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La pazzesca  legge di Say: l’offerta crea la domanda

Il capitalismo nell’antichità e nel Medioevo era sostanzialmente un capitalismo mercantile: si limitava sostanzialmente a spostare, più che a produrre merci e prodotti. Naturalmente, c’era un’attività produttiva e anche consistente. Ma si trattava di un’attività artigianale nella quale la creatività, l’ingegno e l’originalità del realizzatore prevaleva sui metodi produttivi e ne dettava anzi i tempi e i ritmi. Non per niente la produzione era soggetta a norme rigide e rigorose dettate dalle Corporazioni e dalle varie Gilde municipali che stabilivano i tempi di lavoro, i salari, regolavano la concorrenza, vietandola in certe occasioni e ripartivano tra le manifatture il mercato al quale ognuna di esse era autorizzata a rivolgersi e occupare.

Nella seconda metà del Settecento prese piede, prima in Inghilterra e poi nel continente europeo, dapprima stentatamente poi sempre più prepotentemente, a iniziare dal settore tessile e poi via via nel settore meccanico, metallurgico e siderurgico e negli altri settori, un capitalismo diverso: il capitalismo INDUSTRIALE,  il quale contrariamente al capitalismo mercantile non si limita a trasferire dei beni. Li CREA. Ma una volta creati ha la necessità di smerciarli.

Mentre con il capitalismo mercantile l’esistenza di un mercato di sbocco era scontata e anzi preesistente all’attività stessa (che altrimenti non avrebbe avuto senso) con l’affermazione del capitalismo industriale nasce la necessità di procurarsi dei mercati sconosciuti o inesistenti e quindi di andarli a cercare o addirittura di crearli. Ma per crearli occorre suscitare dei bisogni prima inesistenti. Per fare un esempio, nessuno in Europa sentì il bisogno di consumare cioccolata, prima che venisse scoperta nel Nuovo Mondo. Ma una volta conosciuta e portata in Europa, le classi agiate non ne vollero più fare a meno e si creò un mercato redditizio. “Peccato che non sia un peccato” disse una lady inglese. Perché allora non fare, per i nuovi prodotti industriali, quello che era stato possibile fare per la cioccolata? E così si creò una nuova attività: quella pubblicitaria, incaricata di fare nascere dei bisogni nuovi che prima non esistevano, bisogni che le nuove produzioni ora soddisfacevano.

L’economista francese Say descrisse la nuova situazione venutasi a creare con la formula divenuta ora un principio cardine dell’attuale società capitalistica moderna: L’OFFERTA CREA LA DOMANDA. La società capitalistica ha bisogno del bisogno: quindi LO CREA. Ma esiste una differenza tra i bisogni naturali connaturati all’uomo come essere vivente e i bisogni artificiali e surrettizi, creati dall’avidità e dal capriccio: i primi hanno dei limiti, i secondi invece no. Non posso continuare a mangiare, altrimenti ad un certo punto vomito; non posso continuare a dormire, altrimenti poi non ci riesco più e sento un bisogno prepotente di alzarmi dal letto. E così via. Però si possono provare dei desideri insani di provare emozioni di continuo o di accumulare ricchezze, il che spiega fenomeni come la ludopatia, il consumo di droghe o di farmaci o i reati che si commettono appunto per avere sempre maggiori ricchezze.

Ma, come scrisse Voltaire “non ci può essere vero piacere senza un vero bisogno”. Un buona mangiata e una sana dormita ci procurano infatti piacere. I bisogni artificiali no, perché spingono a una paranoica rincorsa a un punto sempre più alto di gratificazione personale in una parossistica coazione a ripetere in cui il vero assente è proprio il piacere. Ma ciò che è dannoso e allucinante per l’individuo è invece necessario e vitale per il sistema economico in cui viviamo perché esso si regge sulla crescita continua che ha bisogno di bisogni continuamente stimolati e incrementati, di mercati in crescita appunto. Quindi non produciamo più per consumare, ma consumiamo per produrre. In termini psichiatrici, una follia. Ma funzionale al nostro sistema economico. 

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Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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