Ogni dibattito politico produce vincitori e vinti. Ma talvolta l’esito di una votazione nasconde una questione ancora più profonda, che riguarda il rapporto tra cittadini e democrazia rappresentativa. Questo articolo invita a guardare oltre la cronaca del giorno.
Tutti alla caccia dei franchi tiratori
Il day after della bocciatura dell’emendamento che avrebbe reintrodotto il voto di preferenza nella legge elettorale è interamente dedicato alla ricerca dei franchi tiratori. Chi sono? Quanti sono? Da quale partito provengono?
Le segreterie stanno facendo i conti. I retroscenisti cercano nomi e numeri. Gli schieramenti si accusano reciprocamente. È comprensibile. Ma, a ben vedere, il problema è un altro. Ed è infinitamente più grave.
L’emendamento è stato respinto per un solo voto: 188 contrari contro 187 favorevoli. La cronaca politica si fermerà ai franchi tiratori. Ed è questa la notizia che dovrebbe interessare ogni italiano.
La storia, probabilmente, ricorderà invece che ancora una volta il Parlamento italiano ha scelto di non restituire ai cittadini il diritto di indicare direttamente i propri rappresentanti.

Il Cittadino continua a essere uno spettatore
La politica ama parlare di partecipazione e di democrazia. Poi, quando arriva il momento delle scelte, con le liste bloccate il cittadino continua a scegliere solo un simbolo, mentre i nomi vengono decisi dalle segreterie dei partiti.
La contraddizione del campo largo
Da mesi il centrosinistra e il cosiddetto campo largo denunciano una deriva autoritaria del Governo e chiedono più democrazia. È quindi legittimo osservare che, quando si è trattato di restituire ai cittadini uno strumento concreto come il voto di preferenza, le opposizioni abbiano votato compatte contro l’emendamento. È una scelta politica legittima, ma altrettanto legittimo è evidenziarne la contraddizione.
Anche la maggioranza esce sconfitta
Sarebbe però scorretto fermarsi alle opposizioni. Se numerosi parlamentari della maggioranza hanno votato contro una riforma sostenuta dal Governo, significa che il problema attraversa trasversalmente il Parlamento.
E poi ci chiediamo perché la Gente non vota più
Se il cittadino percepisce che il proprio voto serve soltanto a ratificare decisioni già prese nelle segreterie dei partiti, non possiamo sorprenderci se cresce l’astensionismo. Non possiamo continuare a dimostrare agli elettori che contano sempre meno e poi lamentarci se decidono di non andare più alle urne.
La vera domanda
La questione non riguarda soltanto i franchi tiratori.
La vera domanda è: chi deve scegliere i parlamentari italiani, i cittadini oppure le segreterie dei partiti?
Una democrazia non si misura soltanto dalla libertà di votare.
Si misura soprattutto dalla libertà di scegliere.
Credits: Foto generata con l’IA




