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Le possibili conseguenze del golpe in Niger

Il colpo di stato in Niger ha messo definitivamente in crisi la presenza europea (in particolare francese) in Africa Occidentale. L’episodio in Niger è però solo l’ennesima presa del potere da parte di fazioni militari degli ultimi anni nella zona del Sahel. Dal 2020 a oggi sono infatti stati interessati da golpe militari: il Mali, la Guinea, il Burkina Faso, il Sudan e infine proprio il Niger. L’area del Sahel si conferma come una delle zone geografiche più instabili a livello mondiale.

La reazione più decisa di Europa e paesi confinanti

Già nel caso dei golpe avvenuti negli stati limitrofi si erano levate le proteste sia dei paesi Ecowas (Comunità Economica dell’Africa Occidentale) che degli stati europei, in particolare la Francia, i quali temevano che la zona saheliana cadesse in uno stato di ancora peggiore caos e che questo portasse poi a un incremento di flussi migratori verso il vecchio continente. La Francia, che ricordiamo è l’ex paese colonizzatore che controllava la maggior parte di quest’area, è quella che da questi golpe ha perso di più.

Le giunte militari di Mali e Burkina Faso hanno, in seguito al loro insediamento, spinto le forze militari francesi presenti nei rispettivi paesi a ritirarsi. Nonostante le proteste dell’Eliseo e dell’Ecowas questo è avvenuto in maniera pacifica in circa un mese. Nel caso del Niger i paesi europei e gli stati della parte occidentale del continente come Nigeria, Ghana e Senegal hanno reagito in maniera molto più forte paventando persino un intervento armato nel paese per ripristinare il governo destituito.  

Le cause di questo diverso atteggiamento sono molteplici. Prima di tutto la posizione geografica del Niger, nettamente più centrale rispetto a Mali e Burkina Faso. Infatti, proprio a causa della sua posizione nel paese, quella francese non è l’unica base militare straniera. Sono presenti anche una base degli Stati Uniti, dalla quale decollano i droni che compiono attacchi mirati contro cellule terroristiche in tutto il continente, e una base italiana con 350 soldati (che in questi giorni stanno venendo progressivamente evacuati). La presenza italiana nel paese è parte dell’impegno che vede l’Unione Europea schierare un contingente interforze per contrastare la diffusione del terrorismo islamico nell’area Saheliana.

Le motivazioni che potrebbero portare all’intervento armato

Per l’Italia, che a febbraio 2023 ha anche preso il comando della missione militare interforze, il Niger riveste una importanza vitale per gli interessi nazionali. Una caduta nel caos del Niger ci priverebbe dell’ultima barriera che impedisce a centinaia di migliaia di migranti provenienti dagli stati Sub sahariani di raggiungere il Mediterraneo. Quest’anno il nostro paese è nuovamente sotto una pressione migratoria molto importante, causata dai problemi economico-politici venutisi a creare in Tunisia. Se ai flussi provenienti dal Nord Africa si dovessero aggiungere quelli provenienti dal Sahel il nostro già precario sistema di salvataggio e accoglienza dei migranti collasserebbe completamente.

In qualunque caso un nostro intervento militare nel paese Nigerino al seguito dei paesi dell’Ecowas e di Francia e Stati Uniti macchierebbe in maniera indelebile la nostra reputazione a livello continentale. Anche solo la minaccia di un intervento armato ha inoltre spinto la nuova giunta militare a entrare in contatto in tutta fretta con il Gruppo Wagner e si sta dunque palesando lo scenario in cui, almeno parzialmente, la Russia riesca ad espandere la sua zona di influenza anche in questo paese.

L’altra soluzione sarebbe di iniziare progressivamente a riconoscere il nuovo governo golpista come legittimo e con il tempo riaprire i canali diplomatici.

Vedremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi come agiranno i paesi europei e africani, sperando che il Niger non precipiti nel caos come la Libia o il Mali, perché questo porterebbe a conseguenze gravissime non solo per l’Italia ma potenzialmente per l’intera Europa.    

Immagine presa da https://www.worldatlas.com/flags/niger  

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Daniele Atzori

Daniele Atzori

Studente di storia contemporanea all’Università di Bologna. Appassionato di storia dell’Africa, sta conseguendo un doppio master in African Studies, in Svezia, alla Dalarna University.

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