La respirazione è il ponte tra corpo, mente ed energia vitale nello Yoga. In questo articolo scopriamo come funziona il sistema respiratorio e perché il respiro consapevole è fondamentale nella pratica.
Una corretta esecuzione di ogni asana presuppone una respirazione corretta. Senza approfondire le tecniche della respirazione Pranayama, è comunque utile fornire alcune informazioni sulla fisiologia del respiro.
Uno degli otto passi dello Yoga di Patanjali è proprio il Pranayama, ovvero il controllo volontario e consapevole dei ritmi respiratori e dell’energia, nel rispetto delle leggi naturali.
Le funzioni fondamentali della respirazione
La respirazione è una funzione essenziale per il corpo umano e ha due compiti fondamentali:
- fornire a ogni cellula l’ossigeno indispensabile alla vita,
- liberare l’organismo dall’anidride carbonica che si forma continuamente nei tessuti.
Da queste funzioni dipendono tutte le altre e, di conseguenza, anche la salute fisica e mentale.
Mentre si può sopravvivere a lungo senza cibo o acqua, non si può vivere più di pochi minuti senza respirare. Come una fiamma si spegne quando l’ossigeno viene a mancare, così accadrebbe al nostro corpo se interrompessimo la respirazione.
Il respiro tra automaticità e volontà
Un altro elemento fondamentale è che la respirazione è soggetta sia all’automatismo sia alla volontà cosciente. Respiriamo spontaneamente, da svegli e durante il sonno, adattando inconsciamente ritmo, profondità e velocità del respiro alle situazioni.
Ma possiamo anche modificare intenzionalmente il respiro, agendo su ritmo, ampiezza e durata: è proprio ciò che insegna il Pranayama.
Anatomia del sistema respiratorio
Il sistema respiratorio è costituito dalle vie respiratorie e dai polmoni:
- le vie respiratorie (naso e bocca, faringe, laringe, trachea, bronchi, bronchioli) permettono il passaggio dell’aria e ne modificano le caratteristiche fisico-chimiche: umidità, temperatura e purezza;
- i polmoni, e in particolare gli alveoli, sono il luogo in cui avvengono gli scambi gassosi tra corpo e ambiente.
La struttura muscolo-scheletrica toracica e addominale funziona come una pompa che consente all’aria di raggiungere le profondità polmonari. Grazie a circa 300 milioni di alveoli, i polmoni offrono una superficie di scambio di circa 100 metri quadrati, mantenuta in condizioni ideali per gli scambi gassosi.
Le fasi del processo respiratorio
Nel processo respiratorio si distinguono diversi momenti, controllati dal sistema nervoso autonomo e ripetuti ciclicamente:
- Ventilazione: l’aria entra nei polmoni grazie all’azione dei muscoli toracici e del diaframma;
- Diffusione alveolare: l’ossigeno passa dagli alveoli al sangue e si lega all’emoglobina;
- Trasporto dell’ossigeno: il sangue lo distribuisce a tutto l’organismo;
- Diffusione cellulare: l’ossigeno passa dal sangue alle cellule;
- Utilizzo dell’ossigeno: le cellule producono energia e anidride carbonica;
- Diffusione della CO₂: la CO₂ passa dalle cellule al sangue;
- Trasporto della CO₂ ai polmoni;
- Diffusione alveolare della CO₂: la CO₂ passa dal sangue all’aria alveolare;
- Espulsione dell’aria: i polmoni, per elasticità, si ricompattano ed espellono l’aria.
Poi il ciclo respiratorio ricomincia.
La ventilazione
Ogni minuto, senza pensarci, compiamo 10–15 atti respiratori. In un giorno, mediamente, fanno passare nei nostri polmoni circa 13.500 litri d’aria.
Questo valore varia in base a età, sesso, attività fisica e condizioni fisiche:
- nel neonato: 60–70 atti/minuto;
- nell’adulto: circa 16 atti/minuto;
- aumenta sotto sforzo e nelle persone con muscolatura sviluppata.
Anche il volume dell’aria varia:
- un respiro normale muove circa 500 cm³;
- con inspirazione forzata si possono aggiungere 2000–3000 cm³;
- con espirazione forzata si possono espellere 1000 cm³ in più.
La somma di questi volumi costituisce la capacità vitale, pari mediamente a 4000–4500 cm³.
Il ritmo respiratorio è regolato da specifici centri nel bulbo encefalico, che adattano il respiro alle esigenze dell’organismo per mantenere costante l’apporto di ossigeno e il livello di anidride carbonica nel sangue.
Quando il respiro cambia
Le alterazioni del ritmo e della frequenza respiratoria sono segnali di allarme da non sottovalutare, perché possono indicare un danno anatomico o funzionale dei centri respiratori.
Tuttavia, possiamo modificare volontariamente il respiro, iperventilando, rallentando o trattenendo l’aria (apnea). Per un certo tempo, il controllo volontario può prevalere su quello automatico.
Ma non possiamo farlo indefinitamente: quando la concentrazione di CO₂ nel sangue supera una soglia critica, il meccanismo automatico del respiro si riattiva, imponendoci di respirare.
Credits: Foto generata con l’IA




