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Crisi Globale Imminente: Guerre, Scarsità Energetica e Caos Economico in Arrivo

Si può ormai affermare che le guerre in Ucraina, Israele (a Gaza) e nel Medio Oriente hanno in comune fattori chiave legati all’energia, che si inseriscono in un quadro più vasto di crescente pressione, soprattutto in Occidente, per lasciare le fonti di energia tradizionali come il petrolio e il carbone, a favore di fonti rinnovabili e riciclabili che già si sono rivelate scarse e inadatte per coprire le necessità industriali e quotidiane a cui siamo abituati. Gli eventi in atto in Ucraina, che sta seguendo una direzione precisa, e in Israele e Gaza, influenzeranno direttamente la nostra vita nel 2024 e oltre.

La guerra nel Medio Oriente sta provocando una grave crisi nelle rotte navali nel Mar Rosso, che rappresenta una delle sfide più importanti dal punto di vista energetico ed economico che stiamo affrontando. Attualmente, il blocco del traffico marittimo incide principalmente sulla riduzione dei trasporti, poiché le navi portacontainer devono spesso circumnavigare l’Africa per evitare la zona critica. Questa situazione ha conseguenze dirette anche su altre rotte, come quelle del Pacifico o dell’Atlantico.

L’aumento dei giorni necessari per il viaggio delle navi portacontainer dall’Europa alla Cina, ad esempio, ha portato a una riduzione delle navi disponibili, influenzando anche le rotte non soggette a blocchi. Di conseguenza, i costi di spedizione sono saliti, variando dal 30% al 100% a seconda delle circostanze, e i tempi di consegna si sono notevolmente allungati. Inoltre, i costi assicurativi stanno continuamente aumentando. Questo potrebbe probabilmente comportare un nuovo impatto sui prezzi, anche se è difficile fare previsioni sicure su tali sviluppi.

Quello che inizialmente sembrava una parziale riduzione nell’aumento dell’inflazione, cioè una de-inflazione invece di una deflazione vera e propria, sta ora mostrando segni di un possibile ritorno dell’inflazione, con i prezzi che stanno di nuovo salendo, soprattutto nel settore dell’energia.

Fino ad ora, la maggior parte delle petroliere è riuscita a proseguire il proprio transito, ma stiamo assistendo a un incremento delle tensioni causate dagli Houthi, i ribelli presenti nello Yemen, che stanno bloccando lo stretto che collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano, bloccando effettivamente il Canale di Suez. Inoltre, anche gli iraniani hanno intensificato le attività nello stretto di Hormuz, situato più verso l’India, e persino i pirati somali stanno compiendo attacchi alle navi lungo questa rotta, invece di concentrarsi sulle azioni lungo le coste africane. Questa escalation è direttamente collegata alla situazione in atto a Gaza e in Israele.

Attualmente, la coalizione composta da Stati Uniti, altri membri della NATO e nazioni europee, che si è formata in modo disorganico per proteggere le rotte navali nel Mar Rosso, sta ora rafforzando le sue posizioni in modo più stabile. Washington ha inviato messaggi chiari ai ribelli Houthi nello Yemen, avvertendo che gli Stati Uniti potrebbero intervenire attraverso una coalizione guidata dagli USA. C’è una possibilità che ciò accada, e sembra che stiamo andando in quella direzione.

Non dobbiamo dimenticare che da parte dell’attuale governo americano e della Casa Bianca non possiamo aspettarci nulla di buono, visto che le amministrazioni statunitensi, soprattutto quelle del Partito Democratico, hanno la tendenza a proseguire le guerre che stanno perdendo, a qualunque prezzo, almeno fino alle elezioni, perché non vogliono ammettere di aver fallito prima del voto. 

Anche l’Inghilterra ha spinto molto per l’escalation, come abbiamo avuto modo di constatare in questi mesi. Questo vale sia per il conflitto in Ucraina che per quello tra Israele e Hamas a Gaza, che sembra ormai sfavorevole agli israeliani, ma che da Washington non vogliono assolutamente far terminare. 

