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Mio fratello che guardi il mondo

L’artista che ci manca, pur essendoci

Ivano Fossati ha pubblicato il suo ultimo album nel 2011: Decadancing. Poi, il buio. Il ritiro dalle scene, dopo un annunciato e seguitissimo tour a cavallo tra il 2011 e il 2012. Una scelta consapevole e ben ponderata, per quanto i numerosi estimatori della sua musica se ne sentano ingiustamente orfani. Una scelta che solo pochi “campioni” hanno saputo realmente fare. E non è solo la decisione di sparire dalle scene, come fecero al tempo, ad esempio, Mina e Battisti (che continuarono comunque a produrre brani musicali), ma proprio una scelta di non comporre più musica e parole, almeno per sé. Un estremismo artistico difficilmente riscontrabile nel mondo dello spettacolo, non solo in Italia, ma anche nel mondo intero. Una scelta decisamente controcorrente e unica nel mondo dello “show-business”

L’ultima apparizione di Fossati

Dal conterraneo Fabio Fazio, una domenica di 12 anni fa in tv, Fossati dichiara pubblicamente di volere abbandonare il mondo della musica, almeno di quella ufficiale.  “Ho pensato, non negli ultimi giorni ma negli ultimi due o tre anni, che questo Decadancing sarebbe stato il mio ultimo disco e non ne registrerò altri e anche il mio prossimo tour sarà l’ultimo. È una decisione serena e sono molto determinato». Poi, aggiunge: «Il motivo minore è che l’ho sempre saputo e che a sessant’anni, che ho compiuto qualche giorno fa, ho la sensazione che forse avrei potuto fare altro. Un motivo più concreto è che mi sono domandato se al prossimo album ipotetico che avrei dovuto fare fra 4, 5 anni sarei stato in grado di metterci la stessa passione e avrei avuto la stessa lucidità che ho potuto garantire fino a qui. E ogni volta che mi sono fatto questa domanda mi sono risposto: non lo so. E allora ho pensato che la mia vita musicale avrebbe potuto rappresentare me stesso all’infinito, fare dischi e concerti replicando me stesso».

Una dichiarazione lucidissima, coraggiosa e ineccepibile. Eppure, Fossati ci manca. E tanto. Chissà se i lettori di queste righe sanno che, oltre al celeberrimo e inflazionatissimo “la mia banda suona il rock” (un sempreverde brano della fine degli anni Settanta e ancora ascoltatissimo), Fossati ha composto brani meravigliosi sia dal punto di vista musicale che letterario. E che la sua opera musicale si è diffusa anche in brani cantati da prestigiosi interpreti: Mina, ovviamente (nel 2019 in effetti viene pubblicato “eccezionalmente” un album con brani di Fossati interpretati dalla celebre cantante), ma anche pilastri della musica italiana, e spesso interpreti femminili. Mia Martini, innanzitutto, con cui Fossati ha avuto un importante rapporto. Talmente importante e giustamente privato, che non ha voluto si menzionasse nel film sulla cantante andato in onda nel 2020 (a 25 anni dalla sua scomparsa). E anche qui, sorge una riflessione profonda sul mondo dell’immagine, sulla apparente necessità di conoscere ogni particolare della vita privata di un personaggio pubblico: davvero la “gente comune” ha bisogno di scavare nella vita privata di un artista per renderlo più interessante? D’altronde questa morbosità mediatica era la stessa che aveva già allontanato dalle ribalte i due citati giganti Battisti e Mina (e però privato gli stessi ammiratori della possibilità di ascoltarli dal vivo).

Un elenco di collaborazioni straordinarie

Ma oltre alla Martini, l’elenco delle collaborazioni con altri artisti, è davvero straordinario e -a nostra memoria- unico nel panorama italiano: Fiorella Mannoia, Anna Oxa, Loredana Bertè, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Alice, Tosca, e poi Morandi, Zucchero, Celentano… E non solo interpreti “vintage”, ma anche “contemporanei”: Noemi, Laura Pausini, Giorgia, Tiziano Ferro, Marco Mengoni (e sicuramente ne stiamo dimenticando qualcuno)… E se avete curiosità di sapere quali sono i brani che Fossati ha composto per questi colossi della musica italiana, vi basterà andare sulla pagina di wikipedia dedicata a Fossati per avere delle piacevoli sorprese. Per poi approfondire però anche altrove… Scoprire, ad esempio, che nell’ultimo lavoro di Fabrizio De Andrè (Anime Salve, del 1996) Fossati ha composto la maggior parte delle musiche, dopo aver avuto col Faber diverse collaborazioni precedenti.

La musica come visione del tempo

Un artista è sempre un visionario, e non solo nel senso che possa avere delle ispirazioni fuori dal comune o vedere in maniera diversa quello che già è visibile, ma anche per la capacità di guardare lontano: immaginare quello che sta per accadere, le trasformazioni del mondo, della società. Come non mettere insieme il titolo (e il contenuto) dell’ultimo album già citato “Decadancing”, con “Mio fratello che guardi il mondo” (uno dei suoi brani più gettonati nonché l’ultima esibizione canora in tv di Fossati)? “Mio fratello che guardi il mondo/ e il mondo non somiglia a te/mio fratello che guardi il cielo/ e il cielo non ti guarda…” Un brano che, tra le numerose sfaccettature, parla degli ultimi, di quelli rimasti indietro, messi da parte o volutamente ignorati da una società edonistica, egocentrica e forse più spaventata che consapevole.

D’altronde, Fossati, oltre che comporre veri e propri capolavori musicali (e davvero sarebbe impossibile citarne qualcuno senza escluderne decine) ha ricevuto onorificenze che vanno ben oltre i riconoscimenti artistici: Il premio “Arte e diritti umani” di Amnesty International, ad esempio (4 giorni prima del suo ultimo concerto al Piccolo di Milano, nel 2012), organizzazione che aveva già premiato nel 2004 il brano “Pane e coraggio”. O la recentissima laurea honoris causa conferitagli dall’Università di Genova: come spesso accade, per i media distratti è stata più attraente la notizia di questa nuova apparizione pubblica dell’artista, che il prezioso contenuto della sua lectio magistralis, dove cita Pavese e Marinetti, i Beatles e i rapper ma in una cornice il cui tema è la presunta necessità di sintesi del mondo contemporaneo a discapito del tempo e dei modi necessari all’ispirazione. Vi invitiamo a leggere a questo link il discorso tenuto lo scorso marzo al conferimento del riconoscimento e che ci danno un ulteriore spiraglio sullo spessore di questo artista.

Cultura Pop o Popolare Cult?

Quale musicista (ma artista in generale!) ha l’eccezionalità di essere nel contempo popolare e colto come Fossati? Ha vinto numerose volte il premio “di nicchia” dedicato a Luigi Tenco e altri riconoscimenti non troppo glamour (come il premio “Librex-Montale” del 2005), ma è anche stato ai vertici della classifica “pop” con diversi brani e in decine di anni di carriera: sin dalla prima apparizione a Sanremo 1972 di Jesahel (brano premiato come miglior testo alla rassegna canora, e che probabilmente fa da apripista a tutti i gruppi musicali italiani “progressive” degli anni Settanta, oltre a “sfondare” in tutta Europa) per poi produrre una serie di continui successi per quasi 40 anni. Per inciso, chissà se gli estimatori dei bravi Maneskin conoscono questo periodo d’oro del rock italiano di cinquant’anni fa… Il lettore che conosce Fossati, farà fatica a riassumere tutti i suoi successi a memoria. Quello che non lo conosce ancora e che avrà voglia di approfondirne la conoscenza, sarà piacevolmente sconvolto dalla varietà e dalla godibilità dei brani.

E poi c’è persino Il Fossati autore di canzoni per il cinema: certamente da citare il brano originale “L’amore trasparente”, che vince il David di Donatello come miglior canzone nel pluripremiato film “Caos Calmo” di Antonello Grimaldi (interpretato da Nanni Moretti e tratto dall’omonimo libro “premio Strega” di Giovanni Veronesi). Ma, questa volta a ritroso nel tempo, sarebbe sorprendente cercare i brani realizzati per il film di Carlo Mazzacurati, fino ad arrivare a sentire un giovane Fossati interprete di “Beati i ricchi” un film di Salvatore Samperi del 1972 (lo stesso anno del debutto a Sanremo).

E c’è pure l’autore di libri: la sorpresa del libro “Il giullare” del 1991 (“la storia di un piccolo e frugale artista che si muove in un tempo indefinito, in un futuro estremo e agisce nel momento in cui le società e i sistemi politici falliscono l’uno dopo l’altro”) diventa qualcosa di più concreto in “Tretrecinque”, pubblicato da Einaudi nel 2014.

Apparire o sparire?

Come al solito, nella banale necessità di dover schierare le persone come a un derby, Fossati è stato identificato come un autore “di sinistra”, soprattutto dopo che la sua “Canzone popolare” è stata usata nel 1996 come colonna sonora per il successo dell’Ulivo di Romano Prodi (“prestito” di cui Fossati si è successivamente pentito per l’abuso e la superficialità mediatica). E qui sorge l’amara riflessione sulla terribile abitudine di dover dare un colore politico anche a un artista. Forse che si potrebbe definire Michelangelo un artista di destra o Bellini di sinistra? Ecco, in questa decadente superficialità culturale, dedita all’apparenza, è comprensibile che un artista “sincero” senta l’esigenza di fare l’opposto: sparire.

Eppure a noi manca tanto Ivano Fossati: rispettando la sua scelta, ci piace immaginare un futuro ripensamento, magari in un una forma diversa e sorprendente“Arriverò ai ghiacciai un giorno, anzi una notte, senza corrente elettrica, a fari spenti arriverò, con coraggio, e poi di nuovo giù”.

Credits: Foto di Amine M’siouri da Pexels

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Pascal La Delfa

Pascal La Delfa

Autore, regista e formatore, si occupa di attività artistiche e teatrali, anche in contesti di disagio e fragilità e in progetti europei. È stato autore anche per la Rai e formatore e regista per aziende internazionali. Collaboratore esterno per alcune università italiane, è direttore artistico dell’associazione Oltre le Parole onlus di Roma. Fondatore del “premio Giulietta Masina per l’Arte e il Sociale”. Di recente uscita un suo saggio sul Teatro nel Sociale.

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