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Ordo ab Chao

Il proverbio “Chi semina ingiustizia, raccoglie sventura” (Siracide 7:3) sembra applicarsi perfettamente all’amministrazione Biden e ai suoi sostenitori, che si trovano ora a gestire una serie di crisi senza precedenti. Dopo aver fatto ogni sforzo per ostacolare la vittoria di Trump nelle elezioni presidenziali, ora devono affrontare la diffidenza e la rabbia di milioni di cittadini americani che hanno perso fiducia nella giustizia e nella democrazia del loro paese. Si sentono traditi e abbandonati da un governo che sembra trascurarli e reprimere le loro preoccupazioni. Questo ha scatenato una vera e propria rivolta, soprattutto in Texas, uno stato simbolo della resistenza repubblicana. In vista delle elezioni, questo tema è particolarmente sentito dagli statunitensi, molto più della crisi, che non ha la stessa portata su tutti i territori.

Il governatore Greg Abbott e i suoi sostenitori hanno scelto di sfidare apertamente la Casa Bianca, intensificando le misure di sicurezza al confine con il Messico e ostacolando l’ingresso di immigrati illegali, un’iniziativa che l’amministrazione Biden vorrebbe regolarizzare. Il Texas ha anche posizionato circa 30 miglia di filo spinato lungo il fiume Rio Grande per impedire il passaggio dei migranti. La Corte Suprema ha però ordinato al Texas di rimuovere il filo spinato e di consentire l’accesso agli agenti federali di frontiera incaricati di far rispettare le leggi sull’immigrazione. Tuttavia, il Texas ha rifiutato di obbedire a questa sentenza, sostenendo di avere il diritto costituzionale di difendersi da un’invasione di migranti.

La Casa Bianca si trova ora di fronte a un dilemma: può ricorrere alla forza per imporre il rispetto delle leggi federali, ma ciò potrebbe scatenare una crisi costituzionale e aumentare il malcontento tra la popolazione, oppure può permettere al Texas di continuare con le sue azioni, rinunciando così a parte della sua autorità e alla sua agenda politica. È una situazione che sembra auto-distruttiva.

Parallelamente, nel Mar Rosso si sta verificando una crescente tensione tra gli Houthi, un movimento armato sciita che controlla gran parte dello Yemen, e la coalizione guidata dall’Arabia Saudita, con il sostegno degli Stati Uniti e del Regno Unito, che appoggia il governo yemenita riconosciuto. Gli Houthi, con il supporto di Iran e Corea del Nord, hanno intensificato gli attacchi con missili e droni contro le navi che navigano nel Mar Rosso, in solidarietà con Hamas nella guerra contro IsraeleUno degli attacchi più gravi ha coinvolto una nave cisterna britannica, la MV Stolt Apal, che trasportava nafta da Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, a Gibuti. Il 26 gennaio 2024, la nave è stata colpita da un missile degli Houthi, che hanno affermato di aver agito in “legittima difesa” contro la coalizione saudita che li combatte da oltre sei anni. Il missile ha causato un incendio sulla nave, danneggiando la sala macchine e il ponte di comando.

L’equipaggio, composto da 25 indiani, ha dimostrato prontezza e coraggio, riuscendo a domare le fiamme e a salvare la nave. Dopo circa 12 ore di sforzi, l’incendio è stato spento, e la nave ha potuto riprendere il suo viaggio verso Gibuti, dove è arrivata il giorno seguente. Nessun membro dell’equipaggio è rimasto ferito nell’attacco.

La nave britannica è stata soccorsa dalla marina indiana, che ha dispiegato due navi da guerra, la INS Talwar e la INS Trishul, per scortarla e proteggerla da possibili ulteriori attacchi. La marina indiana ha altresì offerto assistenza medica e logistica all’equipaggio della nave. Il governo indiano ha espresso la sua solidarietà nei confronti del Regno Unito e ha condannato gli attacchi degli Houthi, considerandoli una minaccia per la sicurezza e la stabilità della regione.

Inoltre, i ribelli yemeniti Houthi hanno rivendicato un attacco alla nave da guerra americana Lewis B. Puller il 29 gennaio 2024. Questa nave, appartenente alla classe Expeditionary Mobile Base, è stata progettata per supportare operazioni anfibie, speciali e di sicurezza marittima. La nave si trovava nel Golfo di Aden, una zona di fondamentale importanza per il commercio marittimo internazionale, quando è stata presa di mira da un missile degli Houthi. Tuttavia, il comando centrale degli Stati Uniti ha smentito che la nave sia stata colpita o danneggiata, affermando che il missile è caduto in mare senza causare danni.

Questo episodio rappresenta solo l’ultimo di una serie di attacchi con missili e droni effettuati dagli Houthi contro navi civili e militari che attraversano il Golfo di Aden, una zona di passaggio fondamentale che collega l’Oceano Indiano al Mar Rosso e al Canale di Suez. Questi canali sono essenziali per il transito di circa il 10% delle esportazioni mondiali di petrolio e del 20% delle merci globali.