Allora, cosa succederà? Se questo gruppo di nazioni coalizzate decide di attaccare gli Houthi, si verificherà un aumento delle ostilità, il quale porterà a un blocco più esteso delle rotte navali. Questo blocco influenzerà anche il percorso intorno all’Africa e avrà conseguenze negative sull’economia, sia dal punto di vista energetico che commerciale. Ciò accadrà perché le petroliere, che fino a ora sono riuscite a navigare relativamente senza problemi, saranno sicuramente coinvolte nei conflitti e saranno bloccate. Inoltre, diventerà pericoloso per loro operare in zone dove si stanno scambiando missili reciprocamente. Di conseguenza, le rotte di navigazione attraverso la circumnavigazione africana subiranno ostacoli significativi, se non addirittura il loro completo blocco o difficoltà di passaggio. 

Quindi possiamo prevedere un significativo ostacolo nel commercio tra la Cina e l’Europa, e soprattutto un improvviso e drastico blocco che potrebbe avere solo conseguenze disastrose. Questo è particolarmente critico, considerando che ci stiamo avvicinando al nuovo anno cinese, un periodo in cui i consumi in Cina aumentano in modo significativo rispetto al resto dell’anno. Durante questo periodo, gli scambi commerciali tra l’Occidente e la Cina sono al loro massimo livello. La creazione di problemi di questo genere potrebbe causare danni profondi sia all’economia europea da un lato, che all’economia cinese, che già sta affrontando delle difficoltà significative.

Sembra che ci stiamo avvicinando a una crisi economica molto seria, secondo diverse opinioni di osservatori americani. Questa crisi potrebbe essere più grave di quella del 2008-2009, ed è probabile che si prolunghi per un periodo lungo, con impatti profondi sulla struttura economica e possibili cambiamenti nei regimi politici in tutto l’Occidente. Quando la gente affronta gravi difficoltà economiche, tende a rovesciare certi regimi politici e cerca alternative, anche se il successo in questo senso è incerto.

Questo scenario non promette nulla di buono per Israele, che sembra decisa a continuare questa guerra senza senso fino a essere costretta a fermarla. Al momento, non sembra esserci una forza interna in grado di porre fine a questa situazione o di contenerla. Gli Stati Uniti, essendo gli unici che sostengono effettivamente la capacità militare di Israele e che hanno un certo controllo sugli aiuti finanziari e sulla forza militare, sono gli unici in grado di imporre un certo controllo su un governo che sembra aver perso il controllo ed è guidato da individui psicopatici. Tuttavia, al momento, non sembra esserci prospettiva di una soluzione a breve termine nel 2024, e forse neanche nel futuro prossimo.

Il Sudafrica ha presentato una denuncia di genocidio contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia, e il caso potrebbe essere aperto con una decisione attesa entro gennaio o febbraio. Questo potrebbe avere implicazioni politiche negli Stati Uniti, ma non avrebbe un impatto pratico nel senso che la Corte non potrebbe costringere Israele a cessare le sue azioni. Sarebbe principalmente un colpo diplomatico.

Nel frattempo, sia l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, l’Iran e l’Etiopia, paesi fondamentali nella produzione di petrolio, hanno aderito al BRICS e sono entrati nella sfera d’influenza russo-cinese, allontanandosi progressivamente dagli Stati Uniti. Questa situazione potrebbe ricordare gli anni ’70, quando c’era una scarsità di petrolio. Si prospetta una situazione in cui la mancanza di petrolio si unisce alla difficoltà nel trasporto delle merci tra Europa e Cina e tra Cina e Stati Uniti.

Per gli Stati Uniti, che si trovano in una fase di disaccoppiamento economico dalla Cina, la situazione potrebbe rappresentare un problema parziale, ma non necessariamente cruciale. Tuttavia, per l’Europa, questo diventa un problema forse esistenziale. Ciò è dovuto sia alla guerra in Ucraina, che sta già comportando una minore disponibilità di gas naturale e petrolio dalla Russia, con tendenza a ulteriori diminuzioni attraverso i canali indiretti, sia al fatto che l’interruzione degli scambi intensi tra Germania e Cina, oltre che con altri paesi europei, diventerà problematica, poiché comporterà sicuramente una perdita di posti di lavoro e un aumento dei prezzi, creando una situazione di stagnazione economica associata all’inflazione.

Sebbene questa prospettiva possa non essere piacevole, sembra essere la direzione verso cui stiamo andando e quindi è importante che ciascuno si prepari in vista di tali sfide.

Inoltre, va considerata la decisione persistente sia della Comunità Europea, sia degli Stati Uniti, sia della Gran Bretagna di cercare di confiscare i beni congelati della Russia, i quali si trovano principalmente a Bruxelles e in parte in Svizzera. Tuttavia, sembra che i russi abbiano già considerato la perdita di questi beni e abbiano pianificato la loro economia senza fare affidamento su di essi. Di conseguenza, un eventuale sequestro potrebbe non avere alcuna conseguenza significativa per Mosca, ma potrebbe invece avere gravi implicazioni per l’Europa, in particolare.

