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Recessione Senza Precedenti in Germania: Tra Industrie in Crisi e Politiche Fallimentari

La Germania si trova attualmente in una profonda e prolungata recessione economica, una situazione che non può essere negata o minimizzata. I dati economici recenti confermano chiaramente questa realtà. Nel mese di novembre 2023, la produzione industriale tedesca ha continuato a diminuire, deludendo le aspettative del mercato. Questo rappresenta il settimo mese consecutivo di contrazione nella produzione, coinvolgendo praticamente tutti i settori, ad eccezione di quello dell’energiaRispetto al trimestre precedente, la produzione è scesa dell’1,9%, mentre su base annua ha registrato un brusco calo del 4,8%, il peggiore dato degli ultimi tre anni.

È importante notare che, nonostante la Germania abbia affrontato difficoltà economiche in passato, questa recessione è senza precedenti nella sua durata e gravità, persino superando i periodi di crisi causati dalla pandemia. La strategia economica della Germania si era principalmente concentrata sull’export, con l’obiettivo di aumentare il surplus commerciale, ma questa priorità ha portato alla negligenza degli investimenti interni e del consumo domestico. Purtroppo, questo approccio basato sull’austerità non ha prodotto i risultati sperati. Anche se le esportazioni sono cresciute nell’ottobre 2023, soprattutto verso paesi al di fuori dell’Europa, non sono state sufficienti a sostenere l’industria tedesca. Inoltre, le importazioni sono aumentate, ma sono state ostacolate dalle sanzioni imposte alla Russia.

Nel mese di novembre 2023, gli ordini alle industrie tedesche hanno mostrato un timido miglioramento, ma sono rimasti al di sotto delle aspettative del mercato. Gli ordini sono aumentati per i beni strumentali e di consumo, ma sono diminuiti per i beni intermedi. Inoltre, gli ordini nazionali hanno superato quelli esteri, che sono stati rallentati dalla debolezza dell’Eurozona. Escludendo gli ordini su larga scala, gli ordini sono diminuiti dello 0,6% a novembre. Su base trimestrale, gli ordini sono stati inferiori del 4,5% rispetto ai tre mesi precedenti.

La situazione economica tedesca è critica, e non può continuare a contare esclusivamente sull’export per uscirne. È essenziale investire nel paese, stimolare i consumi interni e modernizzare le infrastrutture obsolete e pericolanti, ma soprattutto abbandonare le folli politiche green, di cui è tra l’altro il maggiore fautore tra tutti i paesi dell’eurozona. Inoltre, sembra che la preoccupazione per l’accumulo di debito impedisca l’adozione di queste misure, anche se a lungo termine questo potrebbe avere conseguenze gravi per le future generazioni.

Inoltre, il comparto industriale non è l’unico a risentire della crisi. Si sono verificati numerosi fallimenti aziendali negli ultimi mesi, con un incremento del 23,8% a luglio 2023 rispetto allo stesso periodo del 2022, segnando il picco più alto dal 2015. Al momento, la catena di grandi magazzini Galeria Karstadt Kaufhof è nuovamente a rischio fallimento per la terza volta in tre anni. Si prevede che l’azienda richiederà il fallimento presso il tribunale di Essen martedì prossimo, come riportato da Handelsblatt. L’intenzione è quella di avviare un processo concorsuale regolare piuttosto che una ristrutturazione autonoma, come avvenuto in precedenza con Signa, di cui si è discusso nelle scorse settimane. Il destino dei 15.000 dipendenti dei 92 punti vendita rimanenti è incerto, con previsioni di una notevole riduzione dei negozi.

L’imprenditore austriaco René Benko, ex proprietario di Signa, ha assistito al collasso del suo impero con i fallimenti di Signa Holding e delle sue società immobiliari Prime e Development. La sua catena di grandi magazzini Galeria Karstadt Kaufhof sta cercando ora di evitare la bancarotta attraverso una procedura giudiziaria, ma la strada sarà difficile. L’amministratore fallimentare dovrà elaborare un piano per soddisfare i creditori. È possibile che la catena venga venduta a un investitore con risorse finanziarie considerevoli, ma trovare un acquirente per un modello di vendita obsoleto e poco redditizio potrebbe rivelarsi un compito arduo, nonostante i rumors abbiano menzionato Walter Droege, un miliardario tedesco, fondatore e membro del consiglio di amministrazione di Droege International Group, una delle più grandi società di consulenza e investimento al mondo, come possibile interessato, sebbene il suo portavoce abbia smentito queste voci. 

