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Il digitale non è solo sinonimo di “challenge” ma di cultura e opportunità

Il digital marketing non è solo sinonimo di influencer e di quanti follower si riescono a ottenere, ma anche di opportunità e di sogni. 

Lavoro nel digital marketing da 8 anni in qualità di content marketer e la mia visione di questo mondo è del tutto differente da quella diffusasi recentemente tra i giovanissimi. Gli adolescenti – ma non soltanto – sono sempre di più attirati dal digitale, in quanto è considerato sinonimo di guadagni facili e notorietà, ma la verità è che questo mondo è molto di più. 

Voglio però fare un passo indietro, a mio parere molto importante, e voglio definire cosa si intende oggi per marketing digitale. 

Il mondo del digital marketing è una piccola fetta di un universo che gira tutto intorno al concetto di cambiamento, innovazione e rivoluzione. Con il digitale si sono aperte porte lavorative che, personalmente, 10 anni fa mai avrei immaginato di varcare. Oggi se è possibile cambiare la propria prospettiva professionale, abbandonando però l’idea del posto fisso, è anche grazie a questo universo, tanto bistrattato quanto poco conosciuto. 

Ovviamente nessun lavoro è privo di sacrificio e studio, per cui anche nel digital marketing c’è da studiare, certificarsi e farsi le ossa, ma indubbiamente è un settore in continuo cambiamento che permette di raggiungere importanti obiettivi, se si mantiene la mente aperta e stimolata. 

Tutto questo, ne sono certa, gli adolescenti di oggi nemmeno lo sanno; per questo motivo sarebbe importante portare nelle scuole la cultura digitale per conoscerla più da vicino, non soltanto in linea teorica e concettuale. Tra le figure professionali che lavorano nel digital marketing molto richieste, per esempio, c’è quella del developer. In quanti sono coscienti degli spunti professionali che questo ruolo può offrire? O ancora, la figura del project manager, in quanti sanno di cosa si occupa? Chi, per esempio, ha doti organizzative e gestionali potrebbe ritrovarsi molto in questa figura professionale. 

È chiaro che prima di arrivare a parlare di ruoli, bisognerebbe insegnare che cos’è il digital marketing. Questa, per esempio, è una materia che andrebbe studiata e approfondita per aiutare i giovani a destreggiarsi meglio nel mondo dell’online. 

Volendomi però avvicinare di più al mondo dei creator, mi domando in quante scuole viene insegnato a ideare, creare e produrre video? Il video maker è una professione sempre più in evoluzione, che nel digital marketing è molto utile e non soltanto in questo ambito. Il montaggio video, la creazione di contenuti è qualcosa che viene appresa all’università, se si sceglie un percorso di studio creativo. La domanda che mi pongo io è: se insegnassimo prima queste materie ai ragazzi, forse li aiuteremmo a scoprire delle abilità di loro stessi che non conoscono?!

Le opportunità del digitale che bisognerebbe far conoscere nelle scuole

Mi ha colpito la vicenda degli Youtuber The Borderline, che il 14 giugno scorso, per via di una “challenge”- termine anglosassone per identificare delle performance ad alto rischio -, hanno posto fine alla vita di un bambino di 5 anni. La sfida consisteva nel resistere alla guida per 50 ore nel SUV preso a noleggio, nonostante la stanchezza. Il problema però è che andavano a 124k/h in pieno centro urbano e la conseguenza di tutto ciò è stato un brutto incidente con una Smart. La mamma e uno dei due bambini presenti nel veicolo sono rimasti feriti. Uno dei due purtroppo non ha resistito all’impatto tra le due auto ed è morto.

Questo episodio mi ha fatto nascere una riflessione importante e così ho deciso di scrivere questo articolo dedicato alle possibilità che il mondo del digital marketing può offrire, in alternativa a questa esigenza di esporsi soltanto per diventare noti, guadagnando – tra le altre cose – a spese della propria vita e di quella degli altri. Il mio desiderio sarebbe vedere la cultura digitale come materia di studio in un programma scolastico, dove però non sono gli insegnanti di informatica a parlare di digital marketing, ma coloro che ci lavorano ogni giorno. 

