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Decreto Riscossione, nuove regole in arrivo: un aiuto ai cittadini o l’ennesimo provvedimento farsa?

In consiglio dei ministri il via libero definitivo al decreto legislativo di riforma della riscossione.

Manca solo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale perché le nuove norme approvate dal Consiglio dei Ministri diventino operative.

Con questo decreto legislativo la riscossione di tasse e multe non pagate cambia passo. Più spazio alle possibilità di recupero del credito anche dopo la restituzione all’ente che ha emesso l’atto di contestazione, con un’apertura alla possibilità delle cartolarizzazioni.

Quindi velocizzazione delle procedure. Mascherato da un aiuto ai contribuenti in difficoltà questo null’altro è se non un ulteriore attacco ai circa 20 milioni di contribuenti interessati, un attacco alle piccole imprese e alle famiglie che rappresentano almeno i due terzi del paese. Il calcolo è presto fatto: togliamo la maggior parte dei giovani fino a 30 anni che non hanno ancora avuto modo di produrre debiti, togliamo gli anziani in pensione e vedremo che la maggior parte del paese è perseguitato da Agenzia delle Entrate e Riscossioni.

Perseguitato è un termine forte ma giusto, perché quello che è avvenuto in questi anni e quello che avverrà con queste novità è una persecuzione mascherata, addolcita dalla possibilità di allungamento delle dilazioni nel pagamento delle cartelle. Oramai tutto viene presentato come un aiuto, una tutela, una “mano” del governo per il bene dei cittadini.

Le modifiche apportate opereranno in concreto a far data dalle richieste di rateazione presentate dal 1gennaio 2025. Con la modifica in questione è previsto che, per debiti inferiori o pari a 120 mila euro, su semplice richiesta del contribuente, la rateazione potrà essere concessa fino a 84 mesi per le richieste presentate negli anni 2025 e 2026, a 96 mesi per le richieste presentate negli anni 2027 e 2028, a 108 per le richieste presentate a partire dal 1° gennaio 2029.

La sostanza è che per tutte le rateazione presentate fino al 31 dicembre 2024 sono applicabili le regole vigenti.

E intanto che cosa sta accadendo? Agenzia Riscossioni è sempre più efficiente ed aggressiva: intimazioni di pagamento, blocco del conto corrente, pignoramenti dello stipendio, pignoramento presso terzi, anche del fatturato delle aziende. Lo Stato è lento in ogni azione ma diventa ogni giorno più veloce nell’aggredire i propri cittadini.

Anziché un provvedimento di pace fiscale che risani l’economia, ci troviamo davanti a un aumento dell’aggressività. L’obiettivo è arrivare ad una progressiva riduzione del magazzino di Agenzia delle Entrate e Riscossione che a fine 2023 contava 1207 miliardi di euro con più di 170 milioni di cartelle e oltre 20 milioni di contribuenti interessati. Dai carichi affidati dal 1° gennaio 2025 scatterà un contatore di 5 anni dopo i quali scatterà il discarico automatico degli importi attribuiti dagli enti creditori all’agente della riscossione. Dopo di che, per gli enti creditori si aprirà la strada di una nuova cartolarizzazione.

Tradotto in parole semplici, gli enti creditori potranno vendere i loro crediti a privati esattamente come fanno oggi le banche con il perverso meccanismo degli NPL (crediti non performanti) e i privati avranno le mani libere per agire ancor più di Agenzia Riscossione perché non avranno nemmeno i limiti oggi vigenti per il pignoramento della prima casa o per gli stipendi.

Anziché fare un provvedimento urgente e necessario che impedisca il suicidio economico di milioni di piccoli imprenditori e famiglie, l’ennesimo provvedimento farsa: aumento della dilazione dal 2025. Nel frattempo, oramai tutti sanno che gli importi richiesti dagli enti con il trasferimento ad Agenzia Riscossione sostanzialmente per il meccanismo delle sanzioni e interessi, raddoppiano mettendo nelle condizioni milioni di persone, di dover decidere se fare la spesa o pagare i debiti.

Si sono trovati i soldi per il tristemente famoso bonus 110 che ha privilegiato i truffatori, i soldi per il reddito di cittadinanza, quelli per sostenere una guerra in Ucraina pianificata dall’Occidente, per dare contributi al settore automobilistico soprattutto nella follia dell’elettrico, si troveranno i soldi per il ponte di Messina, ma non ci sono i soldi per fare una volta per tutte un provvedimento che salvi milioni di famiglie e faccia ripartire il vero tessuto produttivo del paese, la piccola impresa.

Il problema non è allungare la dilazione dei pagamenti di un debito che parte dagli anni 2000, ma dare un vero taglio al “magazzino” di ADER (Agenzia Riscossioni). Tutti gli addetti ai lavori sanno che non più del 10% è riscuotibile e allora perché continuare a spingere verso la fame la maggioranza del paese, piuttosto che prendere l’unico provvedimento risolutivo? Soltanto un “Giubileo del Debito” può rimettere in moto l’economia e ridare serenità alla maggioranza del paese che purtroppo, rinunciando al voto, rinuncia anche a difendere i propri diritti.

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Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di ConfimpresaItalia-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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