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Intelligenza artificiale: nuovi scenari, vecchio sfruttamento

La rivista Time ha pubblicato recentemente un servizio sul rapporto tra etica e intelligenza artificiale, che apre ulteriori ambiti di riflessione. Sembra che il monumento che le Big Tech hanno eretto a se stesse in nome del progresso nell’era digitale abbia bisogno dell’apporto di quegli stessi “schiavi umani” su cui prosperavano le precedenti grandi produzioni industriali.

In particolare, l’inchiesta della rivista statunitense ha rilevato che, per far funzionare ChatGPT, una macchina all’avanguardia che scrive come un essere umano, ci fosse bisogno di “ripulirla” dal linguaggio triviale, razzista o sessista che aveva assorbito attraverso le centinaia di miliardi di parole prese dal web. La “pulizia” poteva essere fatta grazie all’identificazione e quindi all’esclusione di frasi violente, di incitamento all’odio o ad abusi sessuali. Il problema viene risolto attraverso il lavoro di “etichettatori umani” dipendenti di una società fornitrice di servizi, con sedi in tutto il mondo. Tale società, Sama AI, viene incaricata da Open AI, proprietaria di ChatGPT, di etichettare i contenuti “nocivi” su internet. In pratica, tutto il male del web viene scaraventato addosso agli “addetti alla pulizia del programma”: abusi su minori, omicidi, suicidi, torture, mutilazioni, incesti ecc. 

Fin qui si può osservare che, per quanto poco piacevole, il lavoro in questione va svolto in nome del progresso tecnologico. Tuttavia, il problema è che, al contrario delle dichiarazioni “etiche” dell’azienda coinvolta, che afferma di aver fatto uscire dalla povertà più di 50 mila persone in Kenya, Uganda e India, risulta che i contratti prevedessero turni di nove ore al giorno a fronte di una retribuzione mensile di circa 170 dollari. In Kenya non c’è un salario minimo garantito e un dipendente coinvolto nel progetto incassa 1,34 dollari all’ora, che aumentano a 1,44 quando raggiunge gli obiettivi indicati; i responsabili del controllo del flusso di dati guadagnerebbero 2 dollari all’ora.

La Partnership On AI, un insieme di società a cui appartiene anche Open AI, rivela le precarie condizioni di lavoro degli addetti alla “pulizia”, che vengono investiti da contenuti dannosi per la salute mentale e l’equilibrio psichico. 

A febbraio 2022 Sama inizia una collaborazione con Open AI atta a raccogliere immagini di sesso e violenza, che comprendono anche categorie illegali, da isolare nell’ambito dei dati da fornire a ChatGPT. Il contratto viene chiuso in breve tempo da Sama, con spostamento dei lavoratori su altri compiti meno remunerativi e licenziamento degli esuberi.  Il 10 gennaio scorso, Sama ha annunciato che avrebbe cancellato il resto della ricerca sui contenuti “sensibili”, aggiungendo che questo avrebbe portato a circa 200 licenziamenti nella sola sede di Nairobi. Insomma, molti lavoratori, oltre ad essere stati sottopagati e aver subito continui micro-traumi da immagini shock, si sono ritrovati anche senza lavoro e a rimpiangere la situazione precedente. Inoltre, l’azienda ha fatto notare che il problema di isolare i contenuti “negativi” rimane, essendo l’intelligenza artificiale immune dai problemi umani di disagio psichico e di etica della comunicazione.

Un portavoce di Open AI, confermando l’esistenza della collaborazione con Sama, ha dichiarato: «La nostra missione è garantire che l’intelligenza artificiale avvantaggi tutta l’umanità e lavoriamo duramente per costruire sistemi di intelligenza artificiale sicuri e utili, che limitino pregiudizi e contenuti dannosi. Classificare e filtrare i contenuti dannosi è un passo necessario per ridurre al minimo la quantità di contenuti violenti e sessuali inclusi nei dati di formazione e creare strumenti in grado di rilevare tali contenuti».

Insomma, il confronto tra etica della società umana e sviluppo tecnologico nei processi di comunicazione rimane pericolosamente aperto. L’etica è la “scienza dei dubbi” e quindi è lecito chiedersi quanto siamo disposti a modificare la comprensione umana e il nostro rispetto per gli altri in nome della presunta evoluzione dell'”uomo tecnologico”, che progredisce camminando sulla schiena dei più derelitti del pianeta.

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Marco Laccone

Musicista cantautore, autore, docente ed editore. Ho pubblicato album musicali, opere di teatro musicale e per balletto, un libro+cd ispirato alla Buona Novella di De André e un saggio sulla comunicazione musicale per l'Ass. Naz. Sociologi. Conduco programmi musicali su radio/tv web. Ho seguito studi in Letteratura Arte Musica e Spettacolo, Jazz, Giurisprudenza, masterclass in Musicoterapia Psicodinamica. Suono e insegno chitarra.

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