Il significato dello Yoga


YOGA: corpo, mente e spirito

Con questo articolo inauguriamo una nuova serie dedicata allo Yoga, una disciplina millenaria che unisce corpo, mente e spirito. Ogni settimana esploreremo un aspetto diverso: dalle origini filosofiche alle tecniche respiratorie, dalle posture (asana) alla meditazione. L’obiettivo è offrire al lettore occidentale una guida chiara e accessibile per comprendere e integrare nella vita quotidiana questa straordinaria pratica di armonia e consapevolezza.


Il significato dello Yoga

Lo Yoga, secondo la definizione dell’Enciclopedia Treccani, è una disciplina psico-fisiologica indiana basata su una vasta gamma di tecniche ascetiche.

Il cosiddetto Yoga classico costituì uno dei sei sistemi filosofici indiani ed è strettamente collegato alla Samkhya[1]. Tuttavia, per la sua natura tecnica, è soprattutto un supporto pratico ai vari sistemi filosofici, offrendo strumenti per dominare i processi psichici e fisiologici e risvegliare la potenza nascosta nel substrato psichico dell’uomo.

In questo senso, lo Yoga può essere inteso come riunione tra l’uomo e il cosmo, un cammino di reintegrazione verso l’universo trascendente.

Origini antiche

È difficile stabilire con precisione quando sia nato lo Yoga.

Secondo lo storico delle religioni Alain Daniélou, i primi indizi risalgono alla civiltà dravidica preariana, e si ritrovano tracce di pratiche yogiche già nell’Atharvaveda[2].

Nelle Upanishad[3] il termine appare per la prima volta come tecnica, mentre la codificazione sistematica avviene negli Yoga Sūtra di Patanjali (II-III sec. a.C.).

Le otto fasi dello Yoga (Ashtanga[4])

Il percorso dello Yogin si articola in otto fasi (Anga), che costituiscono la struttura didattica dello Yoga classico:

  1. Yama – le astinenze, l’etica.
  2. Niyama – le osservanze, il comportamento.
  3. Asana – le posture del corpo.
  4. Pranayama – il controllo del respiro.
  5. Pratyahara – il controllo dei sensi dagli oggetti esterni.
  6. Dharana – la concentrazione.
  7. Dhyana – la meditazione.
  8. Samadhi – lo stato di coscienza superiore.

Le prime due fasi sono propedeutiche e costituiscono il fondamento morale e interiore della pratica.

Le altre introducono progressivamente alla padronanza del corpo, del respiro e della mente.

Uno Yoga universale

Una delle domande più frequenti riguarda la praticabilità dello Yoga in Occidente. Può una disciplina nata in India essere adatta anche a chi vive in Italia o altrove? La risposta è : lo Yoga è universale, perché tutto il genere umano ha corpo e mente. Le differenze culturali, antropologiche o fisiche non sono un ostacolo: rendono solo diverso il modo di praticarlo.

Ad esempio:

  • le diverse costituzioni corporee influenzano la scelta delle posture;
  • la respirazione femminile tende ad essere toracica, mentre lo Yoga insegna la respirazione diaframmatica addominale, che dona stabilità ed equilibrio;
  • le condizioni climatiche e alimentari orientano la pratica e la dieta yogica.

Lo Yoga, quindi, è adattabile a ogni individuo, in ogni luogo e in ogni fase della vita.

Oriente e Occidente: un dialogo possibile

Più complessa è la domanda sul perché l’Occidente abbia smarrito discipline ascetiche come lo Yoga, pur condividendo radici indo-europee. In realtà, le affinità filosofiche sono numerose. La ricerca del senso della vita, della felicità, della verità e della giustizia accomuna le due civiltà.

Il motto socratico “conosci te stesso” riecheggia nel precetto yogico dello svādhyāya (auto-conoscenza), uno dei niyama[5]. Nella filosofia occidentale — da Aristotele a Seneca, da Sant’Agostino a Cartesio, da Kant a Hegel — ritroviamo riflessioni profonde su coscienza, consapevolezza, intuizione e illuminazione, temi centrali anche nello Yoga.

La differenza essenziale sta nell’approccio:

  • l’Occidente tende a trattare questi concetti in modo teorico e speculativo;
  • l’Oriente, attraverso lo Yoga, li realizza nella pratica, offrendo una didattica concreta e sistematica per raggiungere la consapevolezza e l’unione interiore.

Un cammino antico e sempre attuale

La forza dello Yoga è nella sua capacità di integrare pensiero e azione, teoria e pratica, mente e corpo. È una via per riscoprire la coscienza di sé e armonizzarsi con l’universo.

Come scrisse Patanjali, “lo Yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente”. Questo primo articolo apre un percorso che ci accompagnerà, settimana dopo settimana, alla scoperta dello Yoga come scienza dell’essere umano e arte della serenità.

Credits: Foto generata con l’IA


[1] Il Samkhya è una delle sei principali scuole di pensiero classiche dell’India. Samkya in sanscrito vuol dire “numerazione” e descrive l’origine e la manifestazione dell’universo. La visione del Samkya è quella di un vasto universo che si manifesta da una singola fonte di pura coscienza.

[2] L’Atharvaveda è una delle quattro suddivisioni canoniche dei Veda, la letteratura sacra dell’induismo.

[3] Le Upaniṣad sono un insieme di testi religiosi e filosofici indiani composti in lingua sanscrita a partire dal IX-VIII secolo a.C. fino al IV secolo a.C.

[4] L’Ashtanga è una forma di Yoga dinamico, che viene infatti anche definita come “meditazione in movimento”, e questo perché non si tratta di una pratica parziale, solo riferita alla componente fisica, bensì ha molto a che fare anche con il piano spirituale.

[5] I niyama sono le cinque regole di comportamento e stile di vita che uno yogi dovrebbe seguire nella sua pratica.

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Immagine di Giacinto Cimolai

Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di Confisi-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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