Duecentomila cittadini senza medico di base, liste di attesa insopportabili, la vergogna quotidiana dei pronto soccorso «al collasso» con la gente in corridoio che aspetta giornate intere per ottenere un qualche servizio e poi il personale che se ne va, a migliaia negli ultimi anni, malamente sostituito da liberi professionisti, i cosiddetti «gettonisti» chiamati alla bisogna.
Un quadro desolante che non risparmia nemmeno una regione dove il servizio sanitario pubblico, per anni, era un fiore all’occhiello.
I partiti che governano oggi la regione, in campagna elettorale hanno evidenziato tutti i danni provocati dalla gestione della sinistra ma oggi, dopo la drammatica esperienza della pandemia, si sta ancora discutendo di tagli.
Oggi all’ordine del giorno è la chiusura del centro nascite di San Vito al Tagliamento: un comune di 15.000 abitanti nel nord est di questo paese.
Un episodio che deve però essere visto nell’ambito di una situazione nazionale che sempre più manifesta un limite: servizi eccellenti e veloci per la sanità a pagamento, liste d’attesa e disservizi per la sanità pubblica.
I soldi per la sanità privata convenzionata ci sono, quelli per la sanità pubblica mancano ma, strano ma vero, non mancano per i gettonisti.
Intanto, nelle strade, banchetti e presidi di comitati spontanei, cittadini, sindacati ospedalieri, a cercar di difendere le strutture territoriali pubbliche. Della chiusura del punto nascita di San Vito al Tagliamento (Pordenone), tra l’altro, si è parlato non poco anche per la «casualità» del veder chiudere il Punto nascita e contestualmente aprire uno studio privato «per donna e bambino». Protagonista la Primaria di Ostetricia, firmataria a suo tempo di una dichiarazione di appoggio alla chiusura della struttura pubblica, che ha «opportunamente» ottenuto l’autorizzazione alla libera professione extramoenia.
Un centro privato che fa sussultare i sanvitesi: la società ha tre soci, di cui uno è il figlio della primaria, anni 18, socio al 45%, il cognato della primaria è l’amministratore delegato, la sorella è una consigliera e il marito il proprietario dell’immobile. Un problemino che riguarda solo l’etica, tanto tutto è autorizzato, tutto è legale. Ma è l’ennesima grana che esplode in mano alla politica.
Alberto Bernava, Sindaco del Comune di San Vito al Tagliamento, ci fa uno spaccato di quanto sta accadendo nel Friuli occidentale ma il problema è più ampio: riguarda tutto il paese.
Ci sono solo due elementi che non si possono acquistare in questo pianeta: il tempo e la salute, e quest’ultima deve essere garantita a tutti i cittadini, indipendentemente dal censo sociale.
La salute non può essere nelle mani esclusive del privato altrimenti stiamo andando verso un sistema dove i meno abbienti e oggi sono sempre di più, saranno definitivamente emarginati nella società.