Gli attacchi condotti dagli Houthi in solidarietà con Hamas nella guerra contro Israele potrebbero interrompere o bloccare questa rotta, con conseguenze gravi sull’economia globale, in particolare per l’India e l’Europa, che sono fortemente dipendenti dalle importazioni di petrolio e di altri prodotti dal Medio Oriente. Inoltre, l’India ha un interesse significativo nel mantenere aperto il Canale di Suez, poiché questo le permette di ridurre la distanza per raggiungere i mercati europei del 75% rispetto alla rotta alternativa intorno al Capo di Buona Speranza.

Allo stesso tempo, l’India sta emergendo come una potenza manifatturiera in grado di competere con la Cina, grazie alla sua forza lavoro giovane e qualificata, alla crescita economica sostenuta e alle riforme strutturali. Tuttavia, la crisi nel Medio Oriente potrebbe mettere a rischio le prospettive di sviluppo indiane, aumentando i costi dei trasporti, del carburante e delle materie prime, e riducendo la domanda e la fiducia dei consumatori e degli investitori europei.

L’attacco degli Houthi contro la nave americana nel Golfo di Aden dimostra come il conflitto in Yemen si sia esteso al di fuori dei suoi confini iniziali, raggiungendo una zona strategica per il commercio marittimo internazionale.

La situazione in Medio Oriente, tuttavia, è influenzata non solo dagli Houthi ma anche dall’Iran, che li sostiene politicamente, finanziariamente e militarmente. L’Iran, infatti, è coinvolto in una serie di conflitti per procura con i suoi rivali regionali, in particolare l’Arabia Saudita e Israele, che considerano la Repubblica Islamica una minaccia per la loro sicurezza e influenza. Tra le azioni attribuite all’Iran o ai suoi alleati, vi è l’attacco con un drone che ha ucciso tre soldati americani in Giordania, vicino al confine con la Siria e l’Iraq, il 28 gennaio 2024. Questo episodio ha scatenato la reazione degli Stati Uniti, che hanno minacciato di colpire obiettivi iraniani in rappresaglia. L’Iran, dal canto suo, ha negato ogni responsabilità e ha avvertito che risponderà a qualsiasi aggressione.

La tensione tra Iran e Stati Uniti si riflette anche sulla situazione in Iraq e in Siria, due paesi devastati dalla guerra e dalla presenza di gruppi estremisti come l’ISIS. In Iraq, il governo ha chiesto il ritiro delle truppe americane, presenti dal 2014 con il pretesto di combattere il terrorismo, ma considerate dagli iracheni come una forza di occupazione. Gli Stati Uniti, tuttavia, non sembrano intenzionati a lasciare il paese, temendo di perdere il controllo della situazione e di lasciare spazio all’influenza iraniana.

In Siria, invece, la guerra civile che dura dal 2011 ha causato centinaia di migliaia di morti, milioni di sfollati e profughi, e la distruzione di gran parte del paese. Il regime di Bashar al-Assad, sostenuto dalla Russia e dall’Iran, ha riconquistato la maggior parte del territorio, ma alcune aree sono ancora contese tra ribelli, curdi, turchi e jihadisti. Gli Stati Uniti, che hanno ridotto la loro presenza militare in Siria, mantengono comunque una base nel nord-est del paese, dove si trovano importanti riserve di petrolio.

Il Medio Oriente si trova in una spirale di violenza che minaccia la pace e la stabilità della regione e del mondo intero. L’amministrazione guidata da Joe Biden alla Casa Bianca sembra incapace di gestire questa situazione, sia a causa della sua debolezza interna, sia per la mancanza di una strategia chiara e coerente. Il rischio è che il Medio Oriente possa diventare un nuovo Afghanistan, ma con proporzioni molto più gravi e diffuse. Questo scenario è alimentato da due fattori principali: la rapida evoluzione degli eventi, che lascia poco spazio al dialogo e alla diplomazia, e l’importanza strategica ed economica del Medio Oriente, coinvolgendo direttamente o indirettamente tutti gli attori globali.

Il Medio Oriente non è solo una fonte di petrolio e gas, ma anche un crocevia di culture, religioni e interessi. Attraverso questa regione passano le rotte commerciali che collegano l’Europa, l’Asia e l’Africa, ed esse sono vitali per il funzionamento dell’economia mondiale. Inoltre, il Medio Oriente è una zona caratterizzata da grande instabilità politica e sociale, in cui convivono e si scontrano diverse etnie, confessioni e ideologie. La soluzione dei conflitti in questa regione richiederebbe una visione globale e una cooperazione multilaterale, elementi che al momento sembrano mancare.

La situazione attuale ci sta portando verso un possibile collasso del sistema energetico, e sospetto che ciò possa essere stato pianificato deliberatamente, coinvolgendo anche l’Unione Europea. Un esempio di questa strategia è la decisione di Biden di bloccare l’attivazione delle strutture di esportazione di gas naturale dagli Stati Uniti verso l’Europa, che avrebbero potuto contribuire a ridurre la nostra dipendenza energetica. Questa scelta sta ulteriormente limitando le nostre opzioni, in quanto il gas che potrebbe essere disponibile dagli Stati Uniti, dove c’è un surplus di produzione, rimarrà almeno per il momento sul mercato interno statunitense, permettendo ai produttori di trarre profitto da esso, ma contribuendo ad aumentare i prezzi a livello globale.

