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Trudeau: Guardiano dell’Agenda 2030

Entro il 2030, il 30% delle terre del Canada saranno consegnate al controllo delle Nazioni Unite. L’area interessata, per estensione, sarà pari alla due regioni del Manitoba e Saskatchewan.

Dal 2025, il 25% delle terre e delle acque canadesi saranno protette, in altre parole: non saranno consentite le attività di pesca, di caccia, di agricoltura e di estrazione.

Ovviamente, all’inizio, non vi saranno dei divieti netti, bensì delle leggi e regolamenti che definiranno l’ambito giuridico delle “aree protette”.

Inizialmente, le aree saranno ad accesso ristretto, riservato a chi possiede una licenza, il cui costo potrà arrivare fino a ventimila dollari. Le persone dotate di tali licenze potranno entrare nelle aree protette solo in determinati orari e seguendo una sorta di protocollo, pena multe salate.

Esproprio delle riserve

Le regioni e provincie stanno stringendo accordi con il Governo Federale che, nelle parole di Trudeau, sarà una partnership con gli indigeni.

L’approccio di Trudeau con i leader delle tribù indigene non è stato autoritario, non ha detto loro esplicitamente che sarebbero stati derubati delle terre e delle acque, non ha emanato subito leggi di esproprio, che avrebbero delineato i perimetri e gli scopi di esso.

Trudeau ha dato soldi ai capi. Vi è stato uno scandalo tra le genti delle tribù, già nel 2022, poiché i loro capi hanno accettato i “miliardi di dollari gettati ai loro piedi”.

Trudeau ha corrotto i capi tribù: ha dato loro subito ottocento milioni di dollari con l’unica condizione di accettare tutti i regolamenti del governo federale.

In tal modo, i capi tribù delle riserve, hanno dato a Trudeau il permesso di prendere possesso delle terre e delle acque.

L’accordo prevede che il governo federale prenda il controllo delle terre per preservarle: questa iniziativa potrebbe essere lodevole, se non si conoscessero i punti della famigerata Agenda 2030.

L’accordo, così come è stato scritto, presenta molte lacune che lo rendono non del tutto chiaro e che lasciano la possibilità di emendarlo in peius.

Uno dei timori più concreti, è che su quelle terre il controllo passi ad altre nazioni: la Cina ha già manifestato interesse. E che dire di Bill Gates, che sta acquistando terreni in tutto il Nord America? Vi sono anche i grandi gruppi finanziarie sovranazionali come BlackRock che si stanno facendo avanti.

Come detto, l’accordo sottoscritto con le tribù, presenta delle zone grigie che consentono al governo federale di utilizzarle a proprio piacimento, nonostante le parole rassicuranti che vorrebbero presentare la volontà di rispettare la natura, e promesse che prmettono un quadro bucolico ma che, in realtà, aprono la porta alle multinazionali.

Uno dei punti dell’accordo prevede la collaborazione degli indigeni con la polizia federale per vigilare sugli accessi e l’utilizzo regolamentato delle aree protette. È data loro la facoltà di impedire, anche con la forza, la pesca, l’agricoltura e le estrazioni minerarie alle loro stesse genti, che vivono da sempre in quelle terre e trovano sostentamento in esse. Possiamo ben immaginare i conflitti e le tensioni sociali che ne deriveranno.

Il popolo canadese, comprese le tribù indigene, dovrebbe prendere consapevolezza che il denaro usato è denaro pubblico, derivante dalle tasse versate da tutti i cittadini. Tale denaro è usato per impedire alle persone il libero accesso nelle campagne, di andare a pescare o andare a fare una passeggiata al mare.

Soprattutto, chi vive nelle riserve dovrebbe sentirsi oltraggiato da questi accordi: le condizioni di vita nelle riserve, infatti, sono al limite della dignità umana. Essi vivono in container, dove, spesso, non vi è né elettricità né acqua corrente.

Grazie alla corruzione, alle somme ingenti che hanno ricevuto i capi tribù, loro, gli indigeni, continueranno a vivere in modo precario e disagiato e, grazie ai divieti che impediranno caccia, pesca e agricoltura, saranno sempre più poveri ed indigenti.

Questo accordo, inoltre, manda anche una sorta di messaggio subliminale di Trudeau a queste persone: “ci pensiamo noi a preservare la natura, perché voi non siete in grado di farlo, ecco perché siamo costretti a togliervi le terre e a controllarle noi.”

È del tutto sensato pensare che le Nazioni Unite e Trudeau non si fermeranno al 30%, ma arriveranno, come paventato da giornalisti indipendenti, al 50% di terre, fiumi mari e laghi nel 2050, che diventeranno completamente inaccessibili.

Città 15 minuti

Come previsto nell’Agenda 2030, le persone devono essere portate a vivere in grandi centri urbani, con dei confini precisi, in modo da limitare gli spostamenti in un perimetro percorribile in quindici minuti.

La realtà delle città 15 minuti serve a questo: confinare le persone in un’area ben delimitata, impedendo loro la libera circolazione, di vivere in campagna o al mare, lago…, si vuole, altresì impedire la libera coltivazione della terra, che sia un piccolo orto, o un appezzamento di terra maggiore.

Se si controlla la pesca, la caccia e l’agricoltura, si raggiunge l’obiettivo di affamare le persone.

Un popolo affamato, indebolito dagli esperimenti sociosanitari, senza armi per difendersi, è un popolo controllabile.

Reato di opinione

Un altro passo in avanti verso la distopia di orwelliana memoria, è la proposta di legge che incoraggia la delazione tra i cittadini.

La proposta di legge è contenuta nella “C-6 bill” che prevede che “ognuno che commetta una offesa […] è colpevole e passibile di pena detentiva”. I motivi che fanno scattare la denuncia, sia da parte della pubblica autorità, che tramite segnalazione anonima, sono risibili, in realtà: parliamo di commenti in una chat di un qualsiasi social, un meme, ritenuto offensivo, un cosiddetto like o una condivisione …

Chi segnala, o meglio, fa delazione, riceve anche un premio, nel caso la stessa sia ritenuta attendibile, che arriva fino a ventimila dollari canadesi.

Del resto, in Belgio è già stata approvata una legge simile, tramite la quale un parlamentare della precedente legislazione è stato arrestato e condannato ad un anno di prigione per avere condiviso un meme ritenuto razzista.

In Francia, è stata approvata una legge che condanna alla prigione chiunque critichi i sieri sperimentali Covid-19 e, se una persona, a seguito di tale critica, pubblicata a mezzo stampa, social o espressa verbalmente, ritenga di avere subìto un condizionamento e non avere accettato l’inoculazione di tali sieri, ed essersi ammalata, essa ha diritto a rivalersi economicamente su chi ha avuto l’ardire di avanzare tale critica.

George Orwell ci aveva avvisato con il suo libro “1984”:

“Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perché sono oppresse. In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse.”

Foto: Courtesy of The Telegraph

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Manuela Fratianni

Manuela Fratianni

Economista, appassionata di geopolitica, psicologia e sociologia.
Redattrice di CambiaMenti e di Radio28TV.

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