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Tra Reali e Presunte Minacce: Analisi Critica del Dibattito sul Patriarcato

L’ennesimo femminicidio, quello di Giulia, ha aperto con forza un dibattito mai visto in precedenza sul patriarcato.

Che sia opportuno affrontare il tema, non vi è dubbio, ma lasciando in disparte la politica perché il tema non è di destra o di sinistra, riguarda tutti.

Purtroppo, come spesso accade, i fatti di cronaca vengono enfatizzati e strumentalizzati per fini politici.

Ed ecco che da giorni si parla di patriarcato come causa di quanto sarebbe successo.

Improvvisamente scopriamo di vivere in un sistema patriarcale, che instilla la violenza nei giovani figli maschi.

Ma esiste ancora il sistema patriarcale nel nostro paese?

I giovani ventenni, quelli coetanei di Filippo Turetta, i figli del nord del paese probabilmente hanno scoperto che cos’è il patriarcato in questi giorni, ma non lo hanno mai vissuto. Piuttosto sono vissuti in un periodo in cui tutto era dovuto senza alcun sacrificio.

In un periodo nel quale la famiglia è stata smantellata, in un periodo in cui l’educazione che dovrebbe essere patrimonio e compito della famiglia e della scuola, viene troppo spesso sostituita dai social e dagli influencer che ci propinano ogni giorno modelli di comportamento.

La cosiddetta sinistra sta cavalcando un’onda dimenticando il suo ruolo e le sue responsabilità in quanto stiamo vivendo oggi.

Troppe contraddizioni ci sono nel dibattito in corso.

Coloro che vogliono smantellare il sistema patriarcale li abbiamo visti in piazza in questi due ultimi mesi a difendere il modello islamico, espresso da quei regimi dove la donna deve portare ancora il velo o viene lapidata se tradisce.

Li abbiamo visti difendere l’utero in affitto come se ciò fosse una libertà di scelta della donna e non uno sfruttamento del corpo della stessa.

In particolare è necessario domandarsi con quali modelli culturali si confrontano i giovani maschi.

La musica è certamente un elemento centrale in questo discorso. Tra i giovani è molto diffuso il consumo di musica rap e trap, generi musicali che troppo spesso vedono testi intrisi di violenza proprio nei confronti delle donne, additate con epiteti che vanno dalla cagna alla troia alla puttana; testi inneggianti allo stupro, anche di gruppo, dove il corpo della donna è oggettificato e degradato.

Qualcuno si ricorda della canzone “strega” del rapper romano Junior Cally ?

Era il 2017 e il testo diceva: lei si chiama Gioia, beve poi ingoia, balla mezza nuda, dopo te la da. Si chiama Gioia, perché fa la tro*a.  Si per la gioia di mamma e papà. Questa non sa cosa dice  porca troia, quanto ca**o chiacchiera? L’ ho ammazzata, le ho strappato la borsa  c’ho rivestito la maschera.

Una canzone non uccide, certo che no. Sarebbe assurdo pensarlo. Ma l’ascolto continuato giorno dopo giorno di un certo tipo di testi da parte di giovani menti non formate, con il tempo normalizza certi linguaggi, certi comportamenti, certi modi di pensare, fa abbassare l’asticella di ciò che è accettabile, anestetizza l’empatia.

Le canzoni non uccidono e non stuprano, ma riflettono una mentalità che trova normale parlare di donne come se si trattasse di oggetti usa e getta, su cui esercitare violenza e umiliazione.

Nessuno invoca la censura, perché la libertà di parola è certamente sacra. Ma forse, anziché l’inutile e retorico minuto di silenzio salva-coscienze, un vero silenzio assordante sarebbe quello delle radio e delle piattaforme di streaming se si rifiutassero di trasmettere canzoni inneggianti alla violenza o anche solo offensive nei confronti delle donne.

E poi perché non affrontiamo anche il tema dei siti di incontri?

Mentre ai tempi del patriarcato ci si incontrava in piazza per conoscerci oggi la maggior parte dei rapporti nasce dai siti, spesso sono incontri al buio che iniziano e finiscono in una sera, incontri nei quali si fa principalmente sesso con sconosciuti.

È questo il patriarcato?

E che dire delle feste che vengono organizzate non solo a Milano ma in ogni provincia nelle quali circola alcool coca e droga dello stupro? Feste nelle quali molti non sanno nemmeno quello che è accaduto perché la droga dello stupro cancella la memoria?

Emblematico è quanto accaduto qualche giorno fa a Milano: una donna di 31 anni festeggia assieme ai suoi colleghi di lavoro, mangiano, bevono, assumono droghe (così riferisce la stessa vittima), poi lei si risveglia nuda alle 5 del mattino nel bagno del ristorante. Nessuno si era accorto di nulla, tanto meno lei.

Quanti di questi episodi accadono e non vengono denunciati?

Ma se la causa dei femminicidi è il modello patriarcale quale è il modello alternativo proposto?

L’indifferenza di genere, lo smantellamento della famiglia, le coppie dello stesso sesso, l’utero in affitto?

Il problema probabilmente sta qui, non nel patriarcato che non esiste più. Sta nel fatto che tutto è dovuto, che tutto è permesso, che non esiste più il sacrificio per raggiungere degli obiettivi.

Che tutto è permesso già in età adolescenziale.

Dobbiamo inserire nuove materie nei programmi scolastici?

Direi che non ha senso, piuttosto dobbiamo rivedere il ruolo della scuola che di fatto è rimasta statica da 100 anni. Sono stati sostituti i banchi. I banchi con il calamaio con quelli a rotelle, ma mentre tutto ha subito un’evoluzione velocissima, pensiamo solo ai primi telefoni rispetto a moderni Smart Phone, null’altro è cambiato. Significativo per chi volesse vederlo il video Possiamo dare lezioni Sono i fatti a darci ragione.

La scuola dovrebbe per la sua natura insegnare il rispetto, oltre alle nozioni.

Dobbiamo emanare nuove leggi più severe?

Sicuramente alcune normative sono utili, ma soprattutto è necessario velocizzare la gestione delle denunce perché, se una denuncia rimane ferma per mesi, nel frattempo può succedere il peggio.

E quindi che fare?

Rivalutare anziché smantellare il ruolo della famiglia.

Insegnare comportamenti prudenti a tutte le donne.

Bloccare le violenze sul nascere. Quando in un rapporto vola uno schiaffo o un insulto, va bloccato sul nascere, non ci deve essere una seconda volta e tanto meno una terza.

Evitare incontri nati attraverso i social, se non in luoghi sicuri.

E i genitori ricomincino a fare i genitori, ad ascoltare i propri figli e qualche volta anche a dire di no, ad inserire la geolocalizzazione nel cellulare. Non si tratta di limitare la libertà ma di mettere in atto strumenti di prevenzione e protezione.

Non tutti i maschi sono violenti, anzi molto spesso sono anche eccessivamente mammoni e i dati dimostrano che i paesi nordici dove il patriarcato non esiste hanno un indice di femminicidi più alto del nostro.

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Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di ConfimpresaItalia-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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