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Convinzioni, Dubbio, Conoscenza, Consapevolezza

Le convinzioni limitano

Il dubbio stimola

La conoscenza rafforza

La consapevolezza illumina

Il convegno che si è tenuto a Roma il 3 marzo 2024 parte da questa frase: la via maestra di un percorso che i promotori intendono intraprendere per costruire un mondo migliore, tutti insieme.

Parliamo di Diana Romano e Luciano Bosco, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione “Libera Italia”.

Questa associazione “è nata con l’obiettivo di favorire l’unione sui territori di tutte le persone che in questi anni hanno deciso di combattere questo sistema dominato dalle regole della finanza internazionale, da strutture sovranazionali come UE, NATO, OMS, dalle multinazionali, sistema sempre più imperniato sulla menzogna di Stato e con la complicità dei nostri politici”, come si legge nell’invito ricevuto dai partiti, associazioni, movimenti e stampa.

L’evento ha permesso l’incontro tra persone rappresentanti diversi gruppi, partiti e cittadini che quotidianamente si impegnano nel loro ambiente per fare la differenza.

Come costruire una società che metta realmente al centro l’essere umano? Come avere una crescita economica equa e sostenibile?

La disamina effettuata dai padroni di casa ci ha svelato una realtà spietata dell’attuale situazione.

La parola progresso è associata alla crescita economical’essere umano è ridotto a consumatore passivo. In realtà, il progresso deve abbracciare la sostenibilità ambientale, il rispetto dei diritti umani e la coesione sociale.

Il progresso della nazione non è il PIL di quella nazione, bensì è il benessere reale dei suoi cittadini.

Le strutture sovranazionali non difendono gli interessi di una nazione.

I partiti stessi, che dovrebbero rappresentare gli interessi nazionali, sono asserviti al “sistema”, tutti, nessuno escluso. Essi, inoltre, sono concentrati nel raggiungere e mantenere i propri interessi e privilegi, non quelli del popolo.

Obiettivo: cambiamento

Serve un cambiamento che metta al centro il popolo, la crescita economica, il benessere e la difesa dei valori.

Questa è la visione che ha guidato non solo la costituzione dell’associazione “Libera Italia”, ma anche la giornata del convegno.

La libertà non dovrebbe mai essere negoziabile, essa comprende anche la sovranità nazionale che non dovrebbe mai subire alcuna influenza esterna.

La libertà implica anche la possibilità di scegliere un modello socioeconomico che riduca la povertà.

Negli ultimi quattro anni ci sono state tante proteste da parte di tante categorie: contro il green pass, contro l’aumento dei mutui, contro le città di quindici minuti, agenda 2030, agricoltori… I risultati sono stati scarsi, perché ogni gruppo, comitato, associazione, piccolo partito, ha seguito la propria iniziativa e, mancando la sinergia o adottando addirittura un atteggiamento di chiusura verso gli altri, non c’è stata la forza e la capacità di portare avanti la propria battaglia. Dopo ogni protesta c’è sempre stata una raccolta di firme per proposte di legge, ma, come sottolineato dal vicepresidente Luciano Bosco: “Tutte iniziative lodevoli che non hanno portato a nulla”.

I partiti antisistema del 2022 sono ora divisi e indeboliti.

Il panorama politico attuale presenta tante sigle, divise, che rappresentano una percentuale insignificante.

Il sistema è rappresentato da strutture sovranazionali, – OMS, NATO, … tutte anacronistiche. Tutte manovrate dalle grandi lobby e da fondi di investimento. Queste forze dispongono di ingenti ricchezze e impongono sistemi volti al controllo dei popoli.

Il loro obiettivo è ridurre tutti a “consumatori lobotomizzati” e controllati in maniera tale da non riuscire neanche a percepire che vi è la possibilità di creare un mondo diverso e migliore.

Il neoliberismo, con le sue teorie economiche basate sulla competitività, libero mercato, sulla privatizzazione sfrenata e il non-intervento dello stato ha portato povertà e guerre. Le guerre creano ricchezza per chi le promuove.

I partiti, tutti, sono in realtà corporazioni che difendono i propri interessi e sono asserviti a cerchi di potere e a lobby, si “aggrappano al proprio status quo per mantenere i propri privilegi”. Questo atteggiamento è lesivo per la democrazia e “impedisce l’emergere di una vera alternativa”. La politica è “un teatro di marionette”, “grazie anche a leggi ad personam e con la complicità della magistratura: la Corte Costituzionale è ormai priva del suo status quo”.

