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Crisi nell’ECOWAS: Le Tre Ragioni di una Rottura e le Incognite per l’Africa Occidentale

L’ECOWAS (Economic Community of West African States), un’organizzazione internazionale attualmente composta da 12 paesi dell’Africa occidentale, vale a dire Benin, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo, ha come obiettivo primario la promozione dello sviluppo economico e sociale della regione. Questo obiettivo viene perseguito attraverso l’integrazione dei mercati, l’armonizzazione delle politiche, la libera circolazione delle persone e dei beni, nonché la promozione della solidarietà tra i popoli. Fondata nel 1975 con la firma del Trattato di Lagos, l’ECOWAS ha la sua sede ad Abuja, in Nigeria, ed è strutturata in diversi organi istituzionali, tra cui il Consiglio dei capi di stato e di governo, l’Autorità dei capi di stato e di governo, la Commissione, il Parlamento, la Corte di giustizia e il Consiglio economico e sociale. Per finanziare le sue attività, l’ECOWAS riceve contributi finanziari dai suoi Stati membri, calcolati in base al loro Prodotto Interno Lordo (PIL), oltre a ricevere aiuti e prestiti da donatori internazionali come l’Unione europea, la Banca mondiale e le Nazioni Unite. Altri flussi di finanziamento provengono dalle tasse doganali e dalle imposte sulle transazioni finanziarie, introdotte per aumentare le entrate proprie dell’organizzazione.

In aggiunta alla sua missione economica, l’ECOWAS dispone di una componente militare denominata ECOMOG (Economic Community of West African States Monitoring Group), il cui compito principale è il mantenimento della pace e della sicurezza nella regione. Questa forza di intervento agisce in caso di crisi o conflitti all’interno o tra i paesi membri. Fondata nel 1990, l’ECOMOG è stata coinvolta in diverse missioni di peacekeeping in vari paesi dell’area, tra cui Liberia, Sierra Leone, Guinea-Bissau, Costa d’Avorio e Mali.

Tuttavia, nel 2024, l’ECOWAS ha attraversato una grave crisi a seguito dell’uscita di tre dei suoi paesi membri: Burkina Faso, Mali e Niger. Questi paesi avevano precedentemente subito sanzioni e restrizioni dall’ECOWAS a causa dei colpi di stato che avevano portato al potere giunte militari tra il 2020 e il 2023. Il primo colpo di stato si era verificato in Mali il 18 agosto 2020, quando un gruppo di ufficiali aveva arrestato il presidente Ibrahim Boubacar Keïta e il primo ministro Boubou Cissé, accusati di corruzione e di incapacità di gestire la crisi economica e di sicurezza nel paese. Il secondo colpo di stato si era verificato in Burkina Faso il 7 novembre 2020, quando un altro gruppo di ufficiali aveva deposto il presidente Roch Marc Christian Kaboré e il primo ministro Christophe Joseph Marie Dabiré, accusati di aver fallito nel contrastare la povertà e il terrorismo nel paese. Il terzo colpo di stato si era verificato in Niger il 27 luglio 2023, quando un terzo gruppo di ufficiali aveva rovesciato il presidente Mohamed Bazoum e il primo ministro Brigi Rafini, accusati di aver commesso brogli elettorali e di aver violato la costituzione. In tutti e tre i casi, le giunte militari avevano promesso di organizzare delle transizioni democratiche e di restituire il potere ai civili, ma senza rispettare i tempi e le modalità previste dall’ECOWAS.

