La mia previsione del 3 marzo si sta concretizzando sempre di più. Oggi, Victoria Guida, giornalista del sito online Politico, noto per i suoi legami con la CIA, ha riportato che Mario Draghi, ex primo ministro italiano, sta per pubblicare un importante rapporto sulla competitività economica. Ecco una sintesi:
Mario Draghi, ex primo ministro italiano e noto per aver salvato l’euro durante il suo mandato come capo della Banca Centrale Europea, sta per pubblicare un rapporto dettagliato sulla competitività economica dell’Unione Europea (UE). Questo rapporto, commissionato dalla Commissione Europea, propone strategie per aumentare la produttività dell’UE e mantenere la sua competitività in un contesto economico globale sempre più aggressivo.
Draghi sottolinea la necessità di una politica industriale europea che potrebbe includere sussidi, dazi e un maggiore consolidamento industriale per creare aziende capaci di competere su scala globale. Il rapporto raccomanda anche un migliore coordinamento politico tra i paesi membri dell’UE. Secondo una fonte vicina alla stesura del rapporto, esso evidenzierà le debolezze della competitività europea, suggerendo politiche commerciali per ridurre i rischi geopolitici e sviluppare una capacità industriale di difesa.
Draghi ha già avvertito che altre regioni stanno attivamente elaborando politiche per migliorare la loro posizione competitiva, e ha citato come esempio gli Stati Uniti e la Cina. In particolare, ha menzionato la “politica industriale su larga scala” e il “protezionismo” degli Stati Uniti e i massicci sussidi cinesi come sfide significative per l’Europa.
Il successo delle riforme proposte da Draghi potrebbe influenzare significativamente le relazioni transatlantiche, in un momento in cui gli Stati Uniti stanno cercando di rendere le catene di approvvigionamento più sicure e attrarre investimenti per combattere il cambiamento climatico. Anche la Cina gioca un ruolo importante, con Pechino che inonda i mercati globali con la sua produzione e sussidia vari settori per affrontare la disoccupazione giovanile.
Negli Stati Uniti, c’è un interesse per il rapporto di Draghi, soprattutto se l’Europa prenderà seriamente le sue raccomandazioni. Questo potrebbe portare a un aumento del coordinamento tra le politiche industriali statunitensi ed europee, con benefici potenziali per entrambe le economie. Draghi è visto come una figura capace di superare le barriere burocratiche e politiche necessarie per implementare riforme economiche significative.
Nel contesto delle politiche industriali globali, l’UE sta anche rivedendo le sue norme sui sussidi, il che potrebbe preparare il terreno per una politica industriale più coordinata. Gli Stati Uniti, con iniziative come l’Inflation Reduction Act, stanno investendo massicciamente in energia pulita, attirando l’attenzione e la preoccupazione degli europei per la perdita di quote di mercato.
Infine, nonostante le difficoltà nell’attuare politiche industriali coordinate a causa delle diverse politiche fiscali e di spesa dei membri dell’UE, c’è un riconoscimento che una maggiore cooperazione tra Europa e Stati Uniti potrebbe aiutare a raggiungere obiettivi comuni, come lo sviluppo di energie pulite e la costruzione di nuove relazioni commerciali, riducendo la dipendenza dalla Cina.
Secondo questo articolo e molti commentatori, l’Unione Europea abbandonerebbe il neoliberismo e il libero mercato su cui è stata fondata. Incredibile! Questi commentatori stanno sviando l’opinione pubblica dalla verità. È il tipico linguaggio orwelliano di cui spesso parlano in pubblico, senza coglierne il vero significato nella vita quotidiana. È bastato aggiungere il suffisso “-ismo” per trasformare la parola “libertà” in una connotazione negativa, senza che questo sistema teorico di credenze sia stato mai realmente applicato. È come il concetto di fare la guerra per mantenere la pace: una contraddizione che stiamo vivendo.
Il neoliberismo presuppone il libero mercato come elemento centrale della sua filosofia economica. Secondo i principi neoliberisti, il libero mercato è il mezzo migliore per allocare risorse in modo efficiente e stimolare l’innovazione e la crescita economica. Ecco come il libero mercato è integrato nel neoliberismo:
- Concorrenza: Il neoliberismo sostiene che la concorrenza tra imprese, sia a livello nazionale che internazionale, porta a una maggiore efficienza, qualità e innovazione, beneficiando i consumatori con prezzi più bassi e prodotti migliori.
- Libertà economica: La riduzione delle barriere commerciali e regolamentari permette alle imprese di operare con maggiore libertà, favorendo l’imprenditorialità e l’investimento.
- Riduzione dell’intervento statale: Il neoliberismo promuove la riduzione dell’intervento statale nell’economia, limitando il ruolo del governo a garantire la stabilità macroeconomica e la protezione della proprietà privata, piuttosto che intervenire direttamente nei mercati.
- Privatizzazione: La privatizzazione dei servizi pubblici e delle imprese statali è vista come un modo per introdurre la logica di mercato in settori che erano precedentemente controllati dal governo, aumentando l’efficienza e la qualità dei servizi.
- Deregulation: La rimozione delle regolamentazioni e dei controlli governativi sui mercati è considerata essenziale per eliminare le distorsioni e permettere ai prezzi di riflettere accuratamente la domanda e l’offerta.
Vi sembra che ci sia libero mercato e deregolamentazione effettiva a livello statale o europeo? Pensate a quanti permessi dovete ottenere per costruire una casa o aprire un’attività. Ricordate le innumerevoli regole assurde che dovete rispettare, persino per soffiarsi il naso.
In realtà, l’UE non ha mai sperimentato un vero libero mercato o neoliberismo. A supporto di questa affermazione, allego un’immagine tratta da un articolo del Financial Times. So che seguire la geopolitica attraverso l’economia può sembrare noioso e riservato a pochi, ma offre una visione più completa delle falsità e delle menzogne che ci vengono raccontate. È ora di scrollarsi di dosso la pigrizia e fare uno sforzo di comprensione in più.
Fin dalla sua fondazione, l’UE ha costruito deliberatamente una rete ricattatoria di interdipendenza produttiva ed economica, rendendo difficile per gli Stati membri uscire da questo mastodonte tecnocratico. Un groviglio di regole, spesso insensate, ha creato intenzionalmente Stati leader e Stati sottomessi e ricattati. Questa regolamentazione feroce è stata attuata per schiacciare i piccoli e creare monopoli, un fenomeno noto come Global 3P o “cattura”. In questo contesto, gli stati veicolano la quota economica maggiore degli investimenti per fare esattamente quanto dettato dalle grandi corporazioni.
L’Unione Europea ha centralizzato il potere, permettendo ai grandi player economici e finanziari di determinare come saranno utilizzate le nostre tasse, non solo per lucrare sul nostro lavoro, ma per imporre i loro obiettivi e piani di dominio. Con la pubblicazione di questo rapporto, stanno semplicemente ufficializzando ciò che diventerà più evidente: devono aumentare le tasse per militarizzare e controllare i cittadini europei, digitalizzando il tutto. È sempre più urgente capire e organizzarsi. I tempi da fine anno accelereranno ancora di più.



