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Il Piano Mattei: Una Svolta Strategica per l’Italia in Africa, purché si attinga dai fondi europei.

L’Istituto Affari Internazionali (IAI) è un’organizzazione mondialista e progressista fondata nel 1965 su iniziativa di Altiero Spinelli. Il suo obiettivo primario è quello di favorire l’avanzamento dell’integrazione europea e della cooperazione multilaterale, con un’ampia gamma di interessi che spaziano dalla strategia europea alla politica estera italiana, dall’economia globale alla governance mondiale, dall’energia al cambiamento climatico. Inoltre, si concentra sullo studio delle dinamiche di collaborazione e conflitto in regioni chiave come il Mediterraneo, il Medio Oriente, l’Asia, l’Eurasia, l’Africa e le Americhe.

L’11 marzo, ha visto la pubblicazione di un report dal titolo “Il Piano Mattei per l’Africa: Una svolta per l’Italia”

(Di seguito, presento il contenuto del report, evidenziando in grassetto le parti più interessanti che commenterò alla fine e fornendo chiarimenti in corsivo, n.d.r.) 

Questo piano è stato presentato durante un vertice sull’Africa tenutosi alla fine di gennaio 2024 in Italia, dove la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha delineato la visione e i primi progetti del “Piano Mattei”. Questo ambizioso progetto, annunciato ufficialmente alla fine del 2023, mira a delineare la strategia italiana per l’Africa nei prossimi anni.

La governance e il finanziamento del piano prevedono un finanziamento iniziale di 5,5 miliardi di euro sotto forma di sovvenzioni, crediti o garanzie. Di questi, tre miliardi di euro saranno derivati dal Fondo Nazionale per il Clima, gestito dal Ministero dell’Ambiente e dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP), mentre i restanti 2,5 miliardi di euro verranno dal bilancio della cooperazione allo sviluppo.

Il piano sarà gestito da un Comitato di Indirizzo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che collaborerà con tutti i principali attori del sistema di cooperazione nazionale, inclusi i ministeri, la CDP, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), l’Agenzia Italiana per il Commercio, l’Agenzia Italiana per il Credito all’Esportazione, gli enti locali, la società civile e il settore privato.

Il Piano Mattei prevede inizialmente nove progetti pilota distribuiti in Algeria, Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Etiopia, Costa d’Avorio, Kenya, Marocco, Mozambico e Tunisia, concentrati su cinque ambiti chiave: istruzione e formazione, agricoltura, salute, energia e acqua. Una missione di follow-up in Africa orientale è già stata pianificata per marzo. L’obiettivo del piano è stabilire un nuovo modello di partenariato con i Paesi africani, basato su un approccio incrementale che coinvolga attivamente i partner africani e si integri con le iniziative europee esistenti come le “Iniziative del Team Europa” e il “Global Gateway“, oltre che con altri partner internazionali come gli Stati Uniti e i Paesi del Golfo.

(Le Iniziative del Team Europa rappresentano un insieme coordinato di azioni messe in atto dall’Unione europea, i suoi Stati membri, e altre istituzioni pubbliche, volte a superare ostacoli allo sviluppo in specifici paesi o regioni. L’obiettivo è tradurre le priorità dell’UE in risultati concreti sul campo, unendo risorse e competenze per ottenere impatti maggiori. Queste iniziative sono aperte alla collaborazione di tutti i partecipanti del Team Europa e utilizzano una combinazione di strumenti, modalità e partner per massimizzare l’efficacia.

Global Gateway è una nuova strategia dell’UE che mira a promuovere connessioni intelligenti, pulite e sicure nei settori digitale, energetico, dei trasporti e anche nei sistemi sanitari, educativi e di ricerca a livello globale. L’obiettivo è attrarre fino a 300 miliardi di euro di investimenti per progetti di infrastrutture di alta qualità, rispettando rigorose norme sociali e ambientali. Questa strategia è volta a ridurre il divario globale degli investimenti e si allinea con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e l’accordo di Parigi. n.d.r)

Il Piano Mattei ha suscitato notevole interesse in Italia, in Africa e nell’Unione Europea grazie al suo approccio integrato, promettente e innovativo, che potrebbe ridefinire l’architettura dello sviluppo e del partenariato internazionale dell’Italia.

