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Facciamo fuori l’Italia

Giacinto Cimolai

“Facciamo semplice l’Italia”, questo il titolo dell’evento che si è tenuto il 17 luglio scorso durante il quale il direttore dell’agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini, ha snocciolato alcuni dati interessanti sulla situazione dei crediti vantati dall’ex Equitalia.

Più che “Facciamo semplice l’Italia”, sarebbe stato più opportuno “Facciamo fuori l’Italia” perché quello che emerge con forza, è la volontà di distruggere il tessuto economico del paese.

Il magazzino dei crediti non riscossi da Agenzia delle Entrate, afferma Ruffini, è una montagna che ha sfondato il tetto dei 1.153 miliardi di euro.

Un magazzino che comprende 22 anni di crediti non riscossi, 190 milioni di cartelle emesse nei confronti di circa 23 milioni di soggetti.

Tolti gli over 65 che contano circa 14 milioni di persone e i minori di 18 anni che sono circa 10 milioni rimangono circa 35 milioni di italiani dei quali, quindi, i due terzi stanno subendo la crisi economica, non certo causata da loro e l’aggressività di un’Agenzia Entrate che sarebbe utile capire se stia eseguendo le politiche del Governo o stia sfuggendo al controllo dello stesso come i mercenari della Wagner sono sfuggiti al controllo di Putin.

Nel 2018 sono stati cancellati i debiti sotto i 1.000 €, nel 2021 quelli fino a 5.000,  sono stati poi riaperti i pagamenti per la rottamazione ter e per il saldo e stralcio, ma i dati complessivi su questi provvedimenti non sono ancora stati forniti.

La rottamazione quater avrebbe registrato 3,8 milioni di istanze di adesione: ma se ci sono 23 milioni di soggetti nei confronti dei quali sono state emesse 190 milioni di cartelle dove sono finiti tutti gli altri?

Hanno pagato tutti o hanno deciso di non presentare nemmeno la domanda di adesione convinti che con le tasche oramai completamente vuote non saranno in grado di pagare nemmeno gli acconti?

A ottobre prossimo avremo la prova del nove sui risultati della rottamazione quater: verosimile che sia peggio delle precedenti, considerata la gravissima crisi in cui versa il paese.

Ma già in questi mesi cominceremo a vedere il baratro perché l’azione persecutoria di Agenzia delle Entrate avrà nel frattempo velocizzato l’agonia di molte piccole aziende.

Sempre il direttore Ernesto Maria Ruffini, ha ipotizzato che, a fronte di una massa enorme di crediti non riscossi, solo poche decine di miliardi, comunque sotto i 100, sarebbero quelli realmente recuperabili. Su 1.153 miliardi, che è il monte crediti, significa che quelli esigibili sono meno del 10%.

Qualsiasi imprenditore che avanza crediti da un’azienda a rischio fallimento accetterebbe, secondo il principio pochi maledetti e subito, un saldo e stralcio che gli permetta di recuperare qualcosa, piuttosto che rischiare di non prendere nulla a seguito di una chiusura dell’azienda debitrice.

Lo Stato, perché AGeR è un ente di riscossione emanazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, invece, preferisce il fallimento del debitore al recupero di quanto ragionevole.

Ma allora aver proposto una rottamazione quater e le proposte per una pace fiscale sono solo promesse elettorali di chi governa, in funzione delle prossime elezioni europee, smentite dalle azioni di segno opposto del suo ente riscossore, oppure Agenzia delle Entrate sta sfuggendo al controllo dell’organo di riferimento?

Siamo alle solite manfrine preelettorali o siamo alla guerra per bande fatta sulla pelle dei cittadini?

Molti sostengono che una pace fiscale premierebbe gli evasori: probabilmente premierebbe qualche furbetto, ma è sempre meglio un colpevole in libertà che un innocente in galera.

Chi critica condoni e agevolazioni dimentica che stiamo discutendo di un debito riguardante un periodo di oltre 20 anni, un debito conseguente a scelte che non sono certo imputabili al piccolo imprenditore o al padre di famiglia, che con tanti sacrifici ha fatto un mutuo per acquistarsi una casa e ora se la vede portare via.

Ma dimentica o non è a conoscenza della grande evasione, quella che in linguaggio tecnico si chiama elusione, strumento tipico utilizzato dalle grandi multinazionali che hanno visto aumentare i propri profitti soprattutto grazie alla pandemia e agli effetti collaterali del conflitto russo-ucraino.

Dimentica che l’imposizione fiscale di un piccolo imprenditore è arrivata a livelli insostenibili, che per mantenere aperte le loro aziende durante l’emergenza sanitaria spesso i piccoli hanno dovuto indebitarsi ancora di più.

Dimentica che un dipendente con 1.300 euro di stipendio al mese che si è visto raddoppiare le bollette e il mutuo non è più in grado di garantire un livello di sussistenza alla propria famiglia.

Dimentica che la concorrenza sleale che avviene all’interno dei paesi della comunità europea ha messo in difficoltà milioni di aziende.

Dimentica che spesso chi non ha pagato le tasse è stato costretto a farlo per poter garantire lo stipendio ai propri dipendenti.

E allora se il credito esigibile è meno del 10% del monte complessivo perché con un sano pragmatismo non fare una vera pace fiscale attraverso la quale chiudere con il passato e permettere una vera ripresa economica?

Il debito è il più grande peccato del momento e ora è il momento di una indulgenza plenaria, è il momento di promuovere “Il Giubileo del Debito”. Uniamoci per lanciare una proposta di legge di iniziativa popolare che ridia respiro al paese per farlo ritornare una delle prime potenze economiche, perché gli italiani ne hanno le capacità e ne hanno diritto.

Credits: Foto di Tumisu da Pixabay

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Giacinto Cimolai

Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di ConfimpresaItalia-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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