davvero incalzante. 

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Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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