L’ECOWAS aveva condannato questi colpi di stato come gravi violazioni dei principi democratici e costituzionali e aveva chiesto il ripristino dell’ordine legittimo e il ritorno alle elezioni democratiche. In risposta, aveva imposto sanzioni economiche e politiche ai paesi colpiti, tra cui il blocco dei fondi comunitari, la sospensione della partecipazione agli organi istituzionali, il divieto di viaggio per i membri delle giunte militari e il richiamo degli ambasciatori. Inoltre, l’ECOWAS aveva minacciato di utilizzare la forza militare per ripristinare il presidente eletto del Niger, Mohamed Bazoum, che era stato destituito dai militari il 27 luglio 2023. A tale scopo, l’ECOWAS aveva schierato truppe di ECOMOG al confine tra Niger e Nigeria e aveva stabilito un ultimatum di 48 ore per i militari nigerini affinché rilasciassero Bazoum e restituissero il potere ai civili. Tuttavia, l’ultimatum era scaduto il 29 luglio 2023 senza che i militari nigerini avessero accettato le richieste dell’ECOWAS.

Le motivazioni addotte dai tre paesi per l’uscita dall’ECOWAS hanno compreso diverse ragioni. In primo luogo, hanno accusato l’ECOWAS di essere intervenuta negli affari interni dei loro paesi e di aver mancato di rispetto per la loro sovranità nazionale. Hanno sostenuto che i colpi di stato sono stati necessari per salvare i loro paesi dalla crisi e dalla corruzione e che le giunte militari hanno goduto del sostegno della maggioranza della popolazione.

In secondo luogo, hanno avuto l’obiettivo di consolidare la loro alleanza regionale, chiamata Alleanza degli Stati del Sahel, fondata nel settembre 2023 con la firma della Carta del Liptako-Gourma. Questa alleanza ha previsto una cooperazione militare e politica tra i tre paesi per affrontare minacce esterne e interne, in particolare da parte dei gruppi armati jihadisti attivi nella regione del Sahel. L’Alleanza degli Stati del Sahel ha avuto come obiettivi la creazione di una forza di sicurezza condivisa, l’armonizzazione delle legislazioni e delle politiche, la promozione dello sviluppo economico e sociale e il rafforzamento dell’integrazione regionale. Basandosi sul concetto di Liptako-Gourma, una regione transfrontaliera che ha compreso parti di Burkina Faso, Mali e Niger, caratterizzata da una forte omogeneità culturale, etnica e religiosa, questa alleanza ha cercato di affrontare le sfide condivise della regione.

In terzo luogo, i tre paesi hanno manifestato una crescente apertura verso la Russia, che negli ultimi anni aveva aumentato la sua presenza e influenza nella regione, offrendo assistenza economica, militare e diplomatica ai paesi africani. Ciò è avvenuto in opposizione alla Francia, ex potenza coloniale, vista come un attore ostile e neocoloniale. La Russia ha fornito armi, consulenza militare, mediazione politica e veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ai tre paesi usciti dall’ECOWAS, in cambio di concessioni minerarie, energetiche e agricole e di sostegno geopolitico.

La rottura dell’ECOWAS da parte di Mali, Niger e Burkina Faso comprometterà la sicurezza e la stabilità dell’Africa occidentale. Tra gli effetti possibili, ci sono la riduzione di benefici economici e commerciali a causa della fine del mercato unico e del fallimento del progetto di moneta comune per il 2025. Questi tre paesi non hanno sbocchi sul mare e si affidano ai porti degli altri paesi ECOWAS per le loro operazioni di importazione ed esportazione. Lasciare il blocco potrebbe comportare un rincaro dei prezzi e un ostacolo alla circolazione dei cittadini e dei capitali nel resto del blocco. Inoltre, i paesi usciti potrebbero essere isolati politicamente e diplomaticamente, con la possibilità di altre sanzioni o pressioni da parte della comunità internazionale. Il motivo? L’uranio.

