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L’Alba dei Morti Viventi in Ucraina

La “democratica” Ucraina, con la scusa della guerra in corso, ha deciso di uscire dallo Stato di Diritto. Proprio così: in un recente decreto, i diritti umani sono stati SOSPESI in Ucraina. L’Unione Europea che per bocca della sua Corte dei Diritti aveva già stabilito che i diritti umani  “non possono essere sospesi” e per nessun motivo, a quanto pare non ha avuto nulla da ridire ed eccepire. Per sostenere lo sforzo bellico ucraino tutto vale, anche chiudere gli occhi di fronte a questo abnorme “vulnus” giuridico. Ancora più grottesco è stato il fatto che il Ministero della Difesa ucraino ha abolito il concetto stesso di DISABILITA’: non sono più previste – dal 4 maggio – le esenzioni militari per:  – epatite  – tubercolosi  – infezioni da HIV (Aids)  – malattie e tare mentali – tumore della pelle  – leucemia  –  tumore ai polmoni.

Tutti al fronte, quindi, a morire per la Patria, per l’Occidente, per Zelensky e per Biden.

Un privilegio che tutti devono condividere, anche i disabili, gli infermi, i mutilati e persino i soggetti down.

Questo appena a dieci anni da Euromaidan, salutata come l’alba di un mondo nuovo per l’Ucraina: l’aggancio all’Europa e un futuro di democrazia, oltre alla prosperità economica e investimenti a pioggia provenienti dall’Occidente capaci di garantire ricchezza e benessere ai cittadini ucraini. Ora gli stessi cittadini devono preoccuparsi del loro stesso futuro individuale, vivendo nel concreto pericolo di perdere anche la vita in una guerra senza prospettive e senza speranze di vittoria, anzi con la certezza di morire al fronte prima o poi, anzi, più prima che poi, considerato che le difese ucraine stanno cedendo e l’intero fronte rischia di collassare.

E’ vero che gli ucraini in prima linea stanno resistendo con la forza della disperazione, ma le armi occidentali non cambieranno comunque le sorti del conflitto, visto che la loro inferiorità numerica e nella potenza di fuoco è oramai irrimediabile e non saranno certo i missili forniti dagli USA a ribaltare le sorti del conflitto.

Anche gli ucraini fuggiti in altri paesi europei non possono sentirsi al sicuro: Polonia e Lituania si sono già impegnate a rimpatriare i profughi in età di leva e ora stanno proponendo all’Unione Europea di attuare misure volte a trasferire i cittadini in età militare che sfuggono alla coscrizione in Ucraina. Sono già in corso a questo riguardo negoziati tra Kiev e Bruxelles.

Il primo ministro della Lituania ha affermato che “prima di rinnovare il permesso di soggiorno ci si deve assicurare che l’uomo non sia un renitente”. In un futuro assai vicino è probabile che nel pacchetto di aiuti militari forniti all’Ucraina siano compresi anche lotti di renitenti alla leva. La guerra fino all’ultimo ucraino comprende anche quelli fuggiti all’estero. La rivolta di piazza Euromaidan sembrava segnare l’alba di una nuova era di libertà; ha segnato invece l’alba dei morti viventi.

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Massimo Magnatti

Laureato in Economia Aziendale all' Università Bocconi di Milano ed in Giurisprudenza all' Università degli studi di Parma, Master HKE in Gestione delle Risorse Umane e Master in Financial Planning. Cultore di Storia e di Economia, scrittore di saggi e partecipante a blog di discussione in merito a problematiche di politica economica ed internazionale.

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