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Un apprendimento che dura tutta la vita

Ogni anno, negli Stati Uniti in particolare, ma anche in altri Paesi, all’inizio dell’estate, viene celebrata con grande pompa la cerimonia annuale di consegna delle lauree. In Italia, molto più individualisti e con molto meno senso di gruppo, il momento della laurea è festeggiato non con celebrazioni collettive, ma alla spicciolata, man mano che i singoli studenti raggiungono questa ambita meta. In tempi e in modi diversi, ma tutti sentiamo il bisogno di enfatizzare questo momento perché rappresenta la fine dell’istruzione formale. Ma i giovani laureati – così come altri che non sono più altrettanto giovani – comprendono presto (o, diciamo più realisticamente, dovrebbero comprendere) che, in un qualche senso, in realtà rimarranno sempre matricole, perché una vita vissuta bene è una serie continua di esperienze di apprendimento.

Quando questi giovani appena qualificatisi entrano nel mondo del lavoro, vorrebbero (dovrebbero voler) agire bene per riuscire a costruirsi una carriera basata sulle solide fondamenta di un costante apprendimento e di un continuo sviluppo dei loro talenti. Ci sono immense soddisfazioni per l’individuo il cui lavoro è sotto il suo stesso controllo, mentre c’è solamente ansia per colui il cui lavoro sfugge a questa semplice regola.

Abitudini dell’intelletto

Se la scuola e le altre istituzioni sociali fanno (facessero) bene il loro lavoro, i laureati sviluppano (svilupperebbero) abitudini dell’intelletto che saranno loro utili in situazioni nuove durante tutta la vita: curiosità, apertura mentale, obiettività, rispetto per l’evidenza e la capacità di pensare criticamente.

Se la società crea (creasse) un’atmosfera che incoraggia lo sforzo, la lotta e una energica prestazione, con ogni probabilità i nostri giovani si aspetteranno (si aspetterebbero) molto da sé stessi. Parte di quell’aspettativa consisterà nel continuare a imparare. Imparare, in verità. deve essere un’occupazione di tutta la vita, così che ci sarà un continuo autorinnovamento.

Istruzione non solo professionale

Allo stesso tempo, ci deve essere interesse per l’istruzione della parte eterna dell’uomo. Come Spencer W. Kimball* disse a un senato accademico: “Quando c’è un vuoto interno nella vita di un uomo, le altre aree della sua vita, per quanto appaganti, non possono compensare.” Quando c’è una crisi di scopo, nulla sembrerà realmente meritevole o significativo. Quando la relazione dell’uomo con sé stesso, con le altre persone e con il mondo che lo circonda, viene intaccata, noi diventiamo, come disse l’antico profeta biblico Isaia, “…come il mare agitato, quando non si può calmare…”

La persona veramente istruita sa che la felicità non viene dall’autogratificazione, dall’agiatezza, dal benessere materiale, dai divertimenti e passatempi, o dal trovarsi nella idilliaca condizione di avere realizzato ogni desiderio. La felicità comporta il perseguimento di mete significative – mete che mettono in relazione l’individuo con un più grande contesto di scopi e propositi che richiedono il totale uso dei propri poteri e talenti.

La laurea è, in realtà, un inizio. È un inizio (si spera) verso il meglio che la vita ha da offrire, la cui base è appunto l’apprendimento, e la cui vetta è la vera conoscenza. E se una laurea ottenuta onorevolmente e intelligentemente offre un grande aiuto, non è però necessaria per raggiungere quella stessa agognata vetta, se sappiamo utilizzare la stessa solida base dell’apprendimento.

La vita è davanti a noi, in un senso estremamente reale, anche il giorno stesso in cui viene posto termine ai nostri giorni su questa terra. Avremo molto da imparare anche quel giorno.

* uomo d’affari americano, dirigente civico e religioso (1895-1985)

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Sergio Zicari

Sergio Zicari

Autore di numerosi libri sulla comunicazione e il marketing delle aziende, del terzo settore e delle libere professioni. Per molti anni è stato manager, formatore, consulente per imprese profit e non profit. È Responsabile della Comunicazione del Gruppo Comunità Etica e Caporedattore di CambiaMenti.

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Luigi Vietri
Amministratore
9 mesi fa

Caro Sergio,
qualcuno potrebbe pensare, leggendo questo mio commento, che sia facile adularsi quando si gioca nella stessa squadra. Tu mi conosci e sai che, per quanto mi riguarda, non agirei mai con queste intenzioni: ciò che dico e scrivo, lascio sempre sia il cuore a dettarmelo.
È con questo spirito che ti dico che i tuoi articoli rappresentano, per me, delle perle di saggezza insostituibili, le quali lasciano sempre un segno indelebile e di cui ci si ricorda (ci si dovrebbe ricordare) al momento giusto.
Grazie per il tuo preziosissimo e impagabile contributo, a questo giornale come a tutto il nostro Progetto.
Il tuo amico Luigi.

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