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Il Diritto Impedito

La nostra Costituzione garantisce la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Tale diritto si esplica sia tramite il voto che tramite la costituzione di movimenti e partiti che permette di partecipare, appunto, attivamente alla vita pubblica.

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” (Art. 49 Costituzione).

Vi sono modi e forme per fare ciò, tutti regolamentati con leggi e decreti attuativi ad hoc, a livello sia nazionale che regionale.

I nuovi movimenti e partiti politici, per partecipare alle varie elezioni comunali, regionali, nazionali ed europee hanno il dovere di raccogliere le firme.

Il tempo per procedere a questa raccolta firme, come previsto dalla legge nazionale, è di 180 giorni su tutto il territorio nazionale tranne che in Piemonte.

Il “Comitato Noi Popolo Unito” si è immediatamente attivato per denunciare questa “norma illegittima, contraria alla Costituzione ed anche eversiva”.

Nel comunicato del 26 febbraio 2024, il “Comitato Noi Popolo Unito”, tramite il portavoce, avvocato Alberto Costanzo:

Il Comitato Noi Popolo Unito nasce da una aggregazione di tutti i movimenti, i partiti, i gruppi organizzati, le sigle, i cittadini e le cittadine che in qualche modo e da qualche anno si stanno opponendo ad una politica schizofrenica che prende ordini da strutture sovranazionali (Unione Europea, Nato, OMS, …) e bada esclusivamente a difendere gli interessi della grande finanza.

Il Comitato propone la formazione di una lista civica di scopo con la quale presentarsi alle elezioni regionali piemontesi previste per l’8 e 9 giugno 2024, intendendo raccogliere intorno ad un unico simbolo elettorale tutte le persone che in questo momento vogliono rifondare lo spirito di comunità creando una maggiore coesione tra i cittadini.

Non potendo usufruire di alcuna delle ipotesi di esonero dalla presentazione delle sottoscrizioni previste dall’art. 19 comma 3 LR 12/2023 (nuova legge elettorale per il Piemonte), nell’accingerci all’incombenza della raccolta delle firme, abbiamo constatato:

  • Che fino alle scorse elezioni regionali (anno 2019) il periodo utile entro il quale raccogliere le firme era di 180 giorni (anteriori alla presentazione della lista);
  • Che, infatti, tale è la regola generale fissata dalla legislazione statale, L. 53/1990, articolo 14 comma 3;
  • Che l’attuale art. 19 comma 6 LR 12/2023 stabilisce invece ‘Sono valide le firme che risultano autenticate a partire dalla data del decreto di indizione delle elezioni.’;
  • Che è prassi usuale che tale decreto sia emesso in prossimità del suo termine di scadenza (cioè 60 giorni prima del giorno del voto);
  • Che, di conseguenza – qualora il decreto di indizione delle elezioni sia effettivamente emesso in prossimità o in coincidenza di tale data – il periodo utile per la raccolta firme risulta ridursi da i precedenti 180 giorni a 30 giorni (tali i giorni decorrenti tra la data del decreto di indizione e la data della presentazione delle liste).

La disparità di trattamento tra la precedente tornata elettorale e l’attuale appare clamorosa, e, comunque, anche indipendentemente da tale disparità, il termine di soli 30 giorni per la raccolta delle numerose sottoscrizioni risulta così ridotto da costituire un ostacolo pressoché insuperabile per l’assolvimento di tale onere.

Dubitando di avere interpretato erroneamente la norma, il Comitato ha inviato una richiesta di chiarimenti all’Ufficio elettorale regionale, il quale ha però risposto che tale è l’effettivo termine fissato dalla nuova legge regionale per la raccolta delle firme.

Appare dunque che l’attuale LR 12/2023 del Piemonte pone un impedimento quasi assoluto per l’esercizio del diritto costituzionale fondamentale (anzi essenziale) della partecipazione dei cittadini alla vita politica, così garantendo ai partiti politici tradizionali (che sono ovviamente esclusi dalla raccolta firme) il monopolio della politica regionale.

La gravità di quanto precede si commenta da sola. […] il vincolo esistente tra l’individuo e lo Stato, espresso dal concetto di cittadinanza, comporta il diritto ed il dovere di ogni cittadino di partecipare alla vita del Paese, e questa partecipazione si concretizza attraverso il diritto di voto e di candidarsi alle elezioni, sia politiche che amministrative, per rivestire cariche pubbliche.