La domanda rimane: chi sarebbe disposto a investire in un settore di grandi magazzini in crisi? Inoltre, altre aziende collegate a Signa hanno dichiarato fallimento venerdì scorso, tra cui alcuni proprietari degli immobili in cui si trovano i grandi magazzini Galeria Karstadt Kaufhof, come le società immobiliari di Ulma, Aquisgrana, Norimberga e Würzburg. La casa madre di Wismar ha anch’essa dichiarato fallimento. È probabile che questi prestigiosi immobili vengano venduti, ma il destino della catena di distribuzione in declino è ancora incerto.

Come se non bastasse, la situazione inflazionistica in Germania ha conosciuto un aumento significativo, con un tasso annuale dell’3,7% registrato a dicembre 2023, rispetto al 3,2% del mese precedente. Questo incremento è stato principalmente causato dall’aumento dei prezzi dell’energia, che ha subito un aumento del 4,1%. Tale aumento è stato principalmente attribuito a decisioni fiscali governative, piuttosto che a fluttuazioni di mercato, ed è legato agli “aiuti di emergenza di dicembre” adottati l’anno precedente.

Nello specifico, l’inflazione alimentare è scesa al 4,5%, mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi è stato ridotto al 3,2%. L’inflazione core*, che esclude cibo ed energia, si è attestata al 3,5%. A livello mensile, a dicembre si è verificato un modesto aumento dello 0,1% nei prezzi al consumo, contrariamente al calo dello 0,4% registrato a novembre. Complessivamente, nel corso dell’anno 2023, il tasso di inflazione medio si è collocato al 5,9%.

Per di più, il governo tedesco ha deciso di aumentare i prezzi del carburante e dei prodotti energeticiQuesto incremento è stato il risultato dell’aumento della Carbon Tax sulle emissioni di CO2, una decisione adottata nel giugno precedente. Tale misura ha portato all’innalzamento della Carbon Tax per autotrasporti e uso domestico, portandola da 45 euro per tonnellata di CO2 con l’obiettivo di raggiungere 50 euro per tonnellata entro il 2025. Gli automobilisti tedeschi hanno già avvertito l’effetto di questo aumento dei prezzi dei carburanti, con un incremento di circa 1,6 centesimi al litro per la benzina e 4,6 centesimi al litro per il gasolio. Tuttavia, alcune fonti hanno segnalato aumenti ancora più significativi, fino a 10 centesimi, con picchi di 14 centesimi. È importante notare che questi aumenti sembrano essere avvenuti prima dell’entrata in vigore dell’aumento dell’imposta e potrebbero essere stati influenzati da fluttuazioni dei prezzi internazionali del petrolio, oltre che da strategie dei gestori delle stazioni di servizio.

Questo rialzo dell’imposta è suscettibile di contribuire ulteriormente all’incremento dell’inflazione, con conseguenze che si rifletteranno nei dati di gennaio 2024.

L’approccio del governo tedesco per affrontare questa situazione è stato l’introduzione di uno sgravio fiscale chilometrico temporaneo per i pendolari, che consente loro di dedurre i costi dei tragitti casa-lavoro dalla dichiarazione dei redditi, ottenendo un rimborso di 30 centesimi per i primi 20 chilometri e 38 centesimi per ogni chilometro successivo.

Questa misura temporanea, pensata più che altro per sostenere i pendolari o per evitare contestazioni, in realtà aggiunge una complicazione burocratica ai cittadini tedeschi. Inoltre, sembra che il governo, guidato dai socialdemocratici e dai verdi, intenda utilizzare questi fondi per finanziare la transizione energetica, trasferendo il costo delle misure ambientali ai cittadini. Tutto ciò avviene in un contesto in cui manca una dinamica salariale robusta e i prezzi dei beni manufatturieri sono in diminuzione, segnando un’immagine economica non particolarmente brillante. È quindi probabile che i sostenitori di politiche monetarie rigorose, come i ‘falchi’ tedeschi, austriaci e olandesi, continueranno a chiedere un aumento dei tassi d’interesse, il che potrebbe ulteriormente peggiorare la situazione economica in Europa.

