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Anche nel più profondo dolore

Quasi senza eccezione, alla domanda «Come va?», posta quando incontriamo qualcuno, la risposta va da un «Non me ne parlare» a un «Potrebbe andare meglio». Sembra che tutti abbiamo poco di cui rallegrarci. In effetti, tutti affrontiamo delle difficoltà praticamente ogni giorno. Inoltre, non c’è dubbio che, in qualche periodo della nostra vita, ci troviamo davanti a momenti particolarmente gravosi. Il tradimento di un amico, la morte di una persona cara, una grave malattia, una seria difficoltà economica sono eventi che colpiscono tutti. Se non oggi, sarà domani o è stato ieri.

Il problema, forse, non sta nelle difficoltà che incontriamo, ma risiede nella nostra tendenza a non riconoscere e apprezzare le cose positive che ci accadono. Potremmo definirlo un problema di mancanza di gratitudine. Nel turbine della vita moderna, spesso ci ritroviamo a lottare con il peso delle nostre difficoltà. Le tragedie personali, le sfide quotidiane e i momenti di dolore sembrano costellare il nostro cammino senza fine. Tuttavia, anche nel buio più fitto, esiste la possibilità di trovare un barlume di serenità e pace interiore.

La storia vera di Sveinbiörg Gudmundsdóttir, una donna islandese, ci offre un potente esempio di questa verità universale. Dopo aver affrontato la perdita devastante di suo figlio e di un caro amico in un tragico incidente, Sveinbiörg si trovò immersa in un abisso di dolore e disperazione. Tuttavia, fu proprio in quel momento di profonda sofferenza che intravide la via verso una pace interiore inaspettata.

Immersa nella sua preghiera, Sveinbiörg si trovò incapace di ringraziare Dio per la giornata terribile che aveva vissuto. Ma poi, con il passare del tempo, iniziò a riconoscere i doni nascosti anche in mezzo alla tragedia. Si ritrovò a ringraziare per il figlio sopravvissuto, per l’amore condiviso con coloro che erano stati portati via e per le benedizioni presenti nella sua vita nonostante il dolore.

Con ogni parola di gratitudine, il peso che opprimeva Sveinbiörg sembrava alleggerirsi, sostituito da una sensazione di calore e vitalità che permeava tutto il suo essere. Nonostante il dolore persistente, lei riuscì a trovare una pace interiore e una gioia che non credeva possibile.

La lezione che possiamo imparare da Sveinbiörg è che anche nel mezzo del dolore più intenso, possiamo trovare consolazione e serenità se riusciamo a riconoscere e apprezzare le benedizioni che ci circondano. La gratitudine diventa così un faro nella tempesta, illuminando il cammino verso la guarigione e la pace interiore.

Per coloro che non credono in una forza superiore, la lezione rimane comunque valida. La pratica della gratitudine e il riconoscimento delle benedizioni nella propria vita possono portare conforto e tranquillità, indipendentemente dalle credenze personali.

In definitiva, la storia di Sveinbiörg ci ricorda che anche nei momenti più bui, c’è spazio per la speranza e la pace interiore. Basta aprire gli occhi e il cuore alle benedizioni nascoste nella nostra vita, e scopriremo che la luce può sempre penetrare persino nel più fitto delle tenebre.

Credits: Immagine di DC Studio su Freepik

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Sergio Zicari

Sergio Zicari

Autore di numerosi libri sulla comunicazione e il marketing delle aziende, del terzo settore e delle libere professioni. Per molti anni è stato manager, formatore, consulente per imprese profit e non profit. È Responsabile della Comunicazione del Gruppo Comunità Etica e Caporedattore di CambiaMenti.

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