Per anni incentivi, esenzioni dal bollo e altri vantaggi hanno accompagnato la diffusione delle auto elettriche. Ora, però, in Europa il quadro sta cambiando e anche l’Italia potrebbe andare verso una progressiva revisione delle agevolazioni.
Dalle agevolazioni a un nuovo sistema fiscale
La diffusione delle auto elettriche è stata sostenuta in molti Paesi europei attraverso incentivi all’acquisto, esenzioni fiscali e condizioni particolarmente favorevoli. Una strategia pensata per accelerare il passaggio dai motori tradizionali alla mobilità a basse emissioni (perlomeno sulla carta).
Ma proprio il successo della transizione sta facendo emergere un problema destinato a diventare sempre più rilevante per i bilanci pubblici (a ulteriore prova della miopia delle classi dirigenti di ogni Paese): se diminuiscono le automobili alimentate a benzina e diesel, si riduce anche il gettito generato dalle accise sui carburanti e dalle altre imposte collegate alla motorizzazione tradizionale.
È quindi naturale che, parallelamente alla crescita della quota di veicoli elettrici e ibridi, i governi cerchino nuovi meccanismi per recuperare almeno parte delle entrate perdute. Prova ne è la tendenza europea verso il progressivo superamento delle esenzioni fiscali generalizzate riservate alle auto elettriche.
In Europa il quadro sta già cambiando
Le soluzioni non sono uguali ovunque. Alcuni Paesi stanno valutando o introducendo imposte collegate ai chilometri percorsi, altri puntano sulla proprietà del veicolo o sul suo peso. Il principio di fondo, tuttavia, è simile: con l’elettrico che diventa progressivamente una tecnologia di massa, diventa più difficile mantenere indefinitamente un trattamento fiscale agevolato.
Nel Regno Unito l’attenzione si sta spostando anche verso forme di imposizione collegate all’utilizzo dei veicoli elettrici. Nei Paesi Bassi viene invece segnalata una progressiva riduzione delle esenzioni, con l’introduzione di forme di tassazione anche per le vetture a batteria.
Anche Francia, Norvegia e Germania mostrano approcci differenti. Dalla revisione di alcune agevolazioni francesi, al maggiore peso fiscale attribuito in Norvegia anche alle caratteristiche dei veicoli e al mantenimento in Germania di esenzioni per un periodo determinato. Non esiste dunque un unico modello europeo, ma la direzione generale accertata è quella di una fiscalità destinata a evolvere insieme alla mobilità.
Italia, incentivi sempre più selettivi
E in Italia? Uno dei cambiamenti più significativi riguarda il modo stesso di concepire gli incentivi. La stagione dei contributi generalizzati sta lasciando progressivamente spazio a strumenti più selettivi, legati per esempio al reddito familiare e alla rottamazione di veicoli maggiormente inquinanti. È già in corso il passaggio da bonus distribuiti in maniera ampia a un sistema con maggiori vincoli, tra cui soglie ISEE e obblighi di rottamazione.
Il punto è rilevante perché modifica la logica con cui lo Stato sostiene la mobilità elettrica: non necessariamente la scomparsa di punto in bianco di ogni incentivo, dunque, ma agevolazioni – almeno per il momento – più mirate e rivolte soprattutto alle fasce che rispettano determinati requisiti economici e ambientali.
Il nodo del bollo auto
Sempre parlando dell’Italia, un altro capitolo riguarda la tassa automobilistica. Il trattamento del bollo varia sensibilmente sul territorio nazionale, perché alle regole generali si affiancano decisioni regionali. Proprio questa autonomia può produrre differenze considerevoli tra automobilisti residenti in regioni diverse. Le esenzioni fin qui riconosciute alle auto elettriche, quindi, non devono essere considerate necessariamente immutabili. Regioni che in passato hanno adottato condizioni particolarmente favorevoli potrebbero rivedere i propri regimi con l’aumentare del numero di veicoli elettrici circolanti.
Per chi sta valutando l’acquisto di un’auto a batteria, diventa pertanto sempre più importante verificare le norme vigenti nella propria Regione e non basare i calcoli di convenienza esclusivamente sulle agevolazioni esistenti oggi (per non parlare degli altri problemi legati all’elettrico).
Anche le auto aziendali sotto osservazione
La revisione della fiscalità potrebbe interessare inoltre il mondo delle auto aziendali e dei fringe benefit. È inevitabile un futuro riallineamento dei coefficienti di tassazione, partendo dal presupposto che l’ipotizzata diminuzione del costo dei veicoli elettrici potrebbe rendere meno necessarie alcune forme di favore fiscale utilizzate per favorirne la diffusione. È un tema particolarmente importante per aziende e dipendenti, perché l’auto aziendale rappresenta uno dei canali attraverso i quali l’elettrico può raggiungere rapidamente una quota significativa del mercato.
Il vero interrogativo: come sostituire le accise sui carburanti?
Sul lungo periodo la questione più delicata è però un’altra: cosa succederà alle entrate oggi garantite dai carburanti? Ogni automobilista che passa da benzina o diesel all’elettricità riduce il gettito prodotto dalle accise. Se la transizione raggiungerà dimensioni molto maggiori, per lo Stato diventerà inevitabile affrontare il problema.
Tra le possibilità al vaglio c’è quella di trasferire parte della tassazione verso nuove formule collegate all’utilizzo dell’auto elettrica, per esempio attraverso il consumo energetico destinato alla trazione o altri sistemi capaci di misurare l’uso effettivo del veicolo.
Non significa che ogni ipotesi discussa sia già una tassa approvata. Significa, piuttosto, che il sistema fiscale dovrà per forza adattarsi a un parco circolante profondamente diverso da quello sul quale è stato costruito.
L’auto elettrica resterà almeno fiscalmente conveniente?
La risposta dipenderà da numerosi fattori: prezzo dell’energia, costo di acquisto delle vetture, incentivi disponibili, bollo, modalità di ricarica e chilometri percorsi.
Chi dispone di una ricarica domestica, magari abbinata a un impianto fotovoltaico, può continuare a beneficiare di costi di utilizzo particolarmente contenuti. Ma pensare che le condizioni fiscali attuali rimangano identiche negli anni futuri è certamente poco realistico.
Il passaggio decisivo sarà quello da una fase nella quale l’auto elettrica viene incentivata perché rappresenta una quota minoritaria del mercato a una fase nella quale diventerà parte ordinaria del sistema dei trasporti.
Ed è proprio allora che cambierà anche la domanda: non più soltanto quanto lo Stato è disposto a spendere per favorire l’elettrico, ma come intenderà tassarlo quando milioni di automobilisti avranno abbandonato benzina e diesel.
La transizione, insomma, non riguarda soltanto motori, batterie e colonnine. Riguarda anche il modo in cui verranno finanziate, in futuro, le entrate pubbliche oggi strettamente legate alla mobilità tradizionale.
Credits: Foto generata con l’IA