Ma non è tutto. A questa crisi si aggiungono le difficoltà nel settore del commercio al dettaglio e le proteste degli agricoltori, che stanno subendo gli effetti del caro costo dell’energia e delle politiche restrittive dell’Unione Europea, a discapito degli agricoltori e degli allevatori. Tra queste misure ci sono: la riduzione graduale dell’utilizzo dei fertilizzanti azotati, la pratica della rotazione delle colture tra mais e grano, l’esproprio dei terreni destinati all’installazione di fonti energetiche alternative come pannelli solari e pale eoliche, per preservare la “salute” del suolo attraverso diverse normative, tra cui il programma 30×30, la protezione del suolo e il promuovere il ripristino della natura. Tutte queste azioni sono strettamente legate al programma Natura 2000, oltre a quelle associate al nuovo distretto “smart” di cui ho discusso nel mio libro ‘Welcome 1984’, coautore Franco Fracassi.

Ironicamente, mentre il governo tedesco sta intraprendendo scientemente azioni volte a danneggiare l’economia e lo stile di vita dei suoi cittadini, un recente rapporto del think tank Agora Energiewende ha evidenziato che le emissioni di gas serra della Germania nel 2023 hanno raggiunto il livello più basso dal dopoguerraNonostante questo, il paese non sta raggiungendo i propri obiettivi climatici. Le emissioni tedesche di CO2 sono state di 673 milioni di tonnellate, il 46% in meno rispetto al 1990, superando di 49 milioni di tonnellate l’obiettivo annuale della legge sul clima. La maggior parte di questa riduzione è attribuita alla diminuita produzione di energia da carbone e alla crisi economica che ha colpito l’industria, fattori che potrebbero essere temporanei o controproducenti.

È da notare che, nei mesi passati, la Germania ha chiuso le sue centrali nucleari, a differenza di altre nazioni extra-europee come Cina, Stati Uniti, Russia e Emirati Arabi, che stanno investendo in moderne centrali nucleari considerate ecologiche. La Germania ha optato per la riattivazione di centrali a carbone meno efficienti. Per maggiori dettagli, vi invito a visionare l’intervista che ho realizzato con Demosten Floros qui. Solo il 15% della riduzione delle emissioni di CO2 è dovuto a interventi duraturi come lo sviluppo delle energie rinnovabili, l’aumento dell’efficienza energetica e la sostituzione dei combustibili fossili.

Simon Müller, direttore di Agora Energiewende Germany, ha dichiarato: «Non riteniamo che le riduzioni delle emissioni registrate nel settore industriale siano sostenibili. Il calo della produzione dovuto alla crisi energetica indebolisce la base industriale della Germania». Ha inoltre aggiunto: «Se, di conseguenza, le emissioni vengono semplicemente spostate all’estero, ciò non gioverà al clima. Anche i settori dell’edilizia e dei trasporti sono in ritardo per quanto riguarda le misure strutturali di protezione del clima». 

Sarà interessante vedere se il governo tedesco resisterà abbastanza a lungo da evitare che i suoi cittadini facciano un viaggio nel passato medievale. Auguriamoci solo che chi governa il nostro paese sia abbastanza sveglio da non farci trascinare indietro nel tempo.

* L’inflazione core tenta di misurare la velocità con cui aumentano i livelli generali dei prezzi di beni e servizi.

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Carmen Tortora

Laureata in matematica con indirizzo applicativo in ambito tecnologico, ha conseguito una specializzazione in analisi tecnica dei mercati finanziari.
Ha approfondito i suoi interessi per la natura e la scienza studiando biologia, viticoltura e enologia.
Attualmente lavora come insegnante nella scuola pubblica e come redattrice per la webradio Radio28TV e per il giornale online CambiaMenti. È co-autrice del libro NEXT con Franco Fracassi, per cui cura una rubrica di economia, finanza e tecnologia.

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