Riportare l’Africa nell’agenda politica è un passo significativo per diversi motivi. In primo luogo, il Piano ha ricevuto un’accoglienza molto positiva da parte di vari attori chiave africani ed europei. Alla conferenza di Roma hanno partecipato 21 capi di Stato e di governo africani, ministri degli Esteri e rappresentanti dell’Unione Europea, della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, dell’OCSE e di altre istituzioni. Questo consenso richiama l’appello di Moussa Faki, presidente della Commissione dell’Unione Africana, affinché i piani siano sviluppati in consultazione con gli Stati africani, sottolineando l’importanza del dialogo e del partenariato.

In secondo luogo, il Piano Mattei potrebbe aprire la strada a nuovi meccanismi di finanziamento. Potrebbe potenziare il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) come banca di sviluppo italiana e facilitare la creazione di fondi multilaterali all’interno delle banche multilaterali di sviluppo, come la Banca africana di sviluppo (AfDB), in partnership con altre nazioni. Questo potrebbe essere sostenuto anche da accordi di cooperazione finanziaria internazionale, come quello recentemente siglato tra CDP e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo.

In terzo luogo, il Piano Mattei consentirà una mappatura dettagliata dei progetti e delle iniziative italiane in corso in Africa, essenziale per evitare duplicazioni e identificare opportunità di partenariato. Sarà cruciale garantire la partecipazione di tutte le parti interessate italiane e promuovere un coordinamento efficace tra i vari attori della cooperazione allo sviluppo nazionale.

Tuttavia, diversi aspetti critici sono legati all’attuazione del Piano. Prima di tutto, è essenziale avviare dialoghi approfonditi con i Paesi africani e le organizzazioni continentali per co-progettare programmi e progetti comuni. In secondo luogo, il Piano dovrebbe massimizzare la partecipazione italiana agli strumenti dell’UE, come l’EFSD+, per ridurre il rischio degli investimenti privati. Inoltre, il comitato direttivo del Piano deve essere rappresentativo e coinvolgere tutte le realtà italiane nel settore, insieme a competenze indipendenti, per garantire un coordinamento efficace ed evitare la duplicazione degli sforzi.

(L’European Fund for Sustainable Development Plus (EFSD+) è uno strumento finanziario dell’Unione europea (UE) che promuove investimenti sostenibili nei paesi partner dell’UE. L’EFSD+ offre una varietà di strumenti di condivisione del rischio fino a 40 miliardi di euro, con l’obiettivo di mobilitare fino a 135 miliardi di euro di finanziamenti pubblici e privati per aiutare i paesi partner a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs).

Le risorse del fondo provengono da diverse fonti. La garanzia EFSD+ è implementata attraverso istituzioni finanziarie di sviluppo, con la Banca europea per gli investimenti (EIB) come principale partner di attuazione. Le Garanzie a Architettura Aperta, del valore di 13 miliardi di euro, consentono agli investitori di finanziare progetti in mercati complessi senza distorsioni di mercato, contribuendo così al raggiungimento degli SDGs. Inoltre, l’UE fornisce 26,7 miliardi di euro di capacità di garanzia per sostenere gli investimenti della Banca europea per gli investimenti al di fuori dell’UE, in settori come l’energia pulita, l’infrastruttura verde e la salute, contribuendo così agli investimenti del Global Gateway nei paesi partner n.d.r.)

In quarto luogo, poiché il Piano ha generato grandi aspettative, è cruciale che produca risultati concreti a lungo termine e con adeguati livelli di risorse finanziarie. L’imminente vertice di ricostituzione dell’Associazione Internazionale per lo Sviluppo della Banca Mondiale, previsto a Nairobi il 28-29 aprile, sarà un momento chiave per valutare quanto l’Italia sia disposta a sostenere le sue ambizioni politiche con risorse finanziarie. Il Piano offre un’occasione fondamentale per migliorare la connessione con le banche multilaterali di sviluppo che hanno investito oltre 50 miliardi di dollari in Africa nel 2022, potendo così sostenere gli investimenti privati nel continente. Il piano offre all’Italia l’opportunità di guidare e sfruttare la presenza dell’UE in queste MDB (Multilateral Development Bank, n.d.r.), dove l’entità del contributo dell’UE e degli Stati membri non è accompagnata da un adeguato coordinamento per promuovere progetti europei e italiani, coinvolgendo in particolare il settore privato. Quest’ultimo svolge ancora un ruolo limitato nella politica di cooperazione allo sviluppo dell’Italia (e dell’Europa), principalmente a causa degli ostacoli burocratici per l’accesso alle risorse delle MDB e della scarsa conoscenza delle opportunità disponibili e dei meccanismi in atto per agevolarle.

