L’estate, si sa, è la stagione delle vacanze e del relax. Ma è anche la stagione in cui sono scoppiate due guerre mondiali: la prima alla fine del mese di Luglio del 1914, la seconda agli inizi di Settembre del 1939, ma sempre in estate. E’ la stagione in cui il Presidente americano Nixon, con una decisione storica, annunciò la fine della convertibilità del dollaro in oro e del sistema monetario internazionale basato su di esso aprendo la strada ad una fase di accrescimento enorme della massa monetaria dalle conseguenze a stento prevedibili nel lungo termine.
E’ la stagione nella quale vengono in sordina introdotte leggi e decreti leggi impopolari, ma non contrastabili con efficacia dalla massa dei cittadini, distratti e impegnati a godersi le vacanze sulle spiagge o in montagna.
E’ una stagione, quindi, tutt’altro che morta o sterile dal punto di vista degli avvenimenti di grande importanza e portata storica, anzi, da osservare con attenzione per evitare di essere colti del tutto impreparati alle sorprese (spesso spiacevoli) che può o potrebbe riservarci. Quali sono quindi i motivi per tenere quindi orecchie e occhi ben aperti?
I motivi per essere preoccupati non mancano
Viviamo in un periodo pericolosamente prebellico. Un generale inglese ha detto apertamente che la Gran Bretagna deve prepararsi ad uno scontro con la Russia per il 2027. Il cancelliere tedesco ha aggiunto che la Germania deve tenersi pronta ad una guerra con la Russia per il 2029.
Certo non ci si muove per evitare la guerra, anzi, si sta facendo di tutto per provocarla e spingere Putin a continuarla nei confronti dell’Ucraina e a pensare anche di estenderla a tutti quei paesi che la supportano o almeno ad alcuni di essi.
E’ tornato quindi il rischio politico e geo-politico, prepotentemente. Non si va solo verso un mondo multipolare, ma pure verso un mondo che rischia di dividersi nuovamente e pericolosamente in sfere di influenza, con paesi, come la Russia, disposti a rischiare una guerra o anche a farla pur di crearsene una e paesi, come gli USA e ancor di più la Gran Bretagna, disposti a rischiare la guerra o anche a farla pur di impedirlo.
Ma vi è anche la competizione delle nazioni per l’accaparramento delle risorse: i microchips sono diventati una risorsa per lo sviluppo delle aziende. Cina e USA combattono per il dominio di queste risorse, con evidenti implicazioni non solo tecnologiche, ma anche militari, economiche e politiche.
L’Asia è una grande potenza demografica, economica, culturale e militare, con la Cina massima potenza manifatturiera e l’India massima potenza demografica e ciò che avverrà in quella parte del mondo finirà per avere delle forti implicazioni e delle ampie conseguenze anche sulle nostre società e persino sulle nostre vite personali.
Inoltre l’attuale superpotenza americana è un paese profondamente diviso al suo interno e travagliato da enormi problemi di sperequazione economica e sociale (con un sistema fiscale che favorisce apertamente i ricchi e non lo nasconde) e di discriminazione razziale ( la polizia usa sistematicamente metodi rudi con afroamericani e latini nonostante le molte inchieste e indagini).
Questo è inoltre un periodo elettorale nel quale gli USA devono forzatamente adottare in politica estera un atteggiamento di basso profilo per evitare di commettere incidenti di percorso e di essere esposti a critiche da parte del partito di opposizione.
Gli esperti ora danno un 60% di probabilità di vittoria a Trump e un 40% di probabilità a Kamala Harris, ma alle elezioni mancano 100 giorni e le cose possono cambiare anche drasticamente e in poco tempo. L’elettorato americano è ondivago e il suo comportamento è poco prevedibile, persino in un orizzonte temporale breve.
L’economia USA è un gigante dai piedi di argilla
Gli USA sono una superpotenza e vivono l’economia come uno strumento finalizzato all’esercizio dell’egemonia e non come uno scopo ultimo della loro esistenza, come invece accade nei paesi satelliti. E’ il destino di tutti gli imperi. E’ stato così con l’impero romano, con l’impero britannico e così anche per quello americano che non vive di economia, come ama affermare, ma di GLORIA.
