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Tra patriarcato e distruzione: alla ricerca del vero equilibrio tra uomini e donne

Il gravissimo delitto che ha colpito Giulia Cecchettin ha segnato l’avvio di una campagna mediatica senza precedenti sul tema del femminicidio che ha oscurato anche il conflitto in Israele e in Ucraina.

Tutto è stato riportato a una causa: il patriarcato.

Le manifestazioni di piazza, le discussioni, gli interventi degli “esperti” sono sicuramente utili per affrontare un dibattito necessario, ma stiamo attenti a non guardare il dito piuttosto che la luna.

Nessuno nega che il patriarcato sia esistito, ma non si può certo dire che oggi esista in Italia.

Il filoso ed ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, che non può di sicuro essere definito di destra, afferma in una recente intervista che “la famiglia patriarcale è un ordine familiare che è andato di fatto in crisi qualche secolo fa”.

Oggi nel nostro paese, a seguito di quella che possiamo definire “rivoluzione femminista”, non solo non esiste più il patriarcato ma nemmeno la famiglia borghese.

Oggi l’istituto familiare non regge più: questo è il vero problema.

Se facciamo eccezione per chi proviene da paesi e culture diverse dalla nostra, la famiglia è stata smantellata.

Nessuno nega che ci sia stato nel passato un “potere maschile”, ma è un potere che è andato in crisi, provocando spesso grossi problemi nella psiche del maschio.

La causa di quanto sta accadendo, non è nel patriarcato ma, piuttosto, nella lenta e progressiva distruzione della figura maschile.

Il disordine è presente in ogni ambito, economico, politico, sociale e la famiglia ne è una delle espressioni più evidenti.

Uomo e donna, maschile e femminile sono due elementi che non possiamo annullare nonostante tutte le teorie gender. Il maschio e la femmina sono complementari ma diversi: anche le piante hanno bisogno dei due elementi per produrre.

Piuttosto la domanda da porsi è: quale maschio vogliamo?

Quello fluido che può essere sia maschio che femmina, quello che cerca nella donna un’altra mamma, quello impaurito che ha bisogno dei social per costruire nuovi rapporti? L’uomo che corteggia o il macho tatuato?

Siamo difronte a una crisi della nostra cultura. I valori sui quali è stata costruita la nostra società sono contestati sia dall’esterno che dall’interno e c’è il rischio di essere sopraffatti da chi invece i propri valori li difende e anche spesso li impone, con metodi che non sono assolutamente condivisibili.

Purtroppo, la violenza è insita nell’uomo e può essere controllata solo dalla cultura e dalla organizzazione sociale, esattamente quello che manca, perché oggi stiamo assistendo a una disgregazione sociale e culturale.

L’uomo oggi ha difficoltà a relazionarsi con la donna, è in confusione, non ha più alcun punto fermo e l’indeterminatezza del sesso non facilita certo il compito.

Ora, a volte, diventa aggressivo, perché è debole e impaurito, esattamente come accade agli animali che attaccano se hanno paura.

La paura è quell’elemento, lo abbiamo visto durante la pandemia, che porta le persone a non usare la ragione.

Madri iperprotettive e padri assenti hanno sicuramente contribuito a destabilizzare il maschio, ma un ruolo particolare lo hanno avuto il sistema economico, i modelli sociali e la comunicazione, il modello consumistico, unitamente a un moderno sistema comunicativo manipolativo, a una rincorsa verso il possesso delle cose piuttosto che a una valorizzazione della persona.

Ci si trova in discoteca dove non c’è dialogo ma solo contatto, le donne vanno sul cubo, spesso ci si ubriaca e si fa uso di droghe.

Tra i giovani spesso è la donna che fissa l’appuntamento e del corteggiamento non c’è più nemmeno un vago ricordo.

Basta fare una breve indagine sul consumo di viagra per capire cosa stia accadendo tra i giovani.

Alcool e droghe distruggono l’erezione, ma soprattutto la distrugge l’ansia da prestazione.

Non c’è più coinvolgimento, non c’è più l’attesa.

Tutto gira attorno ai social, quei social che, se usi una parola scorretta, ti bannano, ma se ti metti in perizoma nessuno ti sospende l’account.

Nessuno si scandalizza difronte a quelle canzoni che inneggiano alla violenza e considerano la donna un oggetto.

Siamo difronte all’ennesima distrazione di massa e a un preciso disegno che vuole azzerare cultura e tradizioni per controllare e gestire la società?

Perché tanto clamore sul patriarcato in Italia soprattutto da parte di chi mette la testa sotto la sabbia difronte ai diritti inesistenti per le donne in Palestina?

Come riporta “LaVerità” le donne palestinesi che hanno subito una qualche forma di violenza nel 2019 sono il 29%.

E allora va bene manifestare in difesa delle donne contro l’orrendo delitto di Filippo Turetta, ma anche verso le violenze ripetute e indiscusse di Hamas perché i diritti delle donne sono uguali qualsiasi sia la loro provenienza.

Per quanto concerne poi il delitto di Filippo Turetta, non ci può essere alcuna attenuante, non può essere ritenuto il frutto di un comportamento sociale, ma non può nemmeno portare a considerare tutti i maschi come dei potenziali violentatori od omicidi.

C’è bisogno di comprendere per agire e non credo che la soluzione sia affidare alla scuola questo compito. Come possiamo pensare di affidare a questa scuola, incapace di tenere il passo con i mutamenti sociali anche questo compito? Lasciamo la responsabilità a quegli insegnanti che spesso vivono pure loro situazioni difficili con i propri figli, oppure pensiamo di inserire anche nella scuola gli influencer come già purtroppo sono presenti nella vita quotidiana?

Molti dicono che bisogna affidare alla scuola l’educazione dei giovani.

È il momento di usare la ragione, di fare una serie analisi sui motivi che ci hanno portato qui e di dare nuovo valore alla famiglia.

Esattamente l’opposto di quanto sta avvenendo.

Credits: immagine in evidenza di Freepik; immagine nel corpo del testo di KamranAydinov su Freepik; infografica di LaVerità

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Giacinto Cimolai

Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di ConfimpresaItalia-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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