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La Legge per il Ripristino della Natura dell’UE: Critiche e Potenziali Impatti sulle Attività Economiche e Sociali

Per contrastare la perdita di biodiversità e ridurre gli effetti del cambiamento climatico, la Commissione europea ha presentato una proposta di legge che mira a restaurare la natura, una delle sue azioni più utopistiche e controverse. La legge prevede che entro il 2030 il 20% degli ecosistemi terrestri e marini debba essere ripristinato, a quanto pare, a beneficio della salute, del benessere e dell’economia delle persone.

Il 29 novembre, questa legge ha superato un importante ostacolo politico, ricevendo l’approvazione dalla commissione Ambiente del Parlamento europeo. L’accordo raggiunto nel Trilogo, un negoziato informale tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione europea, è stato approvato con 53 voti favorevoli, 28 contrari e 4 astensioni. Il Trilogo è uno strumento utilizzato per concordare una proposta legislativa accettabile per entrambi i co-legislatori e può essere utilizzato in qualsiasi fase del processo legislativo ordinario dell’Unione europea.

L’accordo raggiunto nel Trilogo deve ora essere formalmente adottato sia dal Parlamento che dal Consiglio. L’approvazione definitiva è imminente, con solo il voto in plenaria del Parlamento europeo previsto tra il 26 e il 29 febbraio, oltre a una formalità da completare presso il Consiglio.

Si sta avvicinando alla sua conclusione un percorso travagliato che ha visto molti degli obiettivi della proposta iniziale indeboliti. La Commissione UE aveva formulato la proposta originaria, ma questa ha incontrato notevole opposizione soprattutto dai partiti di destra, in particolare dal Partito Popolare Europeo di Manfred Weber. Tuttavia, durante la votazione, il partito si è diviso, spiegando che «l’accordo approvato rappresenta un compromesso che tiene conto delle concessioni fatte al PPE e al settore agroindustriale».

«La proposta di regolamento ha incontrato una forte opposizione sia da parte del Governo italiano che dal Ministero dell’Ambiente», ha affermato il WWF Italia, sottolineando che «in due occasioni hanno votato contro l’approvazione della legge». Questa opposizione è stata confermata anche dai partiti di maggioranza, i cui deputati in Commissione hanno espresso voto contrario. Questa decisione è stata considerata “difficilmente comprensibile per un Paese come l’Italia, che avrebbe solo da beneficiare da questo Regolamento, anche in termini di risorse, e che sta progressivamente isolando il nostro Paese all’interno della scena europea.”

La stessa presidente Giorgia Meloni, intervenendo nel corso della campagna elettorale di Vox, ha parlato di «fanatismo ultraecologista» in merito alla legge sul ripristino della natura.

Pochi sanno che il WWF (World Wide Fund for Nature) è stato fondato nel 1961 da un gruppo di scienziati e ambientalisti, tra cui Julian Huxley, Bernardo dei Paesi Bassi, Filippo d’Edimburgo, Edward Max Nicholson e Peter Scott, ed è un’organizzazione strettamente collegata al Club di Roma, un’organizzazione legata alle élite che promuove la decrescita maltusiana.

Il testo legislativo fa parte della Strategia europea per la biodiversità, recependo gli impegni dell’UE dall’accordo di Kunming-Montreal del 2022. Questo accordo globale mira a proteggere la biodiversità e le aspettative, obiettivi da raggiungere entro il 2030, come la riduzione dei sussidi dannosi, la lotta agli sprechi alimentari e la tutela delle comunità indigene. Nonostante alcuni negoziati e compromessi, gli obiettivi principali della legge sono stati mantenuti. 

Tra i principali punti di contesa, vi erano la definizione degli ecosistemi da ripristinare, le modalità di calcolo delle percentuali di ripristino, le deroghe per le attività economiche e le fonti di finanziamento. La relatrice del Parlamento europeo, la socialista francese Cécile Kyenge, ha dichiarato di essere soddisfatta dell’accordo raggiunto, considerandolo un “passo storico” per la protezione della natura in Europa. Anche il commissario europeo per l’ambiente, Virginijus Sinkevičius, ha espresso il suo apprezzamento per il voto della commissione Envi, definendo la legge “un pilastro fondamentale” della transizione verde dell’UE.

La legge europea sul ripristino si distingue come la prima normativa al mondo che, oltre a mirare a preservare le aree naturali esistenti, impone anche il ripristino di quelle degradate o distrutte dalle attività umane. Questa legge consente obiettivi specifici e vincolanti per il ripristino della natura in vari tipi di ecosistemi, tra cui foreste, terreni agricoli, ecosistemi marini, d’acqua dolce e urbani.

La strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030 prevede una serie di obiettivi ambiziosi che potrebbero mettere a repentaglio le attività economiche e sociali di molti settori e regioni, e che potrebbero limitare la sovranità degli Stati membri nella gestione delle loro risorse naturali. Tra questi obiettivi, ci sono:

Ripristinare il 20% delle aree terrestri e marine dell’UE entro il 2030, con incrementi al 30% entro il 2030, 60% entro il 2040, e 90% entro il 2050 per gli ecosistemi coperti dalle direttive sull’habitat. Questo obiettivo comporta restrizioni all’uso del suolo e del mare, con possibili impatti negativi su settori come l’agricoltura, la pesca, il turismo e l’industria, e potrebbe mancare di considerare le differenze regionali e locali.

La rimozione del 15% delle barriere artificiali nei fiumi entro il 2030, con potenziali conseguenze sulla produzione di energia idroelettrica e sulla gestione idrica degli Stati membri. 

L’arricchimento del 10% della superficie agricola con elementi ad alta biodiversità entro il 2030, promuovendo insetti impollinatori e riducendo l’uso di pesticidi. Questo potrebbe influire sulla competitività agricola e aumentare la burocrazia. Le normative includono anche misure per migliorare i terreni agricoli in almeno due dei tre indicatori di stabilità: farfalle delle praterie, diversità paesaggistica e carbonio nei suoli.

Gli Stati membri dell’Unione Europea godono di una certa flessibilità quando si tratta del ripristino delle torbiere, ma devono comunque avviare obiettivi ambiziosi: il 30% di recupero entro il 2030, il 40% entro il 2040 e il 50% entro il 2050. La legge impone l’obbligo di adottare misure per migliorare le condizioni delle foreste, puntando a incrementare sia il numero di specie arboree presenti che la loro capacità di resistere ai cambiamenti climatici.

In risposta alle preoccupazioni espresse da entrambi i co-legislatori riguardo agli effetti della normativa sulla sicurezza alimentare, è stata introdotta la clausola del “freno di emergenza”. Tale clausola prevede una revisione e una valutazione dell’applicazione del regolamento e dei suoi impatti sui settori agricolo, della pesca e forestale, nonché sugli effetti socio-economici più ampi. La Commissione europea è incaricata di condurre questa valutazione entro il 2033. Inoltre, il testo offre la possibilità di sospendere l’attuazione delle disposizioni relative agli ecosistemi agricoli per un periodo di un anno, tramite un atto di esecuzione, in caso di “eventi imprevedibili ed eccezionali al di fuori del controllo dell’Unione Europea e con gravi conseguenze a livello comunitario per la sicurezza alimentare”.

Per garantire l’efficace attuazione di queste disposizioni, gli Stati membri dell’Unione Europea sono tenuti a sviluppare piani nazionali di ripristino. Questi piani fungono da linee guida, consentendo agli Stati membri di comunicare alla Commissione europea come intendono raggiungere gli obiettivi di stabilità per il miglioramento dello stato degli ecosistemi naturali entro il 2030, 2040 e 2050. Inizialmente, gli Stati membri devono presentare i piani che coprono il periodo fino a giugno 2032. Successivamente, entro giugno 2042, devono presentare piani di ripristino per i dieci anni successivi, con una visione strategica fino al 2050. La Commissione europea sarà incaricata di monitorare i progressi compiuti dagli Stati membri e sarà in grado di adottare misure correttive in caso di mancato rispetto degli obblighi.

Ora, se valutiamo questa legge senza un’analisi critica, potremmo individuare probabilmente i suoi benefici. Tuttavia, considerando l’impatto che avrà su settori come l’agricoltura, la pesca e la silvicoltura, insieme alle conseguenze socio-economiche più ampie e alla sicurezza alimentare, è ragionevole sostenere che, insieme ad altre leggi recentemente approvate come la “Natura 2000” “, il programma “30×30”, la legge di protezione del suolo e le direttive Habitat e uccelli, tutte mirate a preservare la biodiversità e affrontare il cambiamento climatico, questa legge potrebbe ridurre le terre disponibili per gli agricoltori e le risorse acquatiche per i pescatori, con conseguenze gravi sulla sicurezza alimentare e sui prezzi finali dei prodotti per i consumatori.

Inoltre, l’obiettivo di rimuovere il 15% delle barriere artificiali nei fiumi entro il 2030 comporterà inevitabilmente espropriazioni e lo spostamento di intere comunità dalle aree vicine a tali barriere. Infine, è preoccupante notare che alcune parti di questa legge, in particolare quelle riguardanti la rimozione delle barriere artificiali, sembrano richiamare dettagliatamente documenti della tecnocrazia degli anni ’30, come descritto nel libro “Welcome 1984,” che ho scritto insieme al giornalista Franco Fracassi.

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Carmen Tortora

Laureata in matematica con indirizzo applicativo in ambito tecnologico, ha conseguito una specializzazione in analisi tecnica dei mercati finanziari.
Ha approfondito i suoi interessi per la natura e la scienza studiando biologia, viticoltura e enologia.
Attualmente lavora come insegnante nella scuola pubblica e come redattrice per la webradio Radio28TV e per il giornale online CambiaMenti. È co-autrice del libro NEXT con Franco Fracassi, per cui cura una rubrica di economia, finanza e tecnologia.

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