Un’ondata di proteste agricole sta attraversando l’Europa e in Francia la tensione è arrivata a un punto critico. Dall’Ariège a Bruxelles, passando per Atene, gli agricoltori denunciano un sistema al collasso. Ecco cosa sta accadendo e perché le mobilitazioni rischiano di estendersi.
Un caso di abbattimento forzato che accende la miccia
In Ariège, nel piccolo comune di Bordes-sur-Arize (Francia), la scoperta di un caso di dermatite nodulare contagiosa ha portato all’ordine di abbattimento di un intero allevamento di 208 capi. Una decisione vissuta dagli agricoltori come un colpo insostenibile: sessant’anni di selezione genetica compromessi in un attimo, indennizzi ritenuti insufficienti e la consapevolezza che “un animale non si sostituisce come un oggetto”.
Nella notte tra il 9 e il 10 dicembre, centinaia di agricoltori hanno bloccato gli accessi all’azienda con tronchi e barriere improvvisate, chiedendo di sospendere la misura sanitaria. Otto dipartimenti dell’Occitania si sono mobilitati e più di 500 persone si sono radunate a sostegno dell’allevatore. «È l’ultima azione prima della violenza», hanno dichiarato diversi partecipanti.
Una rabbia che supera i confini dell’Ariège
L’episodio non è isolato. Manifestazioni e blocchi si moltiplicano nel Paese:
- a Besançon e Limoges si sono svolte marce e presidi spontanei;
- a Tulle decine di trattori hanno attraversato la città denunciando il “genocidio contadino”;
- in diversi territori cresce la mobilitazione contro i vincoli normativi, i costi di produzione e la concorrenza estera.
Le preoccupazioni si concentrano soprattutto sul prossimo voto a Bruxelles sull’accordo UE-Mercosur, previsto a metà dicembre, temuto da molti agricoltori francesi perché potrebbe incrementare ulteriormente l’importazione di prodotti a basso costo (sempre della serie “facciamo gli interessi di altri Paesi e uccidiamo la nostra economia”).
La risposta del governo francese
Il Ministero dell’Agricoltura ha convocato d’urgenza una riunione del Conseil sanitaire, annunciando allo stesso tempo una ripresa negoziata delle esportazioni di bovini verso l’Italia — blocco durato mesi a causa della stessa malattia bovina.
La ministra dell’Agricoltura, Annie Genevard, in un discorso pronunciato al mercato di Rungis, ha parlato apertamente di “guerra agricola”, denunciando il calo del 19% degli investimenti europei nel settore dal 2014 a oggi. Ha inoltre ribadito l’opposizione all’accordo Mercosur e promesso controlli più severi sulle importazioni.
Tuttavia, molte organizzazioni agricole — incluse FNSEA, Coordination Rurale e Confédération Paysanne — hanno boicottato l’incontro a Rungis, giudicandolo tardivo e poco concreto.
Il modello greco: 25.000 trattori in strada
La Francia guarda con attenzione a ciò che sta accadendo in Grecia, dove negli stessi giorni migliaia di agricoltori stanno paralizzando il Paese con blocchi di strade, porti e aeroporti. Le rivendicazioni sono simili: costi di produzione crescenti, redditi in caduta libera, mancanza di sostegno politico.
Un produttore intervistato dall’AFP riassume così la situazione: «Produrre mi costa 31.000 euro e ne incasso 27.000. Non è più possibile vivere del nostro lavoro».
Un malessere europeo
Il disagio degli agricoltori non riguarda solo la Francia o la Grecia: dalla Germania ai Paesi Bassi fino alla Polonia, la tensione cresce ovunque. Tra vincoli ambientali, aumento dei costi energetici e competizione internazionale, molti agricoltori europei denunciano un sistema che non li tutela. In realtà, non tutela nessuno cittadino: una volta che avranno distrutto la nostra agricoltura, cosa mangeremo? Forse le armi prodotte dall’industria bellica tedesca?
In Francia, il sostegno dell’opinione pubblica rimane altissimo: secondo diversi sondaggi, oltre il 90% dei cittadini comprende le ragioni della protesta.
Verso una grande mobilitazione a Bruxelles
Il 18 dicembre è prevista a Bruxelles una manifestazione che potrebbe portare oltre 1000 trattori francesi davanti alle istituzioni europee. L’obiettivo: chiedere una politica agricola che permetta alle aziende familiari di sopravvivere e preservare la sovranità alimentare europea.
Credits: Foto generata con l’IA