Un altro esempio riguarda la posizione del governo francese nei confronti della Russia. Al momento, assistiamo a una crescente tensione tra la Francia e il governo russo, culminata in un attacco dell’esercito russo in Ucraina che ha coinvolto militari francesi. Questi soldati erano presenti in Ucraina come forze indipendenti o legionari stranieri, ma sembra che fossero finanziati direttamente da Parigi. L’ambasciatore francese a Mosca è stato convocato per delle lunghe consultazioni, durante le quali i russi hanno espresso le loro preoccupazioni. In questo contesto, è possibile che la Russia adotti una posizione più ostile anche nei confronti della Francia, rendendo più complesso l’accesso delle nazioni del sud Europa alle risorse africane, in cui la Russia sta assumendo un ruolo sempre più significativo.

Ciò comporta delle difficoltà nell’approvvigionamento energetico per la Francia, che dipende dall’uranio e, se non riesce ad ottenerlo dal Niger, potrebbe doverlo acquistare dalla Russia. Tuttavia, i russi potrebbero decidere di non venderlo, creando così ulteriori complicazioni nell’approvvigionamento energetico, anche per l’Italia.

In questo quadro generale, sembra emergere la volontà di destabilizzare il sistema finanziario esistente, con l’obiettivo di sostituirlo con uno nuovo. Stiamo affrontando una situazione economica senza precedenti e spero che tutti ne siano consapevoli e si preparino di conseguenza. Questa volta non sarà come nel 2008; ci troviamo di fronte a una crisi molto più grave. Inoltre, ci sono stati chiari avvisi in merito, quindi non possiamo dire di non essere stati informati.

La situazione attuale nel Medio Oriente, secondo esperti statunitensi che tradizionalmente hanno sostenuto il diritto di esistenza di Israele come uno stato sovrano, suggerisce che la crisi in corso potrebbe minacciare seriamente la capacità di Israele di mantenere il suo status di stato e potrebbe persino innescare un flusso migratorio da Israele, con il rischio di una possibile disintegrazione del paese. Le prospettive per l’intera regione del Medio Oriente appaiono estremamente negative in questo momento. Da un lato, a Washington, sta crescendo la pressione, in particolare da parte dei neoconservatori, per un possibile attacco all’Iran. Dall’altro lato, c’è Peter Zeihan, un esperto demografo spesso citato dai neoconservatori, che condivide le loro opinioni. Egli sostiene che la situazione sia complicata ulteriormente da un piccolo gruppo di parlamentari repubblicani che ostacolano qualsiasi iniziativa legislativa, rendendo impossibile qualsiasi progresso.

Questa situazione sembra condannare l’Ucraina, ma ciò non significa che non esistano altre possibili soluzioni. Gli Stati Uniti, incapaci di prendere decisioni significative e in bilico tra le pressioni interne e le conseguenze esterne, vedono crescere l’influenza cinese nel Medio Oriente e l’influenza russa in Africa. Tutto ciò porterà a un profondo cambiamento nella geopolitica mondiale. Questi sono insegnamenti importanti, e gli Stati Uniti ne usciranno notevolmente indeboliti, molto più di quanto accaduto dopo l’Afghanistan. Allo stesso tempo, l’Europa subirà gravi conseguenze. 

Solo acquisendo una profonda consapevolezza della situazione e sviluppando competenze al di sopra della media, potremo affrontare con successo queste sfide. Inoltre, possiamo trovare ispirazione negli insegnamenti esoterici, utilizzati da alcune scuole esoteriche e gruppi di potere che cercano di influenzarci. Questi insegnamenti ci invitano a seguire il principio “Ordo ab Chao”, che significa creare armonia dal disordine, pace dalla guerra e luce dall’oscurità. Questo non implica negare o eliminare il caos, ma piuttosto saperlo gestire, comprenderlo e trasformarlo in opportunità per la nostra crescita personale e collettiva. Il caos rappresenta il punto di partenza, ma non quello finale, di ogni percorso di conoscenza. Solo coloro che sanno dominare il caos possono aspirare a diventare veri costruttori del Tempio, iniziati alla saggezza, e promotori della cultura, contribuenti al bene comune.

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Carmen Tortora

Carmen Tortora

Laureata in matematica con indirizzo applicativo in ambito tecnologico, ha conseguito una specializzazione in analisi tecnica dei mercati finanziari.
Ha approfondito i suoi interessi per la natura e la scienza studiando biologia, viticoltura e enologia.
Attualmente lavora come insegnante nella scuola pubblica e come redattrice per la webradio Radio28TV e per il giornale online CambiaMenti. È co-autrice del libro NEXT con Franco Fracassi, per cui cura una rubrica di economia, finanza e tecnologia.

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