NARNI: Noi ci rifiutiamo

Un territorio già compromesso da anni di sversamenti di industrie chimiche, mai bonificato e, nonostante ciò, è stato deciso di continuare ad inquinarlo con una discarica.

Ho intervistato su questo argomento molto delicato Luigi Campana, del Comitato Ambiente Bassanera Narni, e l’architetto Gianluigi Bocchetta, portavoce del movimento SiAmo.

Dalla fine dell’ottocento i territori della provincia di Terni, sono stati caratterizzati da insediamenti chimici e metallurgici, che furono poi abbandonati un secolo dopo.

Si può facilmente immaginare lo stato dei terreni dopo 120 anni di insediamenti di fabbriche altamente inquinanti come quelle chimiche.

I terreni, come detto non sono stati bonificati, ma, agendo in una sorta di economia circolare, si è pensato di utilizzarli per lo smaltimento di rifiuti.

Centoventi anni di inquinamento

Luigi Campana ha puntualizzato la geografia del territorio per farci meglio comprendere come lo stato di questo influisca sulle zone confinanti, compresa Roma.

L’estensione degli insediamenti chimici e industriali era di circa quattordici ettari e l’impatto è stato non solo sulla superficie dei terreni ma anche nella parte sottostante. Essi erano situati lungo il fiume Nera, che, dopo tre chilometri si congiunge con il fiume Tevere; ci si trova a quattro chilometri dall’uscita autostradale di Orte A1, e ad un chilometro della superstrada che congiungerà Civitavecchia con Ancona, la cosiddetta dorsale appenninica, e, infine, c’è l’importante snodo ferroviario di Orte.

Narni scalo, fu costruito con una visione futuristica per quell’epoca, parliamo degli anni ‘30, e più precisamente dal 1933 al 1936, per operai, ingegneri ed impiegati delle fabbriche chimiche che dovevano risiedere in loco.

Fu davvero una nuova concezione di città, con criteri urbanistici interessanti, in cui vi erano una serie di strutture per tutti i residenti: un teatro, la scuola Montessori e la piscina…

Negli anni duemila si decise la chiusura dell’azienda chimica, dopo due decenni di perdurante crisi, nei comuni di Montoro e di Narni, senza che la Regione riqualificasse i territori con una bonifica.

Arriviamo, così, ai giorni nostri e alla decisione infausta di insediare un nuovo impianto di smaltimento rifiuti enorme, da più di 130.000 tonnellate annue di una società romana con la compartecipazione di due aziende perugine.

Secondo la Regione Umbria, le relazioni presentate dalla società dimostrerebbero che non vi sono pericoli e quindi ha rilasciato l’autorizzazione.

Al contrario, secondo l’Associazione dei medici per l’ambiente, l’impianto non risulta idoneo a gestire in modo ottimale i rifiuti urbani e i fanghi, poiché rappresentano un pericolo per l’ambiente e la salute umana.

Sono stati effettuati dei carotaggi che dimostrano la necessità di una bonifica fino ad almeno ventidue metri nel sottosuolo.

discarica

Le reazioni

Il Comune di Narni:

“In Consiglio Comunale sono stati votati due ordini del giorno assolutamente contrari alla realizzazione di nuovi impianti”, sottolinea il sindaco di Narni, Lorenzo Lucarelli. “Si è svolta la Conferenza Preliminare ed è stata aperta la Conferenza dei Servizi, ma per il momento è tutto fermo, perché sono state poste questioni urbanistiche; attendiamo, dunque, le evoluzioni della Conferenza. Dobbiamo lavorare affinché non vengano costruiti ulteriori impianti nel nostro territorio”.

Il Comitato Ambiente Narni:

“In considerazione della situazione estremamente critica dell’intero bacino della conca ternana, chiediamo a tutti i cittadini, alle associazioni, ai comitati, alle forze politiche e sindacali di sottoscrivere la petizione per affermare la propria contrarietà, dal momento che gli impianti di smaltimento già attivi sul territorio sono sufficienti, oltreché notevolmente problematici, a smaltire i rifiuti urbani prodotti nella Regione Umbria. Invitiamo, inoltre, tutti i Comuni della zona a modificare i rispettivi Piani Regolatori Generali, impedendo l’avvio di attività produttive che rientrino nel D.M. 5 settembre 1994, elenco delle industrie insalubri di cui all’art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie. (g.u.n.220 del 20.09.994, s.o. n.129), a inserire negli statuti comunali l’articolo 9 della Costituzione Italiana in vigore dal 22/02/2022, che tutela l’ambiente, l’ecosistema e la biodiversità, anche nell’interesse delle future generazioni”.