Esempio di questa decadenza della democrazia e dello stato di diritto è una legge regionale piemontese che riduce i giorni di raccolta delle firme da 180 a 30: come è possibile raccogliere 13.000 firme in tutto il Piemonte in 30 giorni? Come può un nuovo movimento politico “affacciarsi” alla vita politica se deve raccogliere migliaia di firme in un periodo di tempo ridotto rispetto alla legge nazionale?

Questa non è democrazia, ma dittatura mascherata cui dobbiamo opporci”.

Le “crisi che impattano sulla società e cominciano a colpire i singoli cittadini” sono tutte indotte dal sistema per imporre delle soluzioni, delle “cure”.

In queste settimane il signor Draghi sta rilasciando diverse interviste in cui dichiara che la “globalizzazione ha indebolito i valori liberali in Occidente. Per l’Europa serve il debito comune, per l’Europa è arrivato il momento di diventare uno Stato. Servono enormi investimenti, servono risorse pubbliche e risparmi privati”.

Tutto ciò che hanno imposto queste persone in trenta anni fa sono dannose per le persone e per le nazioni, ma loro vanno avanti con le loro agende, “loro vincono sempre perché sono protetti dal sistema”.

 Le guerre portano guadagno, in questa ottica “il Parlamento italiano ha varato delle leggi che prevedono la possibilità per l’industria bellica di vendere armi nel mondo senza alcun controllo e tutti gli investimenti per produrre armi non saranno più conteggiati nel debito pubblico”.

Nel 1991, l’Italia, come riportava il ‘Corriere della Sera’ in prima pagina il 16 maggio, era la IV potenza mondiale: “tutti lavoravano e tutti avevano un discreto stato di benessere. Non c’era chi si arricchiva in maniera indiscriminata: c’era una logica di distribuzione della ricchezza. La politica era più sana”, essa creava condizioni socioeconomiche in linea con la Costituzione e la finanza era “funzionale. La finanza erano le banche pubbliche che davano soldi a chi ne aveva bisogno. Avevamo un’arma molto forte, la moneta e una Costituzione che era rispettata. In questi trenta anni è stato imposto un cambiamento di modello”.

Hanno convinto le persone che “il debito pubblico era un problema, […] che un paese piccolo non può sopravvivere”.

Abbiamo subìto la perdita della sovranità monetaria, con l’imposizione di una valuta estera, con un forte indebolimento della nostra economia, e abbiamo visto la nostra Costituzione calpestata e svilita.

È arrivato il momento di agire: non possiamo più sostenere quegli organismi internazionali che utilizzano la pandemia per controllare il mondo. Non possiamo più essere una vittima sacrificale di altri paesi e organismi sovranazionali. Siamo il paese più saccheggiato in Europa: sono sparite 350 industrie importanti, perdendo posti di lavoro e competenze. […] La politica marcia non può più ignorare i cittadini, calpestandone i diritti”.

Immaginare un futuro migliore

Le strade alternative che si possono seguire sono:

  • seguire i leader (compresi gli antisistema). Sono personaggi che hanno un unico obiettivo: una miserevole caccia di voti e qualche poltrona in Parlamento;
  • rimanere divisi, con il peso dello 0,0…%: strada che favorisce chi vorremmo combattere perché responsabile di questa situazione;
  • costruire un nuovo progetto politico, che parta dai valori comuni, dalla consapevolezza delle persone. Sorprende constatare che ci siano tante divisioni, pur in presenza di principi e valori comuni: tanti manifesti sostanzialmente identici ma tutti separati. Tante persone si sono messe a disposizione per cambiare le cose ma, poi, il leader di turno ha fatto naufragare i progetti.

Dobbiamo cercare di abbattere le barriere.

Si deve controbattere la frase del mondo neoliberista, citata spesso da Draghi: “there is no alternative”, con “There is an alternative”, esiste un’alternativa seria.

Dobbiamo tornare alla nostra sovranità nazionale, senza vincoli esterni. Gli asset strategici devono essere pubblici: “gli stati della Unione europea hanno mantenuto il controllo degli asset strategici. […] Siamo l’unico paese che ha ceduto tutto il mondo strategico”.

