L’estate sta finendo e speriamo che il dibattito torni a concentrarsi sui temi che incidono direttamente sulla nostra vita.
Come sempre accade in questi mesi, gli argomenti dominanti sono stati il caldo e il riscaldamento climatico, alternati ai danni provocati dal maltempo, alla battaglia sui dazi promossa da Trump, alle guerre a Gaza e in Ucraina.
Nel frattempo, non sono mancati episodi di cronaca che ci ricordano come uno dei principali problemi del nostro Paese resti la gestione dei flussi migratori.
Tutti ne parlano, ma pochi avanzano proposte concrete, supportate da un’analisi delle cause e da una visione politico-sociale di lungo periodo.
Continuano gli sbarchi, le tensioni tra magistratura e governo, gli episodi di degrado e violenza che ormai interessano anche le città più piccole.
Nei prossimi mesi, su questo giornale, cercheremo di affrontare il tema con servizi di approfondimento e con contributi e interviste a chi questi problemi li vive o li affronta quotidianamente. Perché la verità, citando il poeta persiano Mawlānā Jalāl al-Dīn Rūmī, è come uno specchio che, cadendo, si frantuma in mille pezzi: ognuno, prendendone un frammento, è convinto di vedere in esso l’intera verità. Ma se vogliamo conoscerla davvero, dobbiamo essere disposti ad ascoltare tutte le campane.
Cercheremo di capire perché una piccola città come Monfalcone si stia trasformando nel prototipo di ciò che potrebbero diventare le nostre città in un futuro prossimo; perché nessun governo è riuscito a risolvere questi problemi; quale sia il ruolo delle strutture di accoglienza; chi ci sia dietro le ONG che recuperano i migranti in mare; quale sia il ruolo delle mafie nella gestione dei flussi.
Le ragioni dei flussi migratori
Nel frattempo, proviamo a guardare oltre i nostri confini, per comprendere le ragioni che spingono migliaia di persone a rischiare la vita pur di fuggire dal proprio Paese.
La storia insegna che i flussi migratori sono fenomeni inarrestabili per quattro motivi principali:
- La speranza: nessuno può impedire a un essere umano di aspirare a una vita migliore, anche se spesso questa prospettiva si rivela un miraggio. La speranza permette di superare ogni ostacolo.
- Il debito: inteso in senso ampio, include sia la situazione debitoria nel senso tradizionale, sia la condizione di necessità o di povertà generalizzata. Un essere umano a cui vengono negati i minimi livelli di sussistenza è disposto a rischiare la propria vita pur di ottenere un cambiamento.
- La globalizzazione: la liberalizzazione dei mercati e la fine dei sistemi protezionistici hanno alimentato l’illusione che tutti possano diventare ricchi con poco sforzo e che l’Occidente sia il “paese di Bengodi”.
- Le guerre: quelle combattute apertamente, di cui parlano i giornali, e quelle meno visibili, che generano flussi ingestibili. Esistono poi conflitti “ibridi”, combattuti anche attraverso la gestione dei flussi migratori, promossi da interessi economici e di potere, e troppo spesso manovrati dalle mafie locali e internazionali con l’obiettivo di condizionare o destabilizzare i governi occidentali.
I pro e i contro dei flussi migratori
A ciò si aggiunge un altro elemento: mentre si vorrebbero bloccare i flussi per evitare i “problemi collaterali” connessi, il Paese ha comunque bisogno di forza lavoro. Mancano addetti nel settore turistico-ricettivo e in agricoltura, mancano operai nelle fabbriche, personale per l’assistenza agli anziani, infermieri negli ospedali e persino medici.
È possibile conciliare la necessità di manodopera con l’esigenza di evitare i problemi derivanti dalla mancata integrazione dei migranti?
Non è facile, ma sarà possibile se sapremo guardare oltre i confini. Nell’epoca della globalizzazione non è più pensabile impedire lo spostamento delle persone. Occorre non rinunciare alla nostra cultura – siamo il Paese che ha dato i natali alla civiltà occidentale –; occorre smettere di distruggere o svendere le aziende locali e tornare a fare impresa; occorre comprendere che la mobilità umana, senza un progetto economico-sociale sostenibile, ci vedrà soccombere sotto il peso della demografia: il calo delle nascite in Occidente corrisponderà a un’esplosione demografica nei Paesi emergenti e in Africa, che potrebbe prevalere su di noi solo con il fattore numerico.
Qualsiasi progetto per il futuro non può che essere transnazionale, basato su scambi culturali, economici e formativi capaci di superare le logiche del colonialismo, vecchio e nuovo.
Oggi l’Occidente non può più fare a meno di una forza lavoro proveniente da Paesi extraeuropei e deve attrezzarsi per salvaguardare la propria cultura e i propri valori.
Una soluzione auspicata
Serve un progetto che contribuisca a creare un nuovo modello di sviluppo economico-sociale fondato sul rispetto dell’uomo – qualunque sia il colore della pelle o la fede –, delle culture locali e dell’ambiente. Un progetto che consenta alle popolazioni dei Paesi meno sviluppati di raggiungere un livello di vita dignitoso e a noi italiani di non diventare una “specie” in estinzione o, peggio, conquistata e dominata attraverso un processo demografico sempre più rapido.
È quindi necessario un progetto con una visione transnazionale capace di intercettare i bisogni emergenti e gestirli per evitare di soccombere.
Partendo dal presupposto che i problemi del nostro Paese sono collegati anche a quelli dei Paesi vicini, bisogna operare con un’ottica transnazionale.
Se vogliamo evitare i problemi connessi alla mancata inclusione dei migranti, è una conditio sine qua non partire dalla selezione e dalla formazione.
Le differenze culturali e religiose dei nuovi migranti sono troppo profonde per non provocare le tensioni cui assistiamo ogni giorno, soprattutto nelle grandi città.
L’aspetto legislativo che regola i flussi è necessario, ma senza una selezione dei futuri migranti nel Paese di origine e una formazione culturale di base non si potranno creare le condizioni per una vera inclusione.
Credits: Foto di Jametlene Reskp su Unsplash





Le basi del progetto sono valide, il problema che emerge in questi ultimi tempi è la criminalità diffusa che hanno portato questi migranti, e la loro prepotenza a voler prevaricare con la loro religione invece di integrarsi, e sicuramente interessi economici e politici.
Opinione personale.