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Il malato d’Europa

La Germania oggi

La Germania per tanti anni è stata considerata la locomotiva d’Europa, ora è una zavorra per l’intera economia occidentale.

Molti analisti finanziari concordano su questo.

La Germania non riesce più a sfruttare il vantaggio di una moneta costruita su misura per lei: l’euro è stato pensato e realizzato appositamente per far crescere artificialmente la sua economia.

L’economia tedesca è in affanno: da due quadrimestri consecutivi la sua produzione è in calo. Questa è una “recessione tecnica”, tutti gli indicatori economici sono in declino.

Il Presidente dell’IFO Institute-Leibnitz Institute for Economic Research at the University of Munich, Clemes Fuest, afferma che “la situazione economica della Germania sta peggiorando sempre più, e ci si attende una ulteriore diminuzione del GDP”.

La conferma di questo viene dal responsabile della Commerzbank Jorg Kramer che aggiunge: “Sfortunatamente non vi sono miglioramenti in vista.” (fonte Reuters)

La guerra in Ucraina ha solo accelerato un processo che era già in atto. Le sanzioni imposte alla Russia sono state, in realtà, un attacco all’economia europea. La Germania, che fino a quel momento aveva potuto utilizzare il gas russo a prezzi molto bassi, non è riuscita a trovare un’alternativa energetica valida.

L’industria tedesca

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’economia tedesca ha un andamento pessimo. Il settore industriale, che era trainante, è ora fonte di preoccupazione. Soprattutto il settore della produzione delle automobili sta subendo un forte rallentamento nelle esportazioni per la diminuzione della domanda estera e per la miope politica green che ha imposto massicci investimenti nel settore delle auto elettriche.

Le industrie manifatturiere riescono ancora a produrre con profitto, grazie agli ordini accumulati durante la pandemia, ma, a breve, anche questi raggiungeranno la saturazione: si notano già dei segnali, con una diminuzione delle commesse del 6% nel periodo marzo-maggio, comparato allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il ruolo della Banca Centrale europea e della Federal Reserve.

La politica monetaria europea ha imposto tassi di interesse molto elevati, concordati tra Banca centrale europea e FED statunitense.

I tassi così elevati rendono il credito molto oneroso per le aziende e i consumatori, con un effetto depressivo della domanda in tutti i settori.

In Germania, a causa di questi tassi, un altro settore che è stato colpito duramente è quello edilizio: si registrano molti fallimenti delle imprese coinvolte nel settore.

In realtà, in tutta Europa vi è uno stallo economico dovuto alla politica sciagurata dei tassi elevati, ma alcuni stati europei hanno saputo reagire meglio, come la Spagna e la Francia.

I problemi strutturali della economia tedesca

il modello economico tedesco, basato su importazioni a basso costo delle materie prime e dell’energia, soprattutto dalla Russia, la lavorazione di queste e la loro esportazione ad alto prezzo, non funziona più.

Le crisi ripetute di questi anni hanno messo in luce tutte le debolezze della economia tedesca.

Le imprese ad alto consumo energetico soffrono per i prezzi ora estremamente elevati delle materie prime e quelle che hanno scelto la via della delocalizzazione non torneranno indietro.

I problemi non finiscono qui

Uno studio della DZ Bank, ha confermato che le piccole e medie imprese, definite “la spina dorsale della economia tedesca”, sono in grave pericolo. I problemi principali, oltre all’elevato costo di approvvigionamento e dell’energia, sono la mancanza di personale specializzato e di un eccesso di burocrazia.

Ebbene sì, anche la Germania è fortemente burocratizzata, esattamente come l’Italia. I regolamenti industriali e commerciali “sono farraginosi e contraddittori”, afferma Peter Drian, Presidente della Associazione della Camera di Commercio. (Fonte DW)

Come affermato cinicamente dal Washington Post: “L’Europa, e la Germania in particolare, vuole superare la crisi energetica chiudendo le fabbriche ad alto consumo energetico. Tali fabbriche sono quelle dei fertilizzanti, dei prodotti chimici, metallurgici, del vetro, della carta e della ceramica. Tutte queste fabbriche chiuse non richiedono più gas o greggio per la produzione, ma la loro chiusura ha portato crisi economica, recessione e perdita di competitività”.

L’Unione Europea ha ancora senso?

L’Unione Europea, che ha sostituito la Comunità Europea, è, in realtà, una entità nata dalla volontà dei banchieri e di organismi sovranazionali non eletti. Essa era designata per far emergere le economie dei paesi del nord Europa, contrapposti a quelle dei paesi del sud, denominati PIIGS, in nome di una presunta superiorità di questi dal punto di vista economico-finanziario. Tale acronimo fu coniato nel 2007 dalla stampa anglosassone e si riferisce, in senso spregiativo, al Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, nazioni ritenute non economicamente virtuose.

In realtà, i parametri imposti dai cosiddetti falchi dell’Europa, non hanno alcuna base scientifica.

La Germania, pur avendo una economia reale “malata”, pur essendo in una profonda crisi economica ed occupazionale, vuole ancora imporre le linee guida, in accordo con la Francia. Il “Patto di stabilità” in discussione prevede ancora una volta condizioni inique che, se attuate, porterebbero l’Italia a una crisi catastrofica, con la chiusura delle piccole e medie imprese, sparizione degli artigiani, svendita delle imprese agricole alle multinazionali.

Il paradosso è che la Germania e la Francia possono concedere aiuti di stato alle proprie imprese e attività economiche in generale, ma per le nazioni “PIIGS” ciò è proibito.

Il taglio delle tasse sull’energia che la Germania ha deliberato in questi giorni, che corrisponde a dodici miliardi all’anno e la garanzia di un costo per le imprese agevolato a 70 euro Mwh (in Italia è di 129 euro Mwh), è un cambio radicale e un attacco diretto al paradigma del mercato unico europeo, che cambierà per sempre la competitività relativa tra le manifatture dei diversi Paesi, danneggiando enormemente l’industria italiana” (Antonio Gozzi Presidente Federacciai e Duferco – Ansa)

Purtroppo, tra gli italiani è diffusa la convinzione di una superiorità economica teutonica, sia dal punto di vista finanziario che imprenditoriale, nonché la credenza che i tedeschi siano irreprensibili e noi, italiani, popolo di corrotti. Queste convinzioni sono errate, lontane dalla realtà dei fatti: il tasso di corruzione in Germania è ben più alto di quanto possiamo immaginare.

Nell’intervista con il giornalista economico Gilberto Trombetta ho avuto modo di approfondire e fare una analisi puntuale della situazione.

In realtà l’economia finanziaria globalista è giunta al termine. Molte nazioni aderenti ai BRICS stanno erodendo il potere finanziario tradizionale tramite l’utilizzo delle proprie valute e tornando all’economia reale.

La Russia ha avviato un progetto pilota in quattro stati a maggioranza musulmana della propria confederazione. Tale progetto vede l’attuazione dei principi della cosiddetta finanza islamica.

La finanza islamica si basa sulla economia reale, dunque gli strumenti finanziari speculativi come i derivati sono proibiti, e non ammette tassi di interesse bancari svantaggiosi per il cliente che è considerato un socio piuttosto che un utente.

Se questo progetto pilota sarà ritenuto soddisfacente, la Russia non opererà più secondo i dettami della economia occidentale né seguirà più le regole della attuale finanza globalista e questo segnerà, molto probabilmente, la fine del neoliberalismo.

“Al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili.” (Federico Caffè)

Credits: Bolive Unipd

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Manuela Fratianni

Manuela Fratianni

Economista, appassionata di geopolitica, psicologia e sociologia.
Redattrice di CambiaMenti e di Radio28TV.

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