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Per la potenza USA si sta preparando una trappola perfetta?

La guerra in Ucraina sta segnando il passo: per ammissione degli stessi militari ucraini, l’offensiva dell’anno precedente si è esaurita senza poter ottenere risultati apprezzabili, comunque conseguiti ad un prezzo immane rappresentato da perdite umane sanguinosissime e non rimediabili, al punto che l’Ucraina sta richiedendo il rimpatrio, anche forzato, dei profughi fuggiti all’estero in età da leva per rimpiazzare le enormi perdite subite al fronte. Adesso è l’esercito russo a prendere l’iniziativa, mentre sulla difensiva restano gli ucraini, peraltro, con sforzi poderosi per mantenere la linea del fronte, subendo un elevato continuo logorio, materiale, umano e psicologico.

Nel frattempo si è aperto un altro fronte nel Mar Rosso, con le forze navali e aeree americane ed inglesi impegnate in un bombardamento massiccio quanto sostanzialmente sterile ed inutile contro le forze degli Houti i quali per bocca dei loro responsabili hanno già fatto sapere che simili operazioni non li faranno deflettere minimamente dalla loro decisione di continuare a voler disturbare ed ostacolare il traffico marittimo occidentale ed anzi, l’iniziativa angloamericana non farà che intensificare i loro sforzi per danneggiare gli interessi occidentali ed americani in quell’area delicata e così strategica.

C’è il rischio che si apra un pericoloso terzo fronte in Estremo Oriente?

Si mantengono elevate le preoccupazioni circa una possibile invasione cinese dell’isola di Taiwan, da sempre considerata dal governo della Repubblica Popolare Cinese parte integrante del territorio nazionale. Naturalmente la questione non è SE, ma QUANDO Taiwan tornerà a ridiventare cinese e a quali condizioni, stante la sua forte vicinanza alla madrepatria e la lontananza dalla sua potenza protettrice, gli Stati Uniti, lontani decine di migliaia di chilometri, nonostante la presenza di loro basi nell’Oceano Pacifico ed Indiano (che comunque non possono sostituire il vantaggio cinese di avere un territorio metropolitano vicino a Taiwan).

Ora, nessuna opportunità per un attacco a Taiwan è più favorevole di questo momento politico, con le elezioni americane oramai prossime, a pochi mesi di distanza e con la potenza USA impegnata militarmente e finanziariamente su due fronti, quello ucraino e quello nel Mar Rosso, con i magazzini americani che sono stati adesso pesantemente alleggeriti per sostenere lo sforzo bellico ucraino, anche quelli delle basi americane in Estremo Oriente e del Pacifico. 

Le difficoltà economiche della Cina saranno un elemento scatenante?

Il crollo del settore immobiliare cinese che rappresenta un quarto dell’economia ha inflitto un colpo non indifferente all’economia cinese. Il colosso immobiliare Evergrande ha dovuto dichiarare fallimento e gli indici azionari cinesi hanno subito un sostanzioso ribasso. Inoltre la domanda di consumo cinese è da tempo anemica e non stimola l’economia che rischia addirittura di essere superata in tempi non lontani da quella indiana la quale insidia alla Cina il primato dei paesi non OCSE.

Il rallentamento della crescita economica è un problema per il gruppo dirigente cinese che potrebbe guardare con interesse l’esempio della Federazione Russa che grazie alla riconversione della sua economia in un’economia di guerra ha così non solo vanificato di fatto le sanzioni occidentali, ma ha realizzato una crescita del suo prodotto interno lordo e ha completamente assorbito la disoccupazione.

La Repubblica Popolare Cinese potrebbe essere tentata dall’avventura militare, considerando che si dovrebbe combattere praticamente sulla soglia di casa, avendo un serbatoio umano praticamente inesauribile, con un nemico impegnato già in altri fronti, peraltro lontani e con i magazzini delle sue basi nel Pacifico già quasi svuotati per la necessità di sostenere l’Ucraina e con il vantaggio ulteriore di impartire un potente tonico all’economia con l’incremento delle forniture e delle attrezzature militari nonché delle unità di superficie e dei sommergibili della marina cinese.

Il settore militare potrà così prendere il posto del settore civile nel ripristinare i notevoli tassi di crescita dell’economia cinese che si erano visti venti anni fa. Le recenti dichiarazioni di Xi Jin Ping circa l’”ineluttabilità” della riunificazione di Taiwan con la Cina sono abbastanza indicative e significative in merito alle vere intenzioni cinesi.

Una guerra su tre fronti ad un passo dalle elezioni americane?

Si delinea pertanto uno scenario da incubo, comunque inquietante per la potenza americana: la quale vede profilarsi un blocco a tenaglia che, oltre alla Federazione Russa, la cui estensione è già enorme, comprenderà la Cina, i paesi arabi (l’Iran dal punto di vista militare, l’Arabia dal punto di vista economico, visto che ha già stipulato importanti accordi economici con la Cina), i paesi africani, soprattutto quelli dell’area del Niger che dopo avere di fatto sfrattato l’Occidente, guardano alla Russia e alla Cina e all’America Latina, con l’eccezione dell’Argentina di Milei, peraltro già contestato violentemente dalle piazze. E questo a pochi mesi dalle elezioni, periodo durante il quale gli Stati Uniti devono forzatamente assumere un atteggiamento di basso profilo. La trappola perfetta di una probabile guerra su tre fronti si sta concretizzando?

Credits: foto montaggio da Immagine di www.slon.pics su Freepik e da Immagine di Freepik

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Massimo Magnatti

Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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