Recentemente, durante un’audizione al Senato USA, il Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ha denunciato l’accordo tra senatori e case farmaceutiche: la maggioranza dei membri del comitato avrebbe ricevuto finanziamenti dal settore in questione.
La sua accusa: un sistema clientelare che promuove strategie di debolezza, dove si favorisce la malattia cronica per aumentare il profitto.
I dati emersi sono molto di esplicativi di tante considerazioni: l’11% di malattie croniche riscontrato ai tempi dello zio JFK ha oggi superato, con tutti i progressi che si sono fatti il 76%.
Lo stato attuale delle malattie croniche negli USA
Oggi la diffusione delle condizioni croniche è tutt’altro che ridotta. Nel 2023, 76,4 % degli adulti statunitensi soffriva di almeno una delle 12 patologie croniche selezionate, e oltre la metà (51,4 %) aveva più di una condizione cronica. Le malattie croniche dominano anche le cause di morte e i costi sanitari: sette delle prime dieci cause di morte negli Stati Uniti sono croniche, e queste condizioni assorbono circa il 90 % dei 4,9 trilioni di dollari spesi ogni anno in sanità.
Questi dati mostrano una crescita strutturale delle malattie croniche, legata a fattori demografici, stili di vita, diseguaglianze sociali e accesso alle cure, ma stimolano anche il dubbio legittimo che siano anche il frutto di una politica di lucro delle case farmaceutiche, e richiedono di indagare sulle dinamiche economiche.
Connivenze e conflitti di interesse in USA
Durante la stessa audizione di Kennedy, è emerso che molti senatori coinvolti avevano ricevuto significativi contributi da Big Pharma: circa 7 milioni di dollari tra il 2019 e il 2024 dai membri del Senato Finance Committee, e oltre 5,6 milioni di dollari dai membri del Senate Health Committee. Questo scenario solleva domande legittime circa l’indipendenza politica e l’influenza delle lobby su scelte decisive in sanità pubblica.
Alcuni cronisti e media conservatori hanno difeso Kennedy, definendolo un portavoce della verità contro l’establishment farmaceutico, mentre altri hanno sottolineato le sue affermazioni fuorvianti o non fondate scientificamente, soprattutto riguardo alla sicurezza ed efficacia dei vaccini.
Sicuramente Kennedy sta scoperchiando una serie di intrecci che hanno avuto il loro apice con la gestione del Covid.
L’Italia: tra ritardi investigativi e sistema vaccinale
In Italia, benché non vi sia stata alcuna audizione istituzionale simile, la questione delle relazioni tra politica, agenzie sanitarie e l’industria dei vaccini meriterebbe un esame approfondito. A differenza degli Stati Uniti, dove il dibattito su conflitti di interesse esiste – tra accuse e controaccuse –, in Italia non si è sviluppato un discorso altrettanto robusto. Gli aspetti controversi emergono solo in parte dai media o da gruppi di attivisti, ma non si traduce in una seria investigazione parlamentare o giudiziaria.
L’Italia: qualche dato
Sul fronte delle malattie croniche, l’Italia ha una prevalenza di obesità molto inferiore rispetto agli USA, ma la situazione è in peggioramento. Oggi circa il 10 % degli adulti italiani è obeso, con variazioni regionali – il Sud è più colpito –, e tra i bambini l’Italia ha uno dei tassi più alti d’Europa, circa il 21 %. Questi dati indicano una tendenza al peggioramento della salute pubblica che richiederebbe una riflessione politica seria sulla prevenzione, il ruolo dei media e dell’industria farmaceutica.
- Negligenza politica: mentre negli USA il dibattito, pur controverso, è presente, in Italia manca una seria inchiesta sulle eventuali collisioni fra affari farmaceutici e decisioni politiche. Questo silenzio istituzionale è inaccettabile in un sistema democratico.
- Emergenza cronica vera, ma complessa: l’aumento delle malattie croniche negli USA (dall’11 % a oltre il 76 %) è reale e drammatico, e deriva da cause multiple: invecchiamento, stili di vita, ambiente e disuguaglianze. Ma pone anche l’interrogativo se possa essere “esca per farmaci” evidenziando la necessità che il sistema sanitario debba essere spinto a orientarsi maggiormente verso prevenzione, trasparenza e non dipendenza dai grandi produttori.
- Sistema farmaceutico sotto esame: va promossa una riflessione libera da pregiudizi: il settore farmaceutico è essenziale, ma va regolato, con trasparenza nei finanziamenti politici, studi indipendenti e controllo democratico.
- Per l’Italia: aprire il dibattito pubblico e istituzionale su politiche sanitarie, lobbying farmaceutico e dati epidemiologici chiari. Serve più prevenzione, meno farmaci automatici. Serve responsabilità e sospetto critico.
L’Italia: cosa fare
La pandemia ha messo in luce fragilità strutturali nei sistemi sanitari, ma anche la necessità di trasparenza e controllo democratico. Se una corrispondenza tra aumento di malattie croniche e interessi di chi produce farmaci va approfondita, non possiamo limitarci a slogan. Occorre ricerca indipendente, audit pubblici, e coinvolgimento civico per evitare che malattie reali si trasformino in profitto politico. In Italia, questa inchiesta dovrebbe iniziare ora.
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