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La colpevolizzazione del genere maschile a chi giova?

Sull’onda dell’emotività e del dolore per la morte tragica della sorella, Elena Cecchettin dichiarò ai cronisti: «Gli uomini devono tutti farsi una riflessione e anche coloro che non hanno torto un capello ad una donna devono “riflettere” perché sicuramente almeno in un’occasione hanno mancato di rispetto ad una donna o hanno mancato di difendere una donna da una critica, da un’aggressione o da un’offesa». Queste le parole.

Ora, facciamo pure la tara sul sentimento di rabbia e di dolore che può spingere a dire qualsiasi cosa ed è comprensibile che una ragazza colpita da un lutto si esprima in questi termini. Tuttavia è degno di nota che questa dichiarazione è stata non solo ripresa, ma diffusa da tutti i mezzi di comunicazione di massa come se si trattasse di alimentare una sorta di propaganda. E la cosa non può non suscitare perplessità e domande la più importante delle quali dopo il “perché” è: A CHI GIOVA? Perché a qualcuno o ad alcuni giova necessariamente.

Non può giovare alla causa femminista

Mi è capitato di discuterne con alcune donne di chiara fede femminista e tutte hanno escluso che la criminalizzazione del genere maschile possa giovare a qualcosa. Anzi, «essa rischia di creare – mi ha detto una di loro – una violenta reazione maschile e dei pericolosi contraccolpi perché sentendosi messi in stato di accusa la maggior parte degli uomini diventerà ancora più ostile o almeno indifferente alle istanze femministe. Quindi, non solo la colpevolizzazione del sesso maschile non ci serve, ma ci procura dei danni».

Allora chi o cosa c’è dietro?

Nessuna propaganda o mossa propagandistica può essere messa in atto senza la tacita benevolenza dei poteri economici che finanziano giornali, riviste e televisioni. Quindi è da cercare nei loro interessi la risposta a questa domanda. Che interesse possono avere le élite economiche occidentali a permettere o addirittura alimentare la campagna che da anni oramai viene orchestrata nei confronti del genere maschile che va dalla denigrazione alla ridicolizzazione per arrivare alla criminalizzazione quando avvengono i “femminicidi”’ ?

Vanno occultate le disuguaglianze globali

In Occidente si amplia il divario tra ricchi e poveri: disuguaglianze globali contemporanee sono vicine ai livelli dell’inizio del Ventesimo secolo, quando l’Europa era già al culmine dell’imperialismo. Se si parla di ricchezza, dal 1990 a oggi l’1% più ricco della popolazione si è accaparrato il 38% della ricchezza aggiuntiva accumulata, a differenza del 50% più povero a cui sono arrivate solo le briciole e cioè il 2%.

Oramai la classe media si sta pian piano schiacciando verso il basso e cioè verso quella povera, andando di fatto a rendere sempre maggiore il divario esistente. Ora il 10% della popolazione mondiale possiede il 76% di tutta la ricchezza. La ricchezza degli individui più ricchi della Terra è cresciuta dal 6 al 9% annuo dal 1995 a oggi, un aumento esacerbato dalla pandemia che ha portato a un incremento “più rapido mai registrato della quota di ricchezza dei miliardari mondiali”.

Ora chi beneficia di un incremento patrimoniale enorme di una ricchezza già enorme che interesse ha? Che la cosa venga accettata o meglio ancora che non venga notata affatto. Ma per distrarre l’attenzione generale da un fenomeno odioso come la concentrazione di ogni ricchezza in poche mani occorre creare delle lotte fittizie o artificiali che prendano il posto della lotta di classe, secondo il principio collaudato: “divide et impera”. Per questo si devono mettere  le donne contro gli uomini, gli omosessuali contro gli eterosessuali, come anche i vegani contro i mangiatori di carne, eccetera.

E anche per questo si dà risalto ai “diritti civili”: essi valgono a sostituire i diritti sociali che guarda caso vengono sempre più conculcati. Così come si parla tanto dei diritti “dei consumatori” per evitare che si parli dei diritti del lavoratori che scivolano sempre più in secondo piano. Infatti il “consumatore” ha dei diritti solo in quanto possiede del denaro: è il denaro che lo abilita appunto ad avere il diritto del consumatore; invece il lavoratore, come il cittadino, ha diritti IN QUANTO TALE e ciò non è gradito alle élite che vogliono rendere precaria la vita di tutti gli altri.

Quindi il femminismo è ben visto invece dalle élite perché funge da arma di distrazione di massa dal fenomeno sempre più cospicuo e scandaloso della concentrazione della ricchezza in sempre minori mani, le loro appunto; fenomeno che invece vogliono che sia accettato o almeno occultato. Creando il conflitto di genere, si impedisce in tal modo la lotta di classe. Rendendo gli uomini e le donne ostili tra loro o almeno diffidenti tra loro si viene così a creare artatamente il conflitto di genere che è un efficace antidoto contro la lotta di classe.

Chi fa le rivoluzioni, le innovazioni e attua i cambiamenti politici? Gli uomini

Una volta l’antropologa e femminista Ida Magli ebbe a dire: «Per quanto ammetterlo mi dispiaccia molto, devo riconoscere che il progresso economico, tecnologico e culturale, le invenzioni e le innovazioni, persino le rivoluzioni, le proteste e le ribellioni le hanno fatte, iniziate, compiute, dirette e organizzate sempre gli uomini: da loro è sempre venuto il cambiamento. Le donne non hanno mai inventato nulla. E ancora oggi non sono vettori né portatrici di alcuna spinta al mutamento né hanno un potenziale innovativo o rivoluzionario. Esse vogliono solo entrare a tutto campo nella società e nel mondo quale che sia senza farsi carico di alcun cambiamento sociale o etico. In questo mi hanno molto deluso». Ma quello che Ida Magli mostra di sapere molto bene lo sanno anche le élite al potere che proprio per distruggere il potenziale rivoluzionario e contestatore del genere maschile si stanno impegnando appunto a devitalizzarne e distruggerne eticamente il valore con una campagna di denigrazione e di criminalizzazione che in Occidente è in atto da decenni.

Un esperto di comunicazione ha recentemente ammesso che il filone del “maschio scemo” è oramai una costante nel mondo del cinema e della pubblicità e in questi mondi nulla mai sorge per caso, ma è anzi orchestrato con coscienza e scienza di causa. Tanto più che la tecnologia e l’intelligenza artificiale fanno ipotizzare che si possa fare a meno di quella umana e maschile soprattutto e che per la prima volta nella Storia la società può davvero permettersi “l’uomo senza qualità”, la cui qualità consiste appunto nel non averne nessuna. In questo la colpevolizzazione del genere maschile serve doppiamente: a ortopedizzare ogni forma di contestazione che non può venire da un genere ormai screditato e diminuito di valore e di rispettabilità e ad appiattire verso il basso i ceti subalterni in modo da renderli sempre più succubi di una élite sempre più onnipotente e incontrastata nei suoi disegni e deliri di supremazia sociale.

Come ha detto lo studioso Diego Fusaro “orizzontalizzare il conflitto” grazie anche e soprattutto all’artificioso conflitto di genere è necessario ai gruppi di potere per evitare quello vero, quello che temono e andrebbe fatto per ridurre il potere di queste élite occidentali, consapevoli da sempre di quello che fanno e del perché lo fanno.

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Massimo Magnatti

Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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