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Finite con la torcia ancora accesa

La Perseveranza: Una Fiamma Che Non Si Deve Estinguere Mai

Nell’antica Grecia, i corridori competevano in una corsa chiamata lampadedromia. Gli atleti correvano tenendo in mano una torcia che passavano al corridore successivo finché l’ultimo componente della squadra tagliava il traguardo. Ma il trofeo non andava alla squadra più veloce; andava a quella che raggiungeva il traguardo per prima con la torcia ancora accesa.

In questa antica tradizione, troviamo una profonda lezione: anche se iniziare la gara è importante, lo è ancora di più finire con la torcia ancora accesa.

E quanti di noi hanno iniziato qualcosa e non l’hanno portata a termine? La dieta? I programmi di esercizio fisico? L’impegno di imparare quotidianamente un nuovo vocabolo straniero? Decidere di essere migliori in qualcosa? Spesso stabiliamo buoni propositi a gennaio e li perseguiamo con la massima determinazione per pochi giorni, poche settimane o magari per un certo numero di mesi, solo per scoprire a ottobre che la fiamma del nostro impegno si è ridotta a un freddo mucchietto di cenere.

A volte siamo come quel foglio di carta ridotto a brandelli, come il certificato di addestramento all’obbedienza del cane. Abbiamo buone intenzioni, iniziamo alla grande, vogliamo raggiungere il nostro massimo potenziale. Ma alla fine, le nostre buone intenzioni finiscono a brandelli, vengono messe da parte e dimenticate.

L’esitazione e il fallimento sono nella natura umana, e a volte vogliamo abbandonare la gara. Tuttavia, se siamo davvero seri nei nostri intenti, non ci siamo impegnati solo a iniziare la corsa, ci siamo impegnati anche a finirla — e a finirla con la torcia che arde ancora luminosa.

Una luce che non si deve estinguere mai.

A volte, dopo aver vacillato, aver fallito o addirittura lasciato perdere, ci scoraggiamo e crediamo che la nostra luce si sia spenta e che abbiamo perso la gara. Ma non importa quanto spesso o a che punto cadiamo, l’importante è rialzarci e riprendere a correre. Il solo fatto di correre ravviverà la fiamma che sembrava spenta.

La corsa della vita non è uno scatto, è una maratona. Non fa poi tanta differenza quanto siamo veloci. Infatti, l’unico modo in cui possiamo perdere la gara è rinunciando o arrendendoci.

Finché continueremo ad alzarci e ad andare verso i nostri sogni e i nostri obiettivi, vinceremo la gara con le torce che ardono luminose.

Nota: La Lampadephoria e la Lampadedromia erano un antico tipo di corsa greca con le torce. La corsa si svolgeva di solito a piedi, ma a volte era anche a cavallo montato da un efebo (un giovane greco che entrava nell’età adulta). C’erano almeno due metodi di gara.

Il primo era una staffetta. I corridori, posti a intervalli, il primo di ogni fila che riceve la fiaccola  correndo alla sua massima velocità e la consegna al secondo della propria linea, e il secondo alla terza, fino a raggiungere l’ultimo della fila, che corre con essa fino al punto stabilito. Il vincitore era la prima squadra a passare il testimone oltre il traguardo. Se si fosse spenta una torcia, la squadra avrebbe perso la gara. Nel secondo tipo la gara era individuale, non c’era il passaggio della fiaccola dall’uno all’altro, ma partivano diversi tedofori e vinceva il primo che raggiungeva la meta con la fiaccola accesa.

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Sergio Zicari

Autore di numerosi libri sulla comunicazione e il marketing delle aziende, del terzo settore e delle libere professioni. Per molti anni è stato manager, formatore, consulente per imprese profit e non profit. È Responsabile della Comunicazione del Gruppo Comunità Etica e Caporedattore di CambiaMenti.

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