In quinto luogo, l’Italia dovrebbe trarre insegnamento dall’esperienza maturata nel Summit Finance in Commonche riunisce tutte le banche di sviluppo bilaterali esistenti a livello mondiale. In questo contesto, mentre la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) è un veicolo chiave per accelerare gli investimenti, le ambasciate italiane e gli uffici locali dell’AICS dovrebbero svolgere un ruolo importante nella promozione del Piano presso i partner locali, collaborando strettamente con le delegazioni dell’UE e facilitando il coinvolgimento delle imprese italiane e africane. Forse i tempi sono maturi per creare in Italia l’equivalente del FIIAPP spagnolo o dell’Expertise France francese, che si sono trasformati in strumenti di grande successo per mobilitare competenze tecniche pubbliche per accompagnare la progettazione e la realizzazione di progetti in Africa e altrove.

Infine, il Piano non ha ancora chiarito quale ruolo avranno le organizzazioni della società civile (sia italiane che africane), le autorità locali e gli attori no profit nella mappatura e nella co-progettazione dei progetti. Sebbene il governo abbia inizialmente adottato un approccio molto top-down, escludere tali attori dal processo decisionale potrebbe rivelarsi un errore nel lungo periodo. Pertanto, il comitato direttivo dovrebbe coinvolgerli o almeno trovare modalità di consultazione, prendendo spunto dall’esperienza del Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo.

L’opportunità di rilanciare la Legge 125/2014 dieci anni dopo emerge chiaramente con l’implementazione del Piano Mattei. Questo piano ha ricentrato l’Africa tra le priorità della politica estera italiana, colmando un vuoto che ha caratterizzato l’azione esterna dell’Italia per troppo tempo. Tale mancanza ha influenzato anche la quota di risorse allocate al continente. Sebbene la sicurezza energetica e il contrasto alle cause profonde delle migrazioni abbiano guidato l’iniziativa, il Piano Mattei potenzialmente rafforzerà la politica di cooperazione allo sviluppo e di partenariato internazionale dell’Italia, a dieci anni dall’adozione della Legge 125/2014.

Nonostante la legge abbia contribuito a stabilire una governance più solida della politica italiana di cooperazione allo sviluppo, alcune organizzazioni della società civile propongono una revisione per impegnare il governo a incrementare gradualmente la percentuale del reddito nazionale lordo destinata all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, portandola dallo 0,32% al 0,7% entro il 2030, in linea con gli accordi internazionali.

Pertanto, il successo del Piano Mattei sarà determinante nel plasmare un approccio inclusivo e a lungo termine, che coinvolga un vasto numero di attori, sia adeguatamente finanziato e ben coordinato con i principali partner europei e internazionali, e che coinvolga pienamente il settore privato italiano e africano. Questo cambio di paradigma è essenziale in un mondo polarizzato, dove i partner africani hanno dimostrato di poter collaborare con vecchi e nuovi attori su una base di parità, superando la tradizionale logica donatore-beneficiario.

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Carmen Tortora

Laureata in matematica con indirizzo applicativo in ambito tecnologico, ha conseguito una specializzazione in analisi tecnica dei mercati finanziari.
Ha approfondito i suoi interessi per la natura e la scienza studiando biologia, viticoltura e enologia.
Attualmente lavora come insegnante nella scuola pubblica e come redattrice per la webradio Radio28TV e per il giornale online CambiaMenti. È co-autrice del libro NEXT con Franco Fracassi, per cui cura una rubrica di economia, finanza e tecnologia.

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