Il Niger, il Mali e il Burkina Faso sono tre paesi dell’Africa occidentale con importanti riserve di uranio, ma sono anche afflitti da instabilità politica, conflitti armati e povertà. Le risorse di uranio di questi paesi sono oggetto di interesse e contesa da parte di diversi attori internazionali, in particolare la Francia, che dipende fortemente dal nucleare per il suo approvvigionamento energetico. La presenza economica e militare francese in queste nazioni è notevole, grazie alla multinazionale Orano (precedentemente Areva) e all’operazione Barkhane. Tuttavia, la Francia deve affrontare la concorrenza di altre nazioni come Cina, Russia, India e Stati Uniti, che cercano di accedere alle risorse naturali e di influenzare la situazione geopolitica della regione. Inoltre, la Francia deve fare i conti con le proteste delle popolazioni locali che denunciano lo sfruttamento e l’inquinamento legati all’estrazione dell’uranio, così come con le minacce dei gruppi terroristici e ribelli che attaccano le infrastrutture e il personale legati al settore nucleare.

La Francia affronta anche sfide economiche e finanziarie, tra cui una crescita economica moderata, una crescente vulnerabilità finanziaria in un contesto di ciclo finanziario in ascesa e rischi geopolitici. Il settore bancario francese è particolarmente suscettibile a turbolenze nei mercati finanziari, sul debito sovrano e sul credito. La riduzione della presenza francese in Africa ha comportato la perdita di influenza e opportunità economiche, e il ritiro delle truppe francesi da paesi africani come il Mali, il Niger e il Ciad, a causa di attacchi terroristici e proteste anti-francesi, ha limitato la capacità della Francia di proteggere i suoi interessi strategici e commerciali nel continente.

La dipendenza energetica della Francia, con importazioni che costituiscono circa il 50% dell’energia elettrica e il 99% del gas naturale, la rende vulnerabile alle fluttuazioni dei prezzi e alla potenziale scarsità di approvvigionamento, soprattutto in un periodo di crisi energetica globale. Inoltre, la politica attuale in Italia, meno favorevole agli interessi francesi rispetto al passato quando la Francia aveva una posizione dominante nel settore bancario, assicurativo e finanziario italiano, aggiunge ulteriori complicazioni alla situazione.

Nel contesto europeo, la Germania sta usando una minaccia indiretta nei confronti del Niger, minacciando di chiudere la sua ambasciata nel paese come forma di pressione per continuare a vendere uranio alla Francia, nonostante la crescente scarsità e il costo elevato dell’uranio a causa della fine dell’ECOWAS africano. Di fronte alle resistenze, il governo tedesco sta considerando l’opzione di agire strategicamente in Africa, anche attraverso l’uso della forza. Questa notizia è rilevante e segue l’incontro “Roma – Africa,” che sembra essere un’estensione del piano Mattei, in cui l’Italia agisce anche a nome degli Stati Uniti.

Infine, si nota una crescente tendenza in molti paesi africani a respingere l’ingerenza da parte dei loro ex colonizzatori e delle istituzioni internazionali, che spesso impongono condizioni e vincoli agli aiuti economici e sanitari. Un esempio è stato il rifiuto di 11 paesi africani, tra cui Etiopia, Kenya, Tanzania, Uganda e Zimbabwe, di accettare alcune proposte di riforma del trattato pandemico dell’OMS presentate nel maggio 2023 durante la 75esima Assemblea mondiale della sanità, poiché ritennero che queste proposte avrebbero favorito multinazionali farmaceutiche e paesi ricchi a discapito delle nazioni più povere. Pertanto, sarà fondamentale monitorare attentamente l’evolversi della situazione, soprattutto alla luce del recente summit Italia-Africa e della situazione di instabilità nei mari del sud.

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Carmen Tortora

Carmen Tortora

Laureata in matematica con indirizzo applicativo in ambito tecnologico, ha conseguito una specializzazione in analisi tecnica dei mercati finanziari.
Ha approfondito i suoi interessi per la natura e la scienza studiando biologia, viticoltura e enologia.
Attualmente lavora come insegnante nella scuola pubblica e come redattrice per la webradio Radio28TV e per il giornale online CambiaMenti. È co-autrice del libro NEXT con Franco Fracassi, per cui cura una rubrica di economia, finanza e tecnologia.

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