LA CASA DEL SOCIAL JOURNALISM

Il Nemico è la Paura

Ogni giorno, ormai almeno dagli anni ‘90, radio, televisione, giornali, web e social media ci bombardano di notizie allarmanti. Che si parli di andamento dell’economia, della situazione ambientale, delle previsioni del tempo, dei disastri naturali o di quelli causati dall’uomo, di politica, del propagarsi di pandemie, di (mancata) assistenza sanitaria, di conflitti e guerre, i titoli e i contenuti sono tutti quantomeno inquietanti. E che nessuno pensi di salvarsi andando a vivere in un altro paese. I disastri presenti o pronosticati non si limitano a livello nazionale ma mondiale. La dose che ci viene ammansita, poi, come per un tossicodipendente, è sempre crescente. Ai soliti temi, recentemente si sono aggiunti il pericolo di un bombardamento atomico e l’invasione degli extraterrestri.   

In questo contesto, come in molti altri casi, non ci consola il detto “mal comune, mezzo gaudio”, ma ora è addirittura sostituito da “mal comune, moltiplica l’affanno”. Non solo siamo sempre più preoccupati per la situazione che stiamo vivendo oggi, ma le prospettive per il futuro indicano un peggioramento continuo. Anzi, a peggiorare le cose, la preoccupazione ora è passata da un contesto esterno a noi (ad es. “per il sistema economico”) alla nostra sfera personale (“per le nostre tasche”). Senza dimenticare che, come ben disse Ralph Waldo Emerson, la paura rende gli uomini propensi ad aspettarsi il peggio. Bernard Shaw, a sua volta, ci ha giustamente ricordato che c’è sempre pericolo per chi ne ha paura.

Giusto per limitarci all’economia, l’inflazione, l’aumento delle materie prime, la concorrenza dei Paesi una volta poveri, sembrano erodere il valore delle monete praticamente in tutte le nazioni. Nel nostro Paese, il potere d’acquisto dell’euro è diminuito rapidamente sin dal suo apparire, mentre i redditi di molti individui sono magari aumentati numericamente ma sono crollati come potere d’acquisto. Scellerate scelte politiche, tra le quali la cosiddetta gestione della pandemia, stanno solo peggiorando le cose.

Le conseguenze di questa malattia economica riguardano quasi tutti: per una giovane coppia il sogno di possedere la propria casa diventa sempre più difficilmente realizzabile; per i genitori è sempre più arduo soddisfare le esigenze dei figli e fornire loro un’adeguata istruzione; per molte coppie le speranze di una serena vecchiaia vengono frustrate dato che i risparmi vengono spesso usati per pagare le attuali esigenze quotidiane della vita.

Come per le malattie maligne che attaccano il corpo umano, le cause di questo tipo di tumore economico sono complesse. Senza dubbio, il disavanzo di spesa da parte dei governi e dei singoli (entrambi spendono più di quanto guadagnano) è parte della colpa. La continua diminuzione della percentuale di lavoratori sulla popolazione complessiva e il grande numero di persone nella nostra società che consumano senza produrre (molte pur avendo un “posto” di lavoro) portano non poche responsabilità su questo declino economico. E che dire della gravissima denatalità!

Questi fattori che contribuiscono al problema devono essere trattati allo stesso modo delle cause di qualsiasi malattia: devono essere isolati e eliminati per quanto possibile.

C’è, tuttavia, un altro fattore che è più pregiudizievole per il nostro sistema economico e persino più dannoso dell’inflazione stessa. Tale fattore è la paura: il timore che il futuro non modificherà i mali attuali, il timore che la struttura economica crollerà complessivamente, il timore che i valori tradizionali che hanno fatto di molti Paesi un forte e dinamico sistema economico non sono più rilevanti ed efficaci. Proprio la paura è la più grande minaccia per la nostra sopravvivenza economica. Ma non solo per quella.

L’antidoto al timore è la fede – non una fede illusoria che ritiene che tutto si risolva senza lavoro o sacrificio – ma quella solida fiducia che è stata personificata da decine di migliaia di uomini (e donne) d’affari, da persone che hanno dimostrato che i principi della libera impresa sono sani e che hanno posto i loro talenti e le loro risorse sul libero mercato.

È questa fede nel duro lavoro svolto, nel dare una giusta giornata di lavoro in cambio di una giusta retribuzione, nel portare in ufficio non solo il nostro corpo ma anche la nostra mente e il nostro cuore, che fornirà il rimedio per i nostri attuali mali economici.


Credits: Foto di ambermb da Pixabay

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Sergio Zicari

Sergio Zicari

Autore di numerosi libri sulla comunicazione e il marketing delle aziende, del terzo settore e delle libere professioni. Per molti anni è stato manager, formatore, consulente per imprese profit e non profit. È Responsabile della Comunicazione del Gruppo Comunità Etica e Caporedattore di CambiaMenti.

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