 Il lavoro deve essere stabile e dignitoso.

Lo stato deve accettare l’autodeterminazione del singolo, la dignità, deve rispettare i diritti fondamentali della persona.

“Lo sviluppo deve essere basato sulla sostenibilità ma la sostenibilità deve essere basata sulla persona”.

Lo Stato deve garantire il welfare: chi ha bisogno, chi ha una disabilità, chi vive in una situazione di disagio, deve trovare aiuto e sostegno nello Stato, non deve essere indirizzato alla sanità privata.

Utopia?

Spesso il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia a lavorarci. E allora può diventare qualcosa di infinitamente più grande”. Questo diceva Adriano Olivetti, un imprenditore pragmatico, con una visione molto avanzata, un imprenditore che aveva fatto della managerialità etica il suo punto fermo.

Il progetto che nasce da questo convegno “mira a creare una classe dirigente nuova, che sappia di cosa si sta parlando e che miri a difendere gli interessi della nazione, a rifondare le basi della nostra nazione e cambiare le modalità con cui si fa politica, a far convergere le energie positive e le persone che non ambiscano a poltrone  o privilegi, unire le peculiarità e le competenze da nord a sud, senza divisioni. Dovremmo cercare di creare un esercito di persone perbene, con una presenza sul territorio capillare, armata soprattutto di passione e consapevolezza. Un progetto che possa creare i presupposti per poter incidere sul futuro della nostra nazione senza fretta, che non si faccia prendere dall’ansia di dover partecipare alle elezioni europee piuttosto che altre, perché l’ansia è nemica di un progetto fatto bene. L’unico leader è il progetto stesso. Non abbiamo bisogno di leader, abbiamo visto che i leader hanno un loro progetto, […] che non condivideranno mai con gli altri ed è distante dal progetto degli altri”.

Perché fare tutto questo?

Lo dobbiamo ai giovani, per risolvere i problemi creati dalle generazioni precedenti.

La mia generazione è quella che ha dato un forte contributo a creare questo casino. Dobbiamo, dunque, cercare di risolvere il problema. […] Siamo consapevoli che è possibile viver in un mondo diverso perché lo abbiamo vissuto […] un mondo dove non c’erano i social ma c’erano i rapporti umani.”

Un altro motivo è che “non possiamo accettare di vivere in uno stato menzognero, che utilizza la costrizione e la coercizione sui suoi cittadini. Cittadini che, secondo il dettato della Costituzione, hanno la sovranità: la sovranità popolare spetta al popolo.”

Un altro motivo, come detto nell’introduzione, è il benessere delle persone e la sostenibilità, anziché il PIL.

Nel 1969, Kennedy ha messo in discussione l’utilità del PIL come parametro della situazione economica di una nazione, poiché è una misura economica per misurare l’efficienza di una azienda e, in quanto tale, se applicata ed utilizzata con la miopia degli ultimi quaranta anni circa, distrugge le capacità economiche ed il benessere di uno Stato.

Non è un compito facile quello che l’associazione vuole perseguire “però siamo convinti che si possa fare e, per farlo, pensiamo anche che sia indispensabile rispettare un vincolo: quello del foglio bianco. […] Chi accetterà di sedersi al tavolo avrà il diritto di riempirlo: di regole, di motivazioni, scriverne il manifesto, decidere in che forma sarà la collaborazione: se forma associativa piuttosto che federazione…”.

Ci sono molte cose che uniscono, molte di più di quelle che dividono

I lavori per portare avanti l’iniziativa prevedono una serie di step e di appuntamenti che permettano di formare una serie di tavoli operativi, suddivisi per materie e settori, dove lavoreranno persone con le competenze necessarie.

Il progetto così concepito e condiviso può diventare una forza dirompente. Una forza che non sarà un partito, ma l’unione di tutti e sarà, pertanto, una voce notevole, anche a livello internazionale. Uniti in tal modo saranno superati una serie di limiti e anche il senso di colpa di chi ha compreso di essere stato usato strumentalmente dal sistema.

I sogni che possono sembrare utopici, possono essere realizzati se fatti con passione e senza interessi personali” (Luciano Bosco)

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Manuela Fratianni

Manuela Fratianni

Economista, appassionata di geopolitica, psicologia e sociologia.
Redattrice di CambiaMenti e di Radio28TV.

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