Tuttavia, gli americani cominciano ad essere stanchi di farsi carico dei costi della globalizzazione e non a caso stanno cercando di dividere l’onere con i paesi satelliti. Il potere Usa dipende dalla sostenibilità del loro debito o, meglio, dalla PERCEZIONE che il mercato ha circa la sostenibilità del debito americano.
A dicembre 2023, il debito pubblico totale ammontava a 33.000 miliardi di dollari, pari al 129% del PIL e a 7 volte le entrate fiscali. Essere una superpotenza costa tantissimo e la globalizzazione ha un costo enorme.
Certamente, anche l’economia USA è cresciuta: nell’anno 2000 il PIL americano ammontava a 10.000 miliardi, ora è arrivato a 27.000 miliardi. Gli USA sono inoltre, come tutti gli imperi, degli importatori netti e hanno una bilancia commerciale in saldo negativo. Infatti nel 2023 gli USA mostravano un saldo nella bilancia commerciale negativo per oltre 770 miliardi di dollari, il che porta ad incrementare, assieme al costo per la difesa, l’andamento fuori controllo del debito.
L’aver dislocato inoltre la manifattura all’estero ha fatto mutare pelle al tessuto produttivo americano rendendolo di fatto il più grande incubatore di innovazione al mondo, orientandosi ai servizi ad elevato valore aggiunto.
Dunque, se gli Usa non hanno più un tessuto industriale capace di competere con il resto del mondo, cosa esportano, oltre alla loro tecnologia? Dollari. L’America esporta dollari. Tutto, quindi, dipende dalla credibilità del dollaro, dall’egemonia USA sul resto del globo e dal suo potere di deterrenza.
I tre pilastri della potenza USA si stanno largamente incrinando
Da anni è in atto nel mondo un processo di de-dollarizzazione, cioè di un uso decrescente del dollaro come valuta di riserva e come mezzo di pagamento negli scambi internazionali. Se negli anni Ottanta del secolo scorso il dollaro costituiva il 100% delle riserve valutarie, negli anni Novanta già costituiva il 90% per poi scendere al 73% subito dopo il 2000 e ora, dopo un quarto di secolo, costituisce appena il 53% delle riserve di valuta mondiale.
Arabia e Cina hanno siglato un accordo di swap che prevede la regolazione degli scambi commerciali reciproci senza ricorrere al dollaro nemmeno come unità di conto.Si tratta di un colpo pesantissimo all’egemonia monetaria USA e al suo prestigio.
Non basta. La Russia, la Cina e l’India si stanno saldando in un’alleanza strettissima che costituisce ora la maggiore sfida all’egemonia politica americana nel globo. Anche la deterrenza USA non fa più paura in quanto c’è ora chi la sta sfidando: quando Putin stava per ordinare l’attacco in Ucraina, Joe Biden avvertì la Federazione russa che “ci sarebbero state delle conseguenze gravi per la Russia”.
Dopo più di due anni di “conseguenze” in termini di armi e sistemi d’arma inviati dagli USA in Ucraina e di sanzioni, le forze russe sono ora all’offensiva nel Donbass e i soldati ucraini sono adesso costretti a retrocedere in molti punti del fronte. La “deterrenza” americana non ha spaventato i russi e non ha apportato alcun beneficio all’esercito ucraino.
Di fronte all’incrinature di questi tre pilastri, l’opzione per gli USA è quella di rassegnarsi ad un declino che, considerata la velocità con la quale avvengono i fatti oggi, potrebbe anche non essere lento, oppure di cercare di contrastare il declino scatenando una guerra diretta contro la Federazione Russa, giocando così il tutto per tutto e puntando sulla totale vittoria della NATO in uno scontro militare dagli esiti aleatori e totalmente imprevedibili.
Uno scenario cupo
“Odio l’estate”. Così cantava Bruno Martino nel suo immortale capolavoro. Anche se non deve essere necessariamente oggetto di odio, nondimeno è una stagione che deve essere meritevole di oculata attenzione e riflessione. Lo scenario che ci si prospetta è cupo e nulla esclude che proprio questa sia la stagione che rischia di sparigliare le carte. La questione è come e a che prezzo.



