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La Chimera del Perfettismo Politico

Nel dibattito politico contemporaneo, continuamente ci imbattiamo in retoriche ambiziose che promettono una società idilliaca, un mondo utopico in cui ogni problema è risolto e ogni cittadino vive felice e appagato. “Mai più morti sul lavoro”, “Debelleremo ogni malattia”, “Uguaglianza per tutti”, “Disoccupazione zero”, “Inquinamento zero”, “Energia pulita”, “Mai più guerre”, sono alcuni dei mantra che ci ripetono ogni giorno. Tuttavia, dietro queste promesse si cela una verità amara: il perfettismo politico è destinato al fallimento.

Il filosofo Antonio Rosmini, benché sia nato nel 1797,  ci offre una lente di ingrandimento assolutamente attuale per comprendere questa verità. Egli argomenta che il perfettismo ignora il “peccato originale”, non riconoscendo il disordine interiore che permea l’essere umano. Pertanto, l’idea di costruire una società perfetta è non solo irraggiungibile, ma anche dannosa.

Secondo Rosmini, i politici non dovrebbero ambire alla perfezione assoluta, ma piuttosto aspirare a creare una società che sia in grado di evitare i mali socialmente evitabili. Questa visione realistica implica un approccio pragmatico e consapevole alle sfide politiche, anziché una ricerca illusoria di un mondo utopico.

La critica di Rosmini al pensiero utopico è incisiva. Egli accusa gli utopisti di creare mondi immaginari, distaccati dalla realtà e in perpetua lamentela del mondo reale. Questi profeti di smisurata felicità si presentano come i soli guaritori dei mali della società, ma in realtà sono la malattia stessa.

Le “mostruose utopie” descritte da Rosmini minacciano di sovvertire i fondamenti della società. Abusando del sacro nome dell’umanità, gli utopisti promuovono ideali irrealizzabili che portano alla distruzione anziché al progresso. La loro pretesa folle consiste nella divinizzazione del finito e nella deresponsabilizzazione dell’individuo.

In questo contesto, l’utopia diventa una trappola, una chimera che ci allontana dalla realtà e ci impedisce di affrontare le sfide concrete che dobbiamo affrontare come società. La ricerca ossessiva della perfezione politica ci allontana dalla vera essenza della politica, che dovrebbe essere il miglioramento graduale e costante delle condizioni umane.

L’utopia non solo è irraggiungibile, ma è anche dannosa. Essa soffoca la libertà individuale, comprime la creatività e l’inventiva, e riduce gli individui a meri fantocci nelle mani di un’ideologia onnipotente. La sua retorica seducente ci inganna, facendoci credere che il paradiso sulla terra sia possibile, mentre in realtà ci avvicina sempre di più all’inferno.

Queste parole scritte da Rosmini circa 200 anni fa sono una perfetta descrizione del nostro mondo attuale: “l’utopista, lungi dal rendere felici gli uomini, scava l’abisso della miseria. Lungi dal nobilitarli, li rende ignobili al pari dei bruti. Lungi dal pacificarli, introduce la guerra universale, sostituendo il fatto al diritto. Lungi dall’uguagliare le ricchezze, le accumula. Lungi dal temperare il potere dei governi, lo rende assolutista. Lungi da aprire la concorrenza di tutti a tutti i beni, distrugge ogni concorrenza. Lungi da animare l’industria, l’agricoltura, le arti, i commerci, ne toglie via tutti gli stimoli, togliendo la privata volontà e lo spontaneo lavoro. Lungi da eccitare gli ingegni alle grandi invenzioni, e gli animi alle grandi virtù, comprime e schiaccia ogni emozione intensa dell’anima, rende impossibile ogni nobile tentativo, ogni magnanimità, ogni eroismo, e anzi la virtù stessa è scacciata, la stessa fede nella virtù è annullata”.

Quindi, cosa possiamo fare di fronte a questa realtà? La risposta di Rosmini è chiara: dobbiamo abbandonare le illusioni dell’utopia e abbracciare una visione realistica della politica. Dobbiamo aspirare a migliorare la società, non a perfezionarla. Dobbiamo riconoscere i limiti dell’azione politica e lavorare per potenziare gradualmente le condizioni umane, senza cadere nella trappola del perfettismo, che ci porta non a vivere in un mondo migliore, ma in uno decisamente peggiore.

Credits: Foto  di Pete Linforth da Pixabay

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Sergio Zicari

Autore di numerosi libri sulla comunicazione e il marketing delle aziende, del terzo settore e delle libere professioni. Per molti anni è stato manager, formatore, consulente per imprese profit e non profit. È Responsabile della Comunicazione del Gruppo Comunità Etica e Caporedattore di CambiaMenti.

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Manuela
Manuela
1 mese fa

Grazie Sergio per questo articolo che, secondo me, dovrebbe essere distribuito a tutti i parlamentari, politici e politicanti. Complimenti.

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