Oltre il codice binario c’è di più

Il digitale è qualcosa che va molto oltre la mera conoscenza del codice binario; indubbiamente anche quello è parte della materia, ma la cultura digitale è un’altra cosa e bisogna iniziare seriamente a parlarne nelle scuole. Non si può pensare di lasciare soli i ragazzi con questo mondo, quando la golosità dei guadagni facili e della fama di notorietà li illude di poter condurre una vita migliore di quella degli altri. 

Se non si impara a conoscere questo universo nel suo totale, diventa soltanto un modo per astrarsi dalla realtà, per non pensare, per restare ancorati a un’idea falsa e poco sostenibile che ci si costruisce di sé stessi, purtroppo estremamente difficile da mantenere nel tempo. 

Sarebbe bello se i grandi esponenti di questo mondo come Chiara Ferragni – la notissima influencer che ha costruito un impero sulla sua immagine – parlassero ai loro giovani follower di quanto lavoro c’è dietro le loro aziende. La Ferragni è un’imprenditrice e, anche se non piace a molte persone, ha comunque molto da raccontare in merito alla sua dote imprenditoriale.

Personalmente per lavoro mi occupo di scrivere e lo faccio dopo anni di studio, di esperienza e di corsi di formazione. E forse oggi il problema delle giovani generazioni è proprio questo, ovvero il non avere la certezza che lo studio e la formazione portino da qualche parte nella vita. È importante parlare con loro, aiutarli a capire in che mondo stanno crescendo e domandargli qual è la loro idea di futuro e in cosa credono. 

Loro non lo sanno che nel digitale ci sono delle opportunità uniche, che ben sono lontane dalla costruzione di un’immagine perfetta di sé stessi.

È qui che secondo me nasce il problema, ed è enorme a mio avviso. La scuola deve parlare di tutto questo, deve ascoltare questi ragazzi, insegnargli a sognare in un mondo dove i sogni oggi sembrano svaniti. Non voglio dare tutta la colpa alla televisione o ai social, ma anzi vorrei tanto far capire che ci sono ancora reali opportunità di sognare, che non devono necessariamente identificarsi con la vita da influencer. In rarissimi casi, se si è bravi a fare qualcosa (canto, danza, ecc.), questa può essere una strada che facilita l’arrivo di un provino, ma la maggior parte delle volte è soltanto una luce tiepida che si spegne facilmente. 

Il digitale è molto più di tutto questo, sebbene non sia un mondo semplice, anzi. 

Probabilmente quello che bisognerebbe tornare a insegnare nelle scuole è che il concetto di “semplice” non è gratificante come sembra; a volte è una prigione dalla quale non sai uscire più per vivere la vita normale, difficile di tutti i giorni, ma altrettanto gratificante.

A scuola bisognerebbe portare la cultura digitale come materia di studio e a insegnarlo dovrebbero essere le persone che ci lavorano ogni giorno e ne conoscono tutti i pericoli e le opportunità. Probabilmente potremmo restituire a questi ragazzi la possibilità di tornare a sognare, potremmo aiutarli a trovare degli obiettivi. 

È l’assenza di obiettivi il vero problema del nostro secolo. 

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Anna Ventrella

Le parole mi accompagnano nella vita dalla tenera età, precisamente da quando scrivevo lettere, poesie e pensieri dedicate alle persone che amavo. Più tardi, qualche anno dopo, una laurea in Scienze della Comunicazione, una specializzazione in marketing nel cinema e un master in social media marketing, mi hanno indirizzata verso la mia attuale strada professionale. Oggi per lavoro mi occupo di Content marketing, ovvero elaboro e scrivo contenuti che hanno l’obiettivo di posizionare un brand online. La scrittura è da sempre stata una mia grande amica ed è l’unico modo che ho per farmi conoscere e capire da chi mi è intorno. L’ho fatta diventare il mio lavoro, diversamente non avrei potuto immaginare di trascorrere quasi 9 ore al giorno davanti a un PC.

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