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Innovazione? Mettete una barca sul tetto

Niente si crea dal nulla. Anche l’innovazione segue la stessa regola. Essa nasce, piuttosto, dalla capacità di rivedere cose già esistenti con un occhio diverso.

Quando si parla di innovazione è così naturale pensare a qualcosa di nuovo, che si tende a considerare nuova l’innovazione stessa. In realtà essa è vecchia quanto il mondo. Pensiamo alla scoperta del fuoco e all’invenzione della ruota. Un significativo esempio di cosa sia l’innovazione ci è fornito da alcuni pionieri del XIX° secolo che, venuti da vari Paesi dell’Europa, erano giunti in quel vasto e inabitato territorio dell’Ovest americano che ora si chiama Utah. Erano tutti fedeli della stessa chiesa ed erano noti, tra l’altro, a somiglianza dell’antico Salomone, come costruttori di templi.

Fu nell’aprile del 1879 che fu posta la prima pietra di un tempio che sarebbe sorto a Manti, una cittadina nel Sud dello Utah. Poiché il denaro era poco, i dirigenti distribuirono tra i fedeli la responsabilità della costruzione delle varie parti dell’edificio. Ad alcuni abili falegnami che erano arrivati dalla Norvegia e si erano stabiliti a Manti, fu dato il compito di costruire il tetto del tempio. La cosa interessante per noi è che non avevano mai costruito un tetto. Avevano, però, esperienza nel fabbricare imbarcazioni. Non sapevano come si progettava un tetto.

Poi venne loro un’idea: «Perché non costruiamo semplicemente una nave? Poi, siccome una nave ben costruita è molto solida e sicura, se capovolgiamo i progetti, otterremo un tetto sicuro». Incominciarono a progettare la costruzione di una nave, quando il progetto fu completato lo capovolsero e divenne il tetto del tempio di Manti.

In questo caso, essi usarono lezioni apprese dalle loro esperienze passate, cioè i principi per la costruzione di imbarcazioni, per riuscire a superare una nuova sfida. Essi giustamente conclusero che gli stessi principi che avevano applicato per costruire un’imbarcazione abbastanza solida da andare sul mare, si potevano applicare anche per la costruzione di un tetto solido. Per esempio, entrambe le strutture avevano bisogno di essere impermeabili. L’integrità della struttura non sarebbe stata influenzata dal suo orientamento; sia che fosse rivolta verso l’alto o verso il basso. La cosa più importante era quella di avere una conoscenza professionale dei principi basilari necessari per erigere qualsiasi struttura duratura. È questa la vera essenza dell’innovazione.

Tornando ai giorni nostri, tutti invocano l’innovazione ma, purtroppo, generalmente ci si aspetta che a qualcuno venga all’improvviso in mente qualcosa di rivoluzionario, qualcosa di mai pensato prima. Una specie di creazione dal nulla. È vero che, a volte, l’innovazione è frutto di un pensiero del tutto nuovo, ma – nella stragrande maggioranza dei casi – è il risultato di una “vecchia” (nel senso di già nota) conoscenza inserita in un contesto nuovo.

Eppure, continuiamo a leggere di annunci di ricerca di un nuovo amministratore delegato, direttore generale o direttore commerciale (o anche semplice venditore) di una certa azienda dove la condizione di base è la “provenienza dallo stesso settore”. E poi dicono che vogliono innovare. Assumendo (solo) persone che vengono dallo stesso settore, al massimo, potranno copiare. Se copiano da uno più bravo, sicuramente ci sarà un miglioramento, ma non ci sarà certo innovazione. E copiare non crea dei leader, ma solo degli emulatori.

Se si vuole diventare innovativi sarebbe più logico inserire in azienda persone che hanno lavorato in tutt’altri settori. Avendo vissuto esperienze diverse, essendo “abituate” a lavorare in un certo modo, poste in un ambiente nuovo, per alcuni aspetti addirittura sconosciuto, sono proprio queste persone quelle che, meglio di chiunque altro, potrebbero rivelarsi capaci di portare una ventata di aria fresca. È certo che a nessun carpentiere verrebbe in mente di costruire un tetto secondo il modello di una nave!

Lo stesso va detto per i vari consulenti ai quali l’azienda si rivolge quando non ha, al proprio interno, una determinata competenza. Anche in questo caso, l’imprenditore tende a cercare un consulente che abbia già lavorato, nel passato, in aziende che fanno lo stesso “mestiere”. Ciò lo fa sentire più tranquillo. Certo, in questo caso, non avrà bisogno di spiegargli molto del suo lavoro e delle sue problematiche, ma la forza di un consulente sta proprio nel fatto di non essere uno specialista di settore (calzaturiero, ad esempio), ma uno specialista di campo (marketing, ad esempio), è questa trasversalità che lo rende così utile (se non addirittura prezioso) alle aziende che si rivolgono a lui.

Saper usare lezioni apprese dalle esperienze passate applicandole in modi e campi nuovo è l’elemento vincente – per dirigenti, collaboratori, consulenti e, naturalmente, individui, famiglie e associazioni – per riuscire a superare una nuova sfida. E fare innovazione.

Credits: Foto di Jason Gibson da churchofjesuschristtemples.org

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Sergio Zicari

Sergio Zicari

Autore di numerosi libri sulla comunicazione e il marketing delle aziende, del terzo settore e delle libere professioni. Per molti anni è stato manager, formatore, consulente per imprese profit e non profit. È Responsabile della Comunicazione del Gruppo Comunità Etica e Caporedattore di CambiaMenti.

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