Come ha puntualizzato l’architetto Bocchetta, in corso di trasmissioneil problema dei rifiuti riguarda tutta l’Italia non solo l’Umbria. E tale problema di sicuro non si risolve con la raccolta differenziata da parte dei cittadini: sarebbe più sensata e razionale la differenziazione nello stabilimento di raccolta rifiuti. Ancora più assurdo istituire cassonetti che si aprono solo con la tessera sanitaria per verificare e multare il cittadino: la logica del controllo travalica l’essenza della democrazia per imputare gli errori funzionali degli apparati pubblici sui residenti.

Tornando al biodigestore di Narni: questo avrebbe una potenza superiore di quattro volte rispetto a quello esistente. Davvero si vuole riempire di rifiuti provenienti anche da Roma una piccola ed antica cittadina? Immaginiamo anche il traffico continuo di camion maleodoranti ed ingombranti.

Un convegno costruttivo

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Durante il convegno che ha avuto luogo nella sala consiliare di Narni il 12 luglio, è stato ribadito che i cittadini hanno diritto ad un futuro sano e positivo. Ancora una volta si è riscontrato il clima sereno e grande disponibilità da parte dell’attuale amministrazione nel volere evitare che Narni diventi una discarica del centro Italia. Come ci ha ricordato Luigi Campana, il Sindaco è il primo responsabile della salute dei cittadini.

La precedente amministrazione comunale è stata sorda ai richiami del ‘Comitato Ambiente Bassanera Narni’ e non era stato possibile aprire un dialogo costruttivo e foriero di soluzioni alternative, come, al contrario, sta accadendo ora con il nuovo sindaco e la nuova giunta, che ha dimostrato, afferma Carlo Campana: “una sensibilità e volontà a collaborare”.

Volontà e sinergia

Questo ha permesso di costituire un “Comitato di monitoraggio”, composto dai cittadini, il sindaco e l’assessore, il direttore dell’ASL e il direttore dell’ARPA, gli amministratori legali delle aziende che operano in zona e i dirigenti della Regione competenti in materia. Inoltre, c’è una app tramite la quale i cittadini possono fare le segnalazioni in caso di emissioni di cattivi odori, rumori o qualsiasi evento negativo e, in tempo reale, i dirigenti delle aziende coinvolte provano a dare una risposta dopo averne accertato l’origine.

Insomma, cittadini, amministrazioni pubbliche e dirigenti delle aziende private coinvolte hanno voluto dialogare e trovare il modo di mettere insieme un’organizzazione operativa di monitoraggio e segnalazione che, sulla carta, come dice Luigi Campana, è perfetta, ma è necessaria la volontà delle parti a lavorare in sinergia per trovare le risposte. Nella prima settimana di luglio, durante la notte, un odore molto sgradevole ha svegliato e preoccupato i cittadini, che hanno inviato le segnalazioni ma, a queste, non è seguita nessuna spiegazione. Gli odori sgradevoli non sono indice di salubrità dell’aria, come sappiamo tutti, manca, peraltro, la possibilità di stabilire una soglia limite. La situazione sanitaria critica è dimostrata dall’infestazione di mosche particolarmente aggressive: i cittadini si sono organizzati per fare la disinfestazione pagandola di tasca propria.

L’architetto Bocchetta ci ricorda che un’alternativa c’è rispetto alle discariche: è possibile creare materia prima dall’immondizia e non ha senso trasportarla da una parte all’altra dell’Italia.

È arrivato il momento di esigere e non di chiedere che i nostri diritti siano rispettati, come ha detto giustamente l’architetto Bocchetta.

(Credits: Pixabay)

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Immagine di Manuela Fratianni

Manuela Fratianni

Economista, appassionata di geopolitica, psicologia e sociologia.
Redattrice di CambiaMenti e di Radio28TV.

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