“CERNOBBYL”

All’incontro di Cernobbio non poteva mancare, ancora una volta, il Presidente dell’Ucraina Zelensky, itinerante postulante richiedente perennemente armi, munizioni e denaro, da due anni e mezzo finiti nel pozzo senza fondo del conflitto russo-ucraino ma che oramai è diventato, come chiunque capisce, uno scontro tra NATO e Russia.

Tanto per cambiare, però, Zelensky ha inoltrato una richiesta nuova e inedita: che i piloti della NATO in pensione vengano utilizzati per guidare gli aerei caccia F-16 forniti all’Ucraina che non dispone di piloti propri addestrati e capaci. Inoltre, quale asso nella manica, il presidente ucraino questuante pensa di portare la guerra addirittura nel territorio russo chiedendo per la bisogna missili a lungo raggio al fine di distruggere i bombardieri strategici russi e le loro basi nel profondo della Russia.

La lezione della Seconda Guerra Mondiale dovrebbe aver insegnato che ci vuole ben altro che alcuni piloti in pensione e dei missili a lungo raggio per piegare la Russia che è ora divenuta una superpotenza nucleare, ma tant’è!

Zelensky è deciso a chiedere ancora, prima che si arrivi alle elezioni americane e così vantare dei successi almeno propagandistici che inducano l’Amministrazione Biden, oramai agli sgoccioli, ad allentare di nuovo i cordoni della borsa.

Come corollario al Forum di Cernobbio, si è avuto anche un incontro tra Zelensky e il senatore repubblicano degli Stati Uniti Lindsay Graham il quale ha incoraggiato il suo interlocutore ad insistere su questa strada.

Lindsay Graham è un personaggio bizzarro: come Catone terminava ogni suo discorso con la frase “ceterim censeo Cathaginem delendam essem” e cioè “e inoltre sono del parere che bisogna distruggere Cartagine”, così Graham ripete instancabile sui media e al Congresso USA che la Federazione Russia deve essere sconfitta, umiliata e disgregata. Si è persino compiaciuto dell’attentato dell’Isis a Mosca.

Tuttavia, tale personaggio ha detto di essere rimasto assai colpito dal presidente ucraino definendolo “frustrato per la questione delle armi”. Zelensky è preoccupato e i motivi per esserlo non gli mancano. Quali sono?

Situazione preoccupante per Zelensky e l’Ucraina

I raid russi sulle città ucraine vengono adesso effettuati da droni “indecifrabili” che riescono a “bucare” le difese di Kiev. Questi nuovi droni sono capaci di rendere impotenti i sistemi di guerra elettronica in quanto impiegano un sistema a fibra ottica che è stato utilizzato con successo nel settore di Kursk e sono droni a prova di disturbo e cioè modificati per essere condotti in battaglia rilasciando dietro di sé un filo di fibra ottica superleggero mentre sono in volo e ciò è sufficiente a renderli “illeggibili” dai sistemi di difesa EWS utilizzati dagli ucraini che non possono così disturbare il loro segnale.

Tali droni possono essere individuati solo “a vista”. Putin prepara in tal modo la sua controffensiva nel settore di Kursk. In questo viene aiutato dalla testarda determinazione dei militari ucraini a restare nel territorio russo per motivi politici, esponendosi così alla reazione delle truppe russe in arrivo in quel settore.

Gli ucraini infatti devono obbligatoriamente tenere le posizioni nel saliente di Kursk almeno fino alle elezioni americane a Novembre, ma così facendo rischiano di subire ulteriori perdite delle loro brigate migliori: una di loro, la 82 brigata aerea ucraina di assalto è stata già annientata.

A Kursk gli ucraini hanno impiegato le loro forze migliori e questo sta portando già al collasso le linee di difesa in altre aree, come nel Donbass, dove i russi stanno continuando ad avanzare. Il generale russo Alaudinov ha affermato che le sue truppe hanno sbarrato la strada ai rifornimenti alle truppe ucraine nella zona di Kursk.

Il territorio ucraino continua ad essere colpito in profondità con danni notevoli. Il giornale “La Repubblica” che non è certo filorusso ha dedicato un articolo al fenomeno sempre più preoccupante delle diserzioni dei militari ucraini nel Donbass. Ammette che “i fanti ucraini ormai non ne possono più di una guerra senza sbocchi e fuggono dalle trincee infide”.

Nei primi quattro mesi dell’anno, in Ucraina sono stati avviati 10.584 procedimenti per “abbandono di unità militare o luogo di servizio” e 7.306 procedimenti per “diserzione”. Meglio che essere uccisi dai droni, dai carri armati, dalle mine, dalle mitraglie, dai fucili.

Diserzioni e fughe sono un problema per lo Stato Maggiore ucraino. La fuga oramai riguarda il 30% dei soldati, si ammette apertamente. La crisi delle vocazioni al martirio si sposa con la crisi demografica: il paese ha perso 14 milioni di abitanti. L’iniziale fuga dall’invasione russa prima, il continuo salasso al fronte poi, infine l’occultamento o l’espatrio spesso riuscito di giovani o uomini in età da leva ha fatto sì che ora manchino gli esseri viventi per continuare a combattere”. Per questo si teme e lo teme anche Zalensky,  il collasso del fronte.

Il nuovo Catone americano e il postulante

Consapevole della tragica situazione del suo paese e del fatto che il tempo oramai lavora per la Russia e non per l’Ucraina, Zelensky ha rinnovato disperatamente le sue solite richieste: più armi, munizioni e più velocemente e senza restrizioni contro il territorio russo, con la domanda pressante di missili a lunga gittata, tanto ambiti dagli ucraini.

“Abbiamo bisogno di questa capacità a lungo raggio per colpire il territorio russo” – è la continua cantilena di Zalensky a Cernobbio. Addirittura ha chiosato: “Attaccare il Cremlino? Peccato non si possa fare perché queste armi a lungo raggio non possono raggiungere le distanze che vorremmo”.

Il Catone a stelle e strisce, Lindsay Graham ha detto che parlerà con Biden sulla possibilità di utilizzare dei volontari stranieri che combattano in aria e ha persino aggiunto: “i piloti in pensione mica devono essere per forza degli americani, possono anche essere italiani o di altri paesi che hanno a disposizione gli F16”.

Come l’impero romano, nella fase della sua decadenza faceva difendere le sue frontiere da truppe barbare, ora gli Stati Uniti vorrebbero far combattere le loro battaglie dagli altri, alleati o costretti ad essere tali.

Appunto perché ci troviamo non solo alla fine del mandato dell’Amministrazione Biden, prossimi alle elezioni USA, ma alla decadenza dell’impero americano che, come tutti gli imperi in crisi, le loro battaglie le fanno combattere dagli altri. In più, come l’incidente alla centrale di Cernobyl del 1986, ulteriori forniture di armi americane rischiano di causare una vera ecatombe nucleare.

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Immagine di Massimo Magnatti

Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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