Le Ultime Dichiarazioni di Putin Fanno Effetto

Con notevole disappunto del Presidente dell’Ucraina Zelensky, il Presidente degli Stati Uniti e il Primo Ministro della Gran Bretagna non hanno ancora dato semaforo verde al lancio dei missili a lungo raggio in profondità nel territorio russo come ultima risorsa per dare all’Ucraina la possibilità di resistere almeno fino alle elezioni USA di Novembre o persino di prevalere sulla Federazione Russa.

Contro tale eventualità il presidente Putin ha appena dichiarato che qualora si verificasse,  “la NATO si troverebbe DI FATTO in guerra con la Russia” e che di conseguenza “la Federazione Russa prenderebbe le misure appropriate proporzionate alle minacce che ci verrebbero rivolte”.

Nonostante Biden, in maniera poco convincente, abbia in proposito dichiarato di “non pensare troppo alle parole di Putin” e nonostante il fatto che molti “analisti” occidentali abbiano parlato tutti di “bluff” del Presidente della Federazione Russa le cui parole “non devono essere prese sul serio”, non è stata formalmente data l’autorizzazione all’Ucraina di usare i missili a lunga gittata contro le basi militari russe situate in profondità nel territorio della Federazione.

Timore della ritorsione russa o approccio prudenziale in vista delle elezioni americane oramai prossime? Ma nel frattempo non vanno bene, anzi vanno malissimo le operazioni militari ucraine sia nel Donbass, sia nel nuovo settore che si è aperto sul fronte di Kursk.

Disastrosa situazione nel settore di Kursk

L’elenco delle perdite subite dalle forze ucraine nella zona di Kursk è semplicemente devastante: 101 carri armati, 42 veicoli da combattimento di fanteria, 83 veicoli corazzati di trasporto truppe, 669  veicoli corazzati leggeri, 410 autoblindo, 92 pezzi di artiglieria, 26 lanciatori multipli di razzi reattivi non guidati, 8 lanciatori di sistemi missilistici antiaerei, 7 radar controbatterie, 24 stazioni di guerra elettronica, 2 radar di difesa aerea, 10 unità di ingegneria e attrezzature di cui 4 veicoli per lo sminamento del terreno.

Quindi un enorme parco di veicoli militari la cui perdita ha privato della loro mobilità le forze militari ucraine attive nel nuovo settore di Kursk, le quali hanno anche perso più di diecimila uomini, oltretutto militari ben addestrati, armati ed equipaggiati come speciali truppe di élite. Peraltro sottratte dal fronte del Donbass dove erano finora riuscite a fronteggiare con successo l’offensiva russa tamponando le falle che via via si creavano nel fronte difensivo ucraino con interventi mirati, tempestivi e decisivi che ora non possono essere più ripetuti per la loro assenza dovuta al trasferimento improvvido nel settore di Kursk.

Situazione disperata anche nel Donbass

Il fronte del Donbass sta crollando. La situazione è sempre più grave: i russi dispongono di superiorità aerea e di artiglieria e non hanno distratto forze dal Donbass per trasferirle a Kursk, se non in misura minima. Le trincee ucraine oramai sono sguarnite per una mancanza di uomini sempre più grave, alla quale inutilmente si cerca di ovviare con reclutamenti forzati.

Ad essi la popolazione maschile si sottrae con crescente successo: si calcola che siano almeno 100.000 i maschi in età di leva nascosti in famiglia oppure presso amici o parenti che non escono di casa e che non si fanno vedere né a scuola, né sul posto di lavoro e neppure negli ospedali per essere curati per evitare l’arruolamento.

Oramai L’Ucraina ha ben poche carte da giocare. Il suo degrado progressivo in questi giorni sta raggiungendo il culmine. Gli ucraini sono allo stremo. Sia il settore di Kursk, sia quello del Donbass è diventato un tritacarne enorme e mostruoso: gli ucraini perdono uomini, mezzi e truppe addestrate non sostituibili.

Il rischio è che gli americani e gli inglesi prendano decisioni gravi per evitare il collasso militare dell’Ucraina. Il politologo americano Ian Bremmer, in un’intervista sul Corriere della Sera, ha parlato di “disperazione degli ucraini” e non senza una valida ragione: l’esercito ucraino in due anni e mezzo di guerra ha subito la perdita dell’80% dei suoi ufficiali senza i quali non si può continuare la guerra.

Per questo Zalensky spera solo nei missili a lunga gittata come ultima, disperata risorsa. Ma basterà? Di sicuro è bastato e anche avanzato a Putin per minacciare di “gravi conseguenze” la NATO e i paesi della NATO che mettessero in grado l’Ucraina di colpire in profondità il territorio della Federazione Russa con i missili a lungo raggio.

Senza il supporto tecnologico, di intelligence e satellitare occidentale, l’uso di questa nuova arma per colpire le basi militari russe distanti centinaia di chilometri dal confine ucraino non sarebbe possibile. Perciò tale tipo di assistenza militare fornita all’Ucraina si configurerebbe come un atto di guerra nei confronti della Russia. Pare che questa volta, nonostante le prevedibili noncuranti e sprezzanti risposte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, il messaggio sia pervenuto loro una volta tanto forte e chiaro.

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Immagine di Massimo Magnatti

Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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