In passato, l’euro era la seconda valuta di scambio internazionale dopo il dollaro, ma ora è stato superato dallo yuan cinese, pur rimanendo la terza valuta più utilizzata a livello globale. Per svolgere con successo questo ruolo, l’euro richiede la fiducia degli attori internazionali nel sistema bancario europeo. Tuttavia, quando il circuito bancario europeo decide di sequestrare i fondi della Russia, anche sotto pressione dagli Stati Uniti, perde credibilità, così come avviene per la Svizzera. Di conseguenza, sempre più capitali esteri che potrebbero investire in Europa potrebbero optare per altre destinazioni, e quelli che sono già presenti potrebbero cercare di trasferirsi altrove per evitare futuri rischi legati alla crescente confusione geopolitica. Questa situazione rappresenta una situazione senza precedenti nella storia recente e moderna.

Se l’Europa decidesse di seguire questa strada, che sembra essere una possibilità concreta, potrebbe significare la perdita di credibilità dell’euro. La moneta potrebbe continuare a esistere, ma difenderne il valore diventerebbe sempre più complicato. Per quanto riguarda il dollaro, potrebbero sussistere considerazioni simili. Tuttavia, la maggior parte delle aziende internazionali che operano su scala globale continua a necessitare di dollari, e molti governi nel mondo hanno debiti denominati in dollari, quindi sono costretti a procurarsi questa valuta per onorare tali obblighi finanziari, anche se a malincuore.

È evidente che il cosiddetto sistema del Petrodollaro sta gradualmente perdendo rilevanza, e questo processo diventerà definitivo, soprattutto con l’ingresso dell’Arabia Saudita nel BRICSCiò significa che sempre meno dollari saranno utilizzati per il commercio di petrolio e gas naturale, in particolare per il petrolio, portando a una diminuzione della domanda di dollari e quindi a una riduzione della loro circolazione. In modo paradossale, ciò comporterà un aumento del valore del dollaro, il quale in qualche modo contribuirà a compensare la spesa incontrollata del governo di Washington.

In questo contesto generale, le aziende operanti in Europa dovranno dimostrare notevoli capacità di adattamento, orientandosi verso la promozione di economie circolari, come ho già sottolineato in diversi altre occasioni. Questo implica lo sviluppo di economie locali capaci di operare in modo autonomo, riducendo al minimo la dipendenza dalle fluttuazioni dei tassi di cambio e, soprattutto, dalla dipendenza da lunghe catene di approvvigionamento che coinvolgono paesi come la Cina o altre nazioni lontane, le quali richiedono un controllo significativo sulle rotte di trasporto.

È interessante notare che finora gli indiani hanno mostrato un approccio efficace nel contrastare gli attacchi da parte dei cosiddetti “pirati”, quando hanno respinto un assalto da parte di pirati somali su una nave che stava circumnavigando l’Africa e si dirigeva verso l’India, con a bordo un equipaggio indiano. Gli indiani hanno spinto la loro flotta oltre le coste indiane, come dimostrato dagli incidenti recenti con gli iraniani. Questi episodi hanno coinvolto direttamente o indirettamente un drone che ha colpito una nave, una petroliera chimica, ma in ogni caso stava dirigendosi verso l’India e si trovava al largo delle coste indiane.

Gli indiani stanno quindi proteggendo quella regione e continuano a farlo, poiché è nel loro interesse farlo. Allo stesso tempo, stanno cercando di migliorare i rapporti con la Cina su vari fronti, il che dimostra la necessità di cooperazione, dato che i cinesi hanno bisogno di proteggere tali rotte ma al momento non hanno la capacità navale per farlo. La marina cinese attuale non è in grado di estendere il suo impatto su lunghe distanze, e sebbene sia prevista la costruzione di una base cinese in Medio Oriente, ci vorrà ancora del tempo prima che la Cina abbia la capacità di controllare completamente queste rotte.

Di conseguenza, la situazione indica che ci saranno probabilmente shock dei prezzi e un probabile shock energetico. Ciò accade nonostante una diminuzione della produttività e dei consumi, mentre l’economia in generale sta rallentando. Non è possibile prevedere se ciò ci condurrà già nel 2024 a una crisi di proporzioni simili a quella del 2008, poiché l’economia è un ambiente complesso e imprevedibile. Coinvolge numerosi fattori che interagiscono tra loro, e spesso si bilanciano reciprocamente.

Tuttavia, è evidente che a Washington e in altri luoghi si sta lavorando intensamente per destabilizzare il sistema finanziario attuale, con l’obiettivo di sostituirlo con valute digitali centralizzate e programmabili. Queste valute digitali sono già presenti in gran parte delle nazioni BRICS e stanno per essere introdotte anche in Europa sotto forma di euro digitale. Negli Stati Uniti, invece, non è prevista l’introduzione di un dollaro digitale, principalmente a causa dell’opposizione politica. Invece, si sta lavorando su un tipo di dollaro digitale sintetico, ovvero un prodotto privato lanciato da aziende private e successivamente adottato dal sistema bancario americano.

Questa prospettiva contrasta con quanto avviene in Europa, dove si sta considerando la possibilità che la banca centrale emetta direttamente denaro, da distribuire ai cittadini dell’Unione Europea. Questo cambiamento mira a ridurre il ruolo del sistema bancario tradizionale, che potrebbe diventare in parte obsoleto. Negli Stati Uniti, invece, le banche commerciali sono contrarie a questa idea e intendono mantenere il controllo sulla creazione di un dollaro digitale sintetico.

Va notato che le banche commerciali già influenzano la Federal Reserve, quindi è improbabile che la Federal Reserve imponga restrizioni al sistema bancario americano, considerando le relazioni di potere. Di conseguenza, sembra probabile che le banche commerciali gestiranno il dollaro digitale americano sintetico, che funzionerà come un’alternativa programmabile alle valute digitali emesse dalle banche centrali, con l’obiettivo di essere utilizzato su scala globale.

In questo momento, ci troviamo coinvolti in una vasta guerra valutaria e in una rilevante guerra energetica, entrambe utilizzate come strumenti per modellare le dinamiche delle valute internazionali e spingere per l’adozione delle valute centralizzate delle banche centrali. È inevitabile che si verifichino eventi imprevedibili e sorprese, e dobbiamo essere preparati anche ad affrontare attacchi informatici su vasta scala, come descritto nel mio articolo “Italia sotto assedio cibernetico nel 2023: gli impatti degli attacchi informatici secondo WEF e ONU“, pubblicato sia sul mio canale Telegram sia su “Sfero”. Tutti questi cambiamenti avranno un impatto profondo sull’intero sistema economico, tenendo conto della situazione globale. 

L’anno appena iniziato, la cui portata si prevede si estenderà fino al 2026, si presenta come una vera e propria tempesta. Non dovremmo mai dare per scontato che esista una soluzione puramente politica, poiché i politici non sono sempre gli attori principali nelle decisioni cruciali. Dovremmo, invece, concentrarci sull’acquisire conoscenze per dissipare l’opacità che circonda il mondo finanziario e monetario, al fine di influenzare ciò che è più rilevante per il nostro patrimonio finanziario.

Quando si tratta di gestire le proprie finanze, le prospettive cambiano notevolmente. Ad esempio, nel caso della questione israeliana, è evidente che l’unico modo per costringere Israele a interrompere le sue azioni potrebbe essere l’imposizione di pesanti sanzioni contro lo Stato di Israele. Senza questo tipo di pressione, è improbabile che Israele cambi direzione e continuerà a perseguire i suoi obiettivi. Quindi, è essenziale che ognuno di noi si assuma la responsabilità di informarsi sul sistema economico e finanziario in cui viviamo, comprendere come possiamo influenzarlo e apportare cambiamenti, anche se in piccola scala, ma che potrebbero avere un impatto significativo. Dovremmo abbandonare l’idea di aspettare un salvatore politico, poiché tale figura non esiste e non arriverà mai. È inutile attendere, proprio come aspettare Babbo Natale.

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Carmen Tortora

Carmen Tortora

Laureata in matematica con indirizzo applicativo in ambito tecnologico, ha conseguito una specializzazione in analisi tecnica dei mercati finanziari.
Ha approfondito i suoi interessi per la natura e la scienza studiando biologia, viticoltura e enologia.
Attualmente lavora come insegnante nella scuola pubblica e come redattrice per la webradio Radio28TV e per il giornale online CambiaMenti. È co-autrice del libro NEXT con Franco Fracassi, per cui cura una rubrica di economia, finanza e tecnologia.

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