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Un grado di differenza

Nella vita non vince chi si risparmia. Vince chi – come i grandi atleti, gli artisti, le persone di successo – spinge il proprio corpo e la propria mente al di là di ogni limite.

L’eterno dilemma

«Ne vale la pena?» è questa una delle classiche domande che si pone ogni imprenditore quando deve prendere una decisione sia essa grande o piccola. Acquistare uno spazio pubblicitario; sostituire la vecchia fotocopiatrice; far partecipare i propri dipendenti a un corso di formazione; richiedere una consulenza esterna; realizzare un catalogo; queste e altre iniziative passano attraverso le forche caudine dell’eterno dilemma “Fare o non fare?”.

Spesso, purtroppo, la decisione è un no perché l’imprenditore pensa alle molte cose che sta già facendo e conclude pensando che non sarà certo un corso sull’uso del telefono o il rinnovare le pagine del sito web che potrà risolvere i problemi dell’azienda. In pratica egli dice «Ho già fatto 50; non sarà certo facendo 51 che i clienti noteranno la differenza!»

Proviamo a vedere se questo ragionamento è valido come sembra.

Uno sguardo sulla natura

Osserviamo la natura. Sopra i 40 e fino ai 99 gradi l’acqua scotta. A 100 gradi bolle. Non è solo una differenza di verbo. A 99 gradi è più pericolosa che utile. Non è buona nemmeno a cucinare la pasta. A 100 gradi, non solo è fondamentale in cucina, ma – creando il vapore – è capace di muovere una pesante locomotiva e, con essa, un intero convoglio. È un solo grado in più a fare la differenza!

Uno sguardo sullo sport

Consideriamo lo sport. Il margine di vittoria tra una medaglia olimpica d’oro e nessuna medaglia è estremamente piccola. Nel 2021, nei 200 metri maschili, il margine di vittoria è stato di 0,06 secondi. La differenza tra il primo e il quarto classificato è stata di 0,13 secondi. È questa la differenza tra la fama mondiale e l’anonimato! Alle 500 miglia (automobilismo) il margine medio di vittoria negli ultimi 10 anni è stato di 1,54 sec. In media il vincitore si è portato a casa 1.279.000 $; il premio per il secondo arrivato è stato di 621.000 $: una differenza di 658.000 $!

Uno sguardo sulla politica

Guardiamo la politica. Nelle elezioni presidenziali americane del 2000, a pochi minuti dal risultato finale, i due avversari correvano a una distanza minima. Gore era in testa per soli 3 grandi elettori (249 a 246), ma tutto questo è stato inutile di fronte ai 25 della Florida che, infine, sono finiti nelle tasche di Bush per poche migliaia di voti dei cittadini. Con quei 25 voti Bush salì a 271 gradi elettori: un solo voto in più dei 270 necessari. John Fetterman è diventato sindaco della città di Braddock (in Pennsylvania), una volta sede delle acciaierie di Carnegie, per un solo voto in una corsa con tre candidati[1].

Uno sguardo sull’arte

Esaminiamo l’arte. Tra una scultura di Michelangelo, un’incisione del Bernini, un quadro di Raffaello e le analoghe opere di migliaia di bravi scultori, incisori e pittori; tra un’esecuzione di Paganini, un brano musicale diretto da Karajan, un pezzo d’opera cantato da Pavarotti e le analoghe esecuzioni di migliaia di altri violinisti, direttori d’orchestra e cantanti lirici quanto “grande” è la differenza? In termini di fama e di valore economico è enorme, ma in termini assoluti è una questione di minimi particolari.

Uno sforzo in più

Ritorniamo al nostro imprenditore. Tutto attorno a noi ci dice che la perfezione si misura in millimetri e anche in millesimi di millimetro e non certo a metri e neanche a centimetri. Normalmente, la differenza tra un’impresa che sta sul mercato e una che chiude è davvero molto esile. Una piccola differenza di prezzo, un layout di prodotto un pochino più attraente, una relazione con la clientela leggermente più gradevole, un ascolto del mercato appena appena più attento. E la differenza tra un’azienda che si limita a “stare sul mercato” e una che ha successo è ancora più sottile.

Vale davvero la pena, quindi, fare quello sforzo in più, curare quel dettaglio, migliorare ovunque è possibile per passare dal “normale” al “bene” e da questo al “meglio”.

Abbiamo parlato sinora soprattutto di imprenditori, ma lo stesso discorso vale per ogni individuo, sia esso un lavoratore dipendente, un libero professionista o uno studente. È tempo per ognuno di noi di alzare la fiamma per passare da 99 a 100 gradi di temperatura e mettere in moto la nostra locomotiva.


[1] per la sua storia vedi Calabresi Mario, La fortuna non esiste, Mondadori, 2009, pag. 11.

Credits: Foto di Jan Vašek da Pixabay

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Sergio Zicari

Sergio Zicari

Autore di numerosi libri sulla comunicazione e il marketing delle aziende, del terzo settore e delle libere professioni. Per molti anni è stato manager, formatore, consulente per imprese profit e non profit. È Responsabile della Comunicazione del Gruppo Comunità Etica e Caporedattore di CambiaMenti.

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