Liste d’attesa: da due mesi a tre anni
La sanità pubblica in Italia vive da anni il problema cronico delle liste d’attesa. Il caso che riportiamo è emblematico. Un paziente ha bisogno di un’operazione di cataratta: dopo aver contattato numerosi ospedali tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, le risposte sono scoraggianti. I tempi medi per l’intervento oscillano tra un anno e mezzo e tre anni.
La sorpresa arriva quando un ospedale friulano, forse meno conosciuto o geograficamente “defilato”, propone un intervento entro due mesi. Un’anomalia positiva, che però solleva un dubbio: come mai simili differenze di attesa all’interno della stessa regione e tra regioni confinanti?
Un intervento impeccabile
Il paziente si sottopone all’operazione nel tempo previsto e con risultati eccellenti: personale infermieristico cortese e professionale, sala operatoria ben organizzata, intervento rapido in anestesia locale, nessun dolore post-operatorio e recupero immediato. La tecnologia impiegata e la perizia del chirurgo sono di altissimo livello. Un’esperienza che smentisce ogni timore legato a una possibile “cattiva fama” dell’ospedale.

Il caos dei controlli post-operatori
Il vero problema inizia dopo le dimissioni. L’ospedale raccomanda un controllo entro sette giorni dall’operazione e un secondo controllo a due mesi per valutare la correzione ottica. Qui il sistema va in tilt:
- La segreteria dell’oculista che ha prescritto l’intervento nega la necessità del controllo a sette giorni e accetta solo la visita a due mesi.
- Il medico di base, interpellato, ammette di non capire il “contraddittorio” e rilascia un’impegnativa poco chiara.
- Il CUP (Centro Unico Prenotazioni) e la segreteria dell’oculista si rimpallano la responsabilità.
- Quando finalmente si tenta di prenotare il controllo a due mesi, il primo posto disponibile è a luglio 2027.
Di fronte a questa assurdità, il paziente è costretto a rivolgersi al privato: 120 euro per il controllo a 7 giorni e altri 120 euro per quello a due mesi. Costo da raddoppiare per il secondo occhio, che dovrà subire lo stesso intervento.
Un sistema che spinge verso il privato
Il caso evidenzia un fenomeno sempre più diffuso: il cittadino, pur pagando tasse e contributi, si trova costretto a rivolgersi al privato per prestazioni di base, come visite di controllo post-operatorie. Questo alimenta un sistema sanitario “a due velocità”: chi può permetterselo si cura, chi non può resta intrappolato in liste d’attesa inaccettabili.
Un appello alle istituzioni
Al termine della sua testimonianza, il paziente si rivolge direttamente alle istituzioni regionali:
“Presidente Fedriga, Assessore Riccardi, potete spiegarmi come sia possibile che per un semplice controllo servano due anni di attesa? Perché il sistema pubblico non riesce a garantire nemmeno il minimo necessario per il post-operatorio?”
Domande che non riguardano solo un singolo cittadino, ma migliaia di persone in Friuli-Venezia Giulia e in tutta Italia che vivono lo stesso disagio.
Un problema nazionale, ma servono soluzioni locali
Secondo i dati nazionali e le rilevazioni di monitoraggio delle liste d’attesa, il Friuli-Venezia Giulia non è un’eccezione: il problema è strutturale e colpisce l’intero Paese. Tuttavia, la gestione a livello regionale può fare la differenza. Trasparenza nella gestione delle agende, maggior coordinamento tra ospedali, medici di base e CUP, e investimenti su personale e tecnologia sono alcune delle soluzioni possibili.
Le due facce della sanità pubblica
La storia di questa operazione di cataratta mostra due facce della sanità pubblica: eccellenza medica e organizzativa in sala operatoria, ma burocrazia e carenze organizzative devastanti nel post-operatorio.
Una sanità che funziona a metà non è una sanità equa. Il diritto alla salute non può essere sacrificato sull’altare di procedure farraginose e tempi biblici. Serve una riforma concreta delle liste d’attesa e una risposta politica chiara a chi, oggi, deve scegliere tra curarsi privatamente o non curarsi affatto.
Credits: Foto del titolo fonte: pixabay; foto nel testo di Delhieye centre su Unsplash




