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Un matrimonio felice: solo nelle fiabe?

I matrimoni avrebbero più successo se ognuno cercasse di rendere il proprio coniuge felice piuttosto che migliore. Voler rendere migliore il nostro coniuge, tuttavia, è una grande tentazione. Non abbiamo bisogno di vivere molto tempo insieme prima di vedere i suoi difetti. Ogni giorno inciampiamo nelle sue inefficienze e trascuratezze, soffriamo per i suoi momenti di egoismo. Siamo offesi dai suoi scoppi di rabbia e dalle cose che ha lasciate incompiute.  Non è necessario essere dei geni per vedere quanto migliore sarebbe la nostra esistenza se nostro marito o nostra moglie soltanto… cambiasse.

Così facciamo i nostri elenchi, creiamo programmi di miglioramento e ricordiamo frequentemente al nostro coniuge le sue colpe. D’altra parte, sono solo gli altri quelli che brontolano, mentre noi suggeriamo dolcemente, e ci vediamo sempre come pieni di virtù. Dopo tutto, i nostri sforzi sono solamente per il suo bene! Così almeno ci vediamo noi.

Tuttavia, non c’è nulla che faccia meno bene nel matrimonio che dedicarsi a cambiare l’altro. Il matrimonio dovrebbe essere un rifugio da un mondo irritante, un luogo per calmare i nostri sentimenti e ottenere la forza per affrontare un nuovo giorno. Ma non può essere così se un coniuge sta tentando di modificare l’altro. C’è invece, spesso, un disagio, un sentimento che la casa è un roveto pieno di spine dove uno non è mai abbastanza all’altezza. Quel che è peggio, i programmi di miglioramento che progettiamo per qualcun altro raramente funzionano. La crescita è un processo auto-innescato. È un’interna aspirazione a essere migliori. Noi non possiamo fare di nessuno una persona gentile o premurosa.  Le persone grasse non perdono peso perché qualcun altro dice loro che dovrebbero dimagrire. Noi non possiamo modellare nessuno più di quanto possiamo dire a un fiore quando è il momento di sbocciare.

Dovremmo rinunciare alla vana idea di rendere migliori i nostri coniugi e concentrarci, invece, sul renderli felici. E questo inizia con l’accettare il nostro compagno, difetti compresi, con amore incondizionato. Vuol dire notare le mille buone cose che colui o colei che amiamo fa ogni giorno ed esprimere apprezzamento per queste cose. Nessuno vive con una persona perfetta. Così non stupiamoci quando questo capita anche a noi.  Del resto, è quel che capita anche al nostro coniuge.

Per ogni cambiamento che vorremmo vedere nel nostro coniuge, costui potrebbe elencare una lista di quelli che vorrebbe veder avvenire in noi. Quindi quando sentiamo l’impulso di migliorare qualcuno, dovremmo cominciare da noi stessi. Quando vogliamo rendere qualcuno felice, potremmo pensare al nostro coniuge. L’ironia della vita è che, se rendiamo qualcuno felice, alla fine lo avremo aiutato a diventare migliore.

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Naturalmente questo nulla ha a che vedere con il genuino desiderio di aiutare il nostro coniuge a superare alcuni aspetti del suo carattere o alcuni dei suoi comportamenti che oggettivamente lo danneggiano. Così se notiamo in lui o in lei la tendenza a parlare troppo di sé e a vantarsi dei propri successi, con tatto e con amore cercheremo di aiutarlo/a essere più riservato/a e umile, ma non perché noi vogliamo imporgli/le questo cambiamento, bensì solo e unicamente per il suo bene. Che cambi o meno questo aspetto, lui/lei deve sapere che il nostro amore resterà immutato.

Purtroppo, forse il principale motivo per cui vogliamo che il nostro coniuge cambi è perché nel tempo del corteggiamento abbiamo troppo facilmente chiuso gli occhi sui suoi difetti, per poi spalancarli dopo il matrimonio. La regola, invece, è l’opposto: “occhi spalancati prima; occhi (quasi) chiusi dopo”. Anzi, oggi, tristemente, uomini e donne non sanno nemmeno più cosa sia il corteggiamento. Una generazione interamente da rieducare.

Credits: Immagine di Freepik

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Sergio Zicari

Sergio Zicari

Autore di numerosi libri sulla comunicazione e il marketing delle aziende, del terzo settore e delle libere professioni. Per molti anni è stato manager, formatore, consulente per imprese profit e non profit. È Responsabile della Comunicazione del Gruppo Comunità Etica e Caporedattore di CambiaMenti.

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