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L’invasione dell’Ucraina: prima violazione del diritto internazionale?

Il 24 febbraio 2022 è apparso sui principali giornali e, quindi, nell’opinione pubblica occidentale come il giorno di una clamorosa violazione del diritto internazionale. Addirittura, c’è stato un docente universitario che si è dichiarato scandalizzato del fatto che tale violazione sia avvenuta in Europa o alle soglie dell’Europa. Questo può essere interpretato come un suggerimento che se simili avvenimenti si verificassero in Africa, in Asia o in Oceania, potrebbero essere accettati e assimilati senza grandi reazioni. Tuttavia, resta il fatto che l’iniziativa bellica russa è stata interpretata come una brutale violazione del diritto internazionale “tout court” e, pertanto, meritava una risposta ferma da parte dell’intero mondo civile e ci si è mostrati sorpresi dell’assenza di Cina, India e dei paesi a essi legati e alleati dalla partecipazione al fronte antirusso propugnato dagli occidentali. Ed è del tutto logico e comprensibile visto che questi paesi erano stati un tempo non troppo lontano vittime dell’ imperialismo occidentale. In effetti, l’Occidente si è scoperto isolato in questa iniziativa, a differenza di quanto ci si sarebbe potuti aspettare.

Come possiamo valutare la spaccatura che si è creata tra Occidente, da una parte, e il resto del mondo, rimasto neutrale, se non addirittura solidale con la Russia? Questa situazione evidenzia che non si tratta della prima violazione del diritto internazionale, ma della quarta. Prima di essa, ce ne sono state almeno altre tre.

Il caso NATO – SERBIA

Negli anni Novanta, la Jugoslavia ha subito un processo di dissoluzione che ha portato, in modo abbastanza indolore, alla secessione della Slovenia prima, della Croazia poi (anche se in questo caso ci sono stati scontri abbastanza sanguinosi), ma poi vi è stata anche la secessione della Bosnia che aveva in corpo forti minoranze serbe e infine del Kosovo dalla Serbia, considerato la culla storica del popolo serbo. Tuttavia, il diritto internazionale VIETAVA tassativamente un intervento negli affari interni di uno stato sovrano e questo era appunto il caso: la Jugoslavia era uno stato sovrano e la sua dissoluzione non autorizzava un intervento militare, nemmeno a fini “umanitari”. Tutt’al più, sarebbe stata opportuna l’offerta di mediazioni o supervisioni internazionali, ma sempre con il consenso dello stato interessato. Invece la NATO, guidata dagli Stati Uniti, ha proceduto inviando ultimatum seguiti da un intervento militare e bombardamenti sulla capitale serba, nonostante il rifiuto dell’ultimatum. Questa è stata la prima violazione del diritto internazionale.

Il caso USA – AFGHANISTAN

Nel 2001, dopo il crollo delle Twin Towers, gli Stati Uniti hanno richiesto al governo talebano dell’Afghanistan la consegna di Osama Bin Laden, che si presumeva si trovasse nel territorio afgano. Il governo talebano aveva, legittimamente, chiesto le prove del coinvolgimento di Bin Laden nell’attentato terroristico prima di essere tenuto ad accettare la sua consegna, come esattamente prescrive il diritto internazionale. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno rifiutato arrogantemente di fornire le prove richieste e hanno minacciato l’occupazione del territorio afgano e il rovesciamento del governo al potere in caso di rifiuto. Dopo il legittimo rifiuto del governo afgano, gli Stati Uniti hanno attaccato l’Afghanistan e occupato il territorio per ben vent’anni, rendendosi colpevoli di un’altra violazione del diritto internazionale. Questo non prevede il “diritto di invasione” di uno stato sovrano per il suo rifiuto di consegnare un individuo, che si trova nel suo territorio, solamente “sospettato” di aver organizzato un atto criminale o terroristico nel territorio di un altro stato. Eppure, gli Stati Uniti procedettero in tal senso, pur essendo pienamente consapevoli della natura illegale (secondo il diritto internazionale) della loro iniziativa militare.

Il caso USA – IRAQ

Appena due anni dopo, nel 2003, gli Stati Uniti hanno accusato l’Iraq di avere contatti con l’organizzazione terroristica Al Qaeda e di essere in possesso di armi di distruzione di massa. Il governo iracheno si è dimostrato disponibile ad aprire i suoi siti infrastrutturali alle ispezioni dell’ONU anche senza preavviso, pur non essendo tenuti a farlo, sempre secondo il diritto internazionale. Gli ispettori dell’ONU, dopo varie ispezioni, hanno riferito di non aver trovato “prove concrete” riguardo alle armi di distruzione di massa che costituissero una minaccia per gli stati vicini. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno continuato a insistere che l’Iraq rappresentava una minaccia per la pace nel Medio Oriente. All’Assemblea ONU il Capo di stato Maggiore USA, Colin Powell esibì una presunta prova dell’esistenza di depositi di antrace in Iraq ma l’ONU, non convinta, non diede l’autorizzazione all’intervento militare americano. Nonostante ciò e nonostante il veto francese nel Consiglio di Sicurezza ONU, gli Stati Uniti diedero il via all’invasione dell’Iraq, violando così per la terza volta il diritto internazionale. 

Il caso RUSSIA – UCRAINA

Dopo questi precedenti, la Russia di Putin chiese all’Ucraina affinché questa non entrasse a far parte della NATO, poiché questa eventualità avrebbe potuto costituire una minaccia. Inizialmente, l’Ucraina aveva concesso tale garanzia sottoscrivendo gli accordi di Minsk. Tuttavia, il giorno successivo, ha revocato l’accordo su pressione americana. Ciò ha segnato l’invasione russa, avvenuta due settimane dopo. Ora, tutto l’Occidente ha manifestato la sua indignazione nei confronti della “violazione del territorio di uno stato sovrano” e del diritto internazionale, come se si fosse trattato della prima violazione mai compiuta. Questa ipocrisia è all’origine della neutralità e della mancata adesione dei paesi non occidentali ai pacchetti di sanzioni che sono state imposte alla Russia. Ormai, questi paesi hanno chiaro che gli Stati Uniti e i loro alleati (che forse sarebbe più opportuno chiamare “vassalli”) manipolano il diritto internazionale a proprio vantaggio, in funzione dei loro interessi politici e geostrategici. Pertanto, questi paesi hanno scelto di non aderire alle sanzioni proposte dall’Occidente, poiché ritengono che il diritto internazionale sia stato discreditato.

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Massimo Magnatti

Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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