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Gli inganni nella comunicazione – 1“La nebbia ha provocato l’incidente”

Le menti sono come i paracadute: funzionano solo quando sono aperte. A dispetto della nostra presunzione, la nostra è una società che accetta con molta facilità affermazioni false, ma comode.

Da che mondo è mondo, si sa, la parola è stata spesso utilizzata per ingannare le altre persone. Anzi “la parola” è stato il mezzo più utilizzato e più diffuso per imbrogliare sia nelle relazioni tra semplici individui sia nei rapporti tra nazioni. In questo, come negli altri articoli che comporranno questa miniserie, non vogliamo parlare degli inganni nella comunicazione di pertinenza dell’autorità giudiziaria (ad es. il millantato credito) o di quelli in cui comunque c’è una diretta intenzione di ingannare e l’autore ne è consapevole. Piuttosto, vogliamo attirare l’attenzione su quelle forme di comunicazione (espressioni d’uso comune, modi di dire, ecc.) che sono così ampiamente utilizzate e condivise da far sì che la stragrande maggioranza delle persone non ne percepisca l’inganno nascosto.

I giornali e tutti gli altri mezzi di informazione, quotidianamente, ci informano sulle numerose disgrazie che accadono in ogni angolo del nostro pianeta. Ecco alcuni esempi di come queste notizie vengono descritte.

“Alle prime luci dell’alba il fondo ghiacciato ha tradito quattro giovani che tornavano a casa dopo aver passato la notte in discoteca. La Fiat Ritmo alla cui guida c’era un giovane che da soli sei mesi aveva preso la patente, a causa di un sottile strato di ghiaccio che si era formato nella notte per l’abbassamento improvviso della temperatura, è uscita di strada andandosi a schiantare contro un muretto di cinta. Per nessuno dei quattro giovani c’è stato più niente da fare…”

La nebbia ha funestato ancora una volta il ponte di Pasquetta. Un maxitamponamento ha coinvolto lungo l’autostrada Roma-Napoli oltre 150 tra autovetture e camion.  Quando una betoniera ha bruscamente rallentato per non investire un’autovettura ferma sulla corsia di emergenza per una foratura, le macchine che seguivano, accortesi all’improvviso di tale manovra, a causa della fitta nebbia che gravava sul posto, hanno dato il via a una serie di tamponamenti. Terribile lo spettacolo che si è presentato alla vista dei soccorritori accorsi sul posto. Tre morti e decine di feriti è il tragico bilancio, che potrebbe comunque peggiorare poiché una dozzina di feriti versa in gravissime condizioni…”

L’improvviso cedimento del terreno ha tradito un villeggiante provocandone la morte. L’uomo si era avvicinato al ciglio di una scarpata sul Monte Cetona, durante una scampagnata con la famiglia, per meglio ammirare il paesaggio sottostante…”

Apparentemente si tratta di concetti espressi in maniera appropriata. In realtà sono estremamente ingannevoli perché distolgono l’attenzione dalla loro vera causa, indicano un falso colpevole e tacciono su quello vero. In pratica, sono concetti che deresponsabilizzano le persone, le cullano nell’illusione di non essere loro la causa di molte disgrazie e, alla fine, impedendo l’identificazione della corretta soluzione, non fanno altro che perpetuare il loro avverarsi.

I quattro giovani non sono morti “per colpa del ghiaccio”, ma “per colpa loro”, perché evidentemente correvano troppo veloci e troppo spavaldamente per le condizioni atmosferiche del momento. È normale che un repentino abbassamento della temperatura formi uno strato di ghiaccio sull’asfalto. È da incoscienti non tenerne conto, ma è ancora più da incoscienti far credere ai giovani (e agli altri automobilisti) che queste disgrazie accadono per pura fatalità.

Il maxi-tamponamento non è dovuto alla nebbia, ma alla imbecillità dei guidatori che corrono lungo le strade come se fossero loro gli unici a percorrerle e come se si trovassero in una giornata di pieno sole. Incoscienti i giornalisti che diffondono la convinzione della nebbia “crudele”.

Il villeggiante non è morto perché il ciglio ha ceduto, ma perché lui, da perfetto sconsiderato si è messo a camminare là dove non avrebbe mai dovuto farlo. Nessuno è mai precipitato nel burrone al quale non si è avvicinato.

Esistono, poi, altre espressioni molto comuni il cui contenuto ingannevole è ancora più nascosto. Ad esempio:

La concorrenza cinese mette in ginocchio l’intero comparto delle calzature…”

Alcol e droga sono le principali cause di morte tra i giovani…”

Sembrano così logiche, così veritiere! In realtà indicano la causa finale anziché quella originale. Un po’ come quando su dice di un accanito fumatore “l’ultima sigaretta l’ha ucciso”. Mica vero, sono state le migliaia e migliaia di sigarette fumate nel corso degli anni ad averlo ucciso!

È vero che i prodotti cinesi hanno conquistato mercati che prima erano nostri (compreso quello di casa nostra), ma non è forse (più) vero che siamo stati noi a lasciar loro lo spazio? Non è forse vero che le aziende italiane, anche nel ventunesimo secolo, sono ancora micro-parcellizzate, sottocapitalizzate, gestite in maniera padronale, basate sulla gestione dell’emergenza e della quotidianità anziché su quella della programmazione? Non siamo andati avanti per anni reclamando sempre più soldi e meno lavoro, contribuendo così a ridurre costantemente la competitività del nostro sistema industriale? Non ci troviamo davanti, da una parte, ad imprenditori che (generalmente parlando) hanno sempre considerato la formazione e la motivazione del personale uno spreco di denaro e, dall’altra, a dipendenti che (generalmente parlando) portano al lavoro il loro corpo ma non la loro mente né il loro cuore? Colpa dei cinesi? Che frottola! Che bugia auto-assolutoria.

È vero che le statistiche ci dicono che l’alcol e la droga sono la principale causa di morte tra i giovani (direttamente o indirettamente parlando), ma il ricorso all’alcol e alla droga non sono forse la fuga dalle difficoltà di una vita alla quale i genitori non preparano più i loro figli? Non è forse la ricerca di un surrogato per un’esistenza priva di valori e, quindi, di significato? La principale causa di morte tra i giovani è stata la distruzione della famiglia e l’incapacità, anzi, peggio ancora, il disinteresse di troppi padri e madri a fornire una guida ai propri figli, a chiedere loro di assumersi delle responsabilità, di fare dei sacrifici, di imparare a lottare.

È sempre stato tipico delle persone deboli e irresponsabili cercare un capro espiatorio per le proprie colpe: il fratello maggiore dà la colpa del vetro rotto al minore (o viceversa); il capoufficio dà la colpa della mancata evasione di una pratica a un collaboratore; il governo incolpa delle difficoltà economiche i propri cittadini torchiati dal fisco, ma visti tutti come evasori fiscali. “Passare la patata bollente” è uno degli sport preferiti da un popolo di sportivi sedentari. Ma è tutto un inganno. Finché non avremo il coraggio di guardarci allo specchio per un’onesta introspezione non saremo in grado di trovare vere soluzioni ai nostri veri problemi.

Credits: Immagine di rorozoa su Freepik (titolo); Foto di John da Pixabay (corpo del testo)

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Sergio Zicari

Autore di numerosi libri sulla comunicazione e il marketing delle aziende, del terzo settore e delle libere professioni. Per molti anni è stato manager, formatore, consulente per imprese profit e non profit. È Responsabile della Comunicazione del Gruppo Comunità Etica e Caporedattore di CambiaMenti.

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