‘Il diritto di voto – lo ricorda espressamente la Corte Costituzionale nella sentenza 1/2014 – costituisce il principale strumento di manifestazione della sovranità popolare secondo l’articolo 1 della Costituzione’.

[…] la giurisprudenza applica il principio del favor rei partecipationis.

Una norma che, invece, strumentalizzando una regola burocratica (cioè la fissazione del termine iniziale per la raccolta firme), di fatto ostacoli tale partecipazione popolare fino a renderla impossibile, non appare soltanto illegittima e contraria al dettato costituzionale, ma anche eversiva degli stessi princìpi fondamentali della convivenza democratica.

Abbiamo chiesto, con spirito collaborativo, al Presidente Cirio di incontrarci per discuterne insieme e, se possibile, cercare una soluzione, ma non abbiamo ricevuto risposta.

Ci vediamo, dunque, costretti, a denunciare ai media questo attentato alla democrazia e alla Costituzione, che, naturalmente, non esiteremo a portare anche all’attenzione della Magistratura”.

Leggendo tale comunicato, che ben spiega la situazione paradossale che si è creata in Piemonte, ci si chiede perché non sia intervenuto l’organo che dovrebbe garantire la legalità in Italia, vale a dire il Presidente della Repubblica, garante del rispetto delle norme costituzionali.

La Corte Costituzionale si è espressa in modo che non lascia spazio a dubbi interpretativi. Così come l’articolo 49 della Costituzione già citato, esprime il diritto di tutti alla partecipazione attiva alla vita politica.

La normativa nazionale elettorale impone l’obbligo di raccogliere le firme per i nuovi partiti e movimenti politici, esonerando, però, i partiti “tradizionali”: già questo non appare del tutto corretto o democratico. Se una legge regionale, poi, modifica in peius quella nazionale, è evidente che non si vuole la libera e attiva partecipazione dei cittadini alla vita politica della nostra nazione.

Si può ancora parlare di democrazia?

Taluni politici, sia nazionali che dell’Unione Europea, insistono nel definire l’Occidente una culla della democrazia, addirittura l’Europa è “il giardino”, eppure ogni giorno i diritti fondamentali di tutti i cittadini vengono compressi se non addirittura eliminati. In nome di una presunta sicurezza, si spiano i cittadini con telecamere “intelligenti”, con i telefoni “intelligenti” e altri dispositivi, sempre “intelligenti”. In nome dell’ambiente, si fanno campagne di disinformazione, tramite le quali ai cittadini, spesso privi di capacità critica, si indica la CO2, elemento fondamentale per la vita sulla Terra, come un male da abbattere in tutti i modi. I cittadini, dimentichi dei prìncipi base di biologia, credono e cedono i propri diritti di libera circolazione.

Questi anni di “pandemenza” ci hanno fatto comprendere quanto sia fragile la nostra Costituzione, quanto possa essere facilmente aggirata.

La Russia viene dipinta dai globalisti aderenti al Patto Atlantico, come una nazione il cui Presidente è un dittatore, eppure la libertà di parola è garantita, la libertà di movimento non è messa in discussione e, per partecipare alle elezioni, tutti i partiti, vecchi e nuovi, raccolgono le firme.

Democrazia vs IA

Nel nostro vecchio Occidente i cittadini non sono più fiduciosi dei vecchi partiti, pertanto il fenomeno dell’astensionismo alle elezioni è in forte e preoccupante crescita, in Russia la percentuale dei votanti alle elezioni presidenziali è stata elevatissima.

Impedire la libera partecipazione alla vita politica di cittadini, movimenti e nuovi partiti politici, NON è democrazia.

Il signor Schwab ha “rassicurato” i cittadini che vivono nella democrazia distopica occidentale, dicendo che in un futuro non troppo lontano le elezioni non saranno più necessarie, poiché l’”intelligenza” artificiale sarà in grado di assicurare i migliori governi possibili.

Ho intervistato l’avvocato Costanzo e, insieme al vice presidente dell’associazione “Libera Italia”, Luciano Bosco, abbiamo analizzato la vicenda e le azioni che saranno intraprese, nonché il ruolo e la capacità di informazione dei mass-media tradizionali.

(Credits: studenti.it)

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Manuela Fratianni

Economista, appassionata di geopolitica, psicologia e sociologia.
Redattrice di CambiaMenti e